Al via l’International Film Festival di Beirut

Luca Guadagnino, presidente giuria del BIFF 2011L’aggettivo “italiano” da decenni apre molte porte a Beirut, tradizionale capitale mediorentale delle arti e della produzione intellettuale, ma da ieri 5 ottobre 2011, giorno dell’inaugurazione dell’11/ma edizione dell’International Film Festival (Biff), l’immagine del Bel Paese si è arricchita di un nuovo fregio grazie alla presenza nel cartellone di cinque pellicole e di una giuria presieduta dal regista italiano Antonio Guadagnino. (Qui il programma)

Con il suo “Io sono amore”, Guadagnino aveva l’anno scorso strappato applausi a scena aperta allo stesso film festival. “E’ un regista geniale, che continuerà a stupirci”, ha detto Colette Nawfal, presidente del Biff.

Oltre a presiedere la giuria composta anche dalla critica italiana Cristina Piccino, Guadagnino presenterà il suo ultimo film, Inconscio italiano, che sarà proiettato fuori concorso.

In competizione, nella sezione International Panorama, concorrono Terraferma di Emanuele Crialese, Solo andata – Il viaggio di un Tuareg di Fabio Ceramaschi, Habemus Papam di Nanni Moretti e Manuale d’amore di Giovanni Veronesi.

E’ affidato invece a The Tree of Life dell’americano Terrence Malick e vincitore della Palma d’Oro a Cannes, il compito di inaugurare il festival che si aprirà domani sera al teatro Caracalla di Beirut.

“Gli inviti sono stati distribuiti venerdì scorso e nel giro di poche ore abbiamo dovuto dichiarare la sala piena. Lo stesso è accaduto per la serata di chiusura”, ha detto Bassem al Hajj, portavoce del Biff.

“Il cinema è come il buon vino”, ha affermato la Nawfal. “Ci sono delle annate particolarmente pregiate e il 2010 è una di queste”. La scaletta del festival offre una sezione dedicata ai film occidentali pressoché sconosciuti al pubblico locale, un’altra alle storie cinematografiche girate da registi arabi, una terza e una quarta rispettivamente sui documentari e sui corti sul Medio Oriente.

Nella sezione Panorama International spiccano i lavori di Pedro Almodovar (La pelle che abito), Wim Wenders (Pina), Lars Von Trier, Gus Van Sant (Restless), John Turturro (Passione) e Takeshi Kitano (Outrage).

Molto ampio, come di consueto, il ventaglio di lungometraggi, documentari e corti di registi mediorientali ai quali sono dedicate tre rispettive diverse sottosezioni.

Il Libano è il più rappresentato con 14 diversi registi, seguito dall’Iran (6 film di autori emergenti), Egitto, Giordania, Marocco, Bahrain, Iraq e Tunisia. Da Tunisi un cortometraggio dedicato alla rivolta che tra dicembre e gennaio scorsi ha deposto il presidente Ben Ali.

“Abbiamo provato invano a ricevere le pellicole del regista siriano Omar Amiralay”, aveva detto la Nawfal nel giorno della presentazione del festival, in riferimento al noto regista siriano critico del regime di Damasco e spentosi lo scorso febbraio.

Novità assoluta di quest’anno è la presenza in cartellona di una sezione dedicata ai film che hanno come tema di base la cucina, è un’altra serie di pellicole a scopi educativi per bambini e ragazzi.