<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd"
xmlns:rawvoice="http://www.rawvoice.com/rawvoiceRssModule/"
>

<channel>
	<title>SiriaLibano</title>
	<atom:link href="http://www.sirialibano.com/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.sirialibano.com</link>
	<description>&#34;... chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo...&#34;</description>
	<lastBuildDate>Thu, 23 May 2013 18:53:41 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.5.1</generator>
<!-- podcast_generator="Blubrry PowerPress/4.0.8" -->
	<itunes:summary>&quot;... chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo...&quot;</itunes:summary>
	<itunes:author>SiriaLibano</itunes:author>
	<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
	<itunes:image href="http://www.sirialibano.com/wp-content/plugins/powerpress/itunes_default.jpg" />
	<itunes:subtitle>&quot;... chi parte per Beirut e ha in tasca un miliardo...&quot;</itunes:subtitle>
	<image>
		<title>SiriaLibano</title>
		<url>http://www.sirialibano.com/wp-content/plugins/powerpress/rss_default.jpg</url>
		<link>http://www.sirialibano.com</link>
	</image>
		<item>
		<title>Palestinesi bombardati. E di nuovo esiliati.</title>
		<link>http://www.sirialibano.com/siria-2/palestinesi-bombardati-e-di-nuovo-esiliati.html</link>
		<comments>http://www.sirialibano.com/siria-2/palestinesi-bombardati-e-di-nuovo-esiliati.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 14 May 2013 08:24:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[GALLERIE]]></category>
		<category><![CDATA[Patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[Rivolta 15 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[SIRIA]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[Damasco]]></category>
		<category><![CDATA[MiG]]></category>
		<category><![CDATA[Palestinesi]]></category>
		<category><![CDATA[Yarmuk]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sirialibano.com/?p=15558</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Se il MiG non si fosse presentato, sarebbe stato un altro giorno normale&#8220;. Così comincia il racconto di un abitante del campo palestinese di Yarmuk, a Damasco, bombardato dall&#8217;aviazione fedele...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Se il MiG non si fosse presentato, sarebbe stato un altro giorno normale</em>&#8220;. Così comincia il racconto di un abitante del campo palestinese di Yarmuk, a Damasco, bombardato dall&#8217;aviazione fedele al presidente Bashar al Asad a partire dal 16 dicembre 2012. Quel giorno cominciò un altro esodo per i palestinesi abitanti del campo. Pubblichiamo qui sotto il breve documentario su quei giorni.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/omgJovb65HU" height="360" width="640" allowfullscreen="" frameborder="0"></iframe></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sirialibano.com/siria-2/palestinesi-bombardati-e-di-nuovo-esiliati.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Siria, I sei giorni che non hanno sconvolto nessuno</title>
		<link>http://www.sirialibano.com/siria-2/siria-i-sei-giorni-che-non-hanno-sconvolto-nessuno.html</link>
		<comments>http://www.sirialibano.com/siria-2/siria-i-sei-giorni-che-non-hanno-sconvolto-nessuno.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 12 May 2013 17:40:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Confessionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura & Censura]]></category>
		<category><![CDATA[Media & Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Rivolta 15 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[SIRIA]]></category>
		<category><![CDATA[Aleppo]]></category>
		<category><![CDATA[Baniyas]]></category>
		<category><![CDATA[Bayda]]></category>
		<category><![CDATA[Dayr ez Zor]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[massacro]]></category>
		<category><![CDATA[Qasiyun]]></category>
		<category><![CDATA[Qusayr]]></category>
		<category><![CDATA[Yarmuk]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sirialibano.com/?p=15514</guid>
		<description><![CDATA[(di Eva Ziedan). Sei giorni strani, non perché siano stati più cruenti di altri giorni, molte cose, anche più gravi, sono accadute durante i due anni di rivolta in Siria....]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-15536" title="Imranovi Faour - massacri" alt="" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/946837_327373410723973_1261526272_n.jpg" width="387" height="337" />(di Eva Ziedan). Sei giorni strani, non perché siano stati più cruenti di altri giorni, molte cose, anche più gravi, sono accadute durante i due anni di rivolta in Siria. Ma forse l’ordine di questi recenti avvenimenti dà una diversa sensazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi sei giorni cominciano con i fatti di Sanamein, una cittadina sunnita nella zona di Daraa, nel sud del Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Da Sanamein provengono molte canzoni popolari note in tutta la Siria. È un villaggio semplice, un villaggio di contadini che cantano queste canzoni tradizionali come: “Dalla città di Jasem alla città di Sanamein, non piango più per il mio amore dagli occhi neri”.</p>
<p style="text-align: justify;">L’11 aprirle più di 60 persone sono state uccise, tanti di loro sono stati massacrati a coltellate, le case sono state bruciate e 200 persone sono state arrestate. Il motivo? Dei soldati e un generale originari di Sanamein, hanno lasciato l’esercito di Asad e si sono rifiutati di uccidere le loro famiglie. E per questo gli occhi neri degli abitanti di Sanamein hanno pagato.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla zona meridionale dell’Hawran, il secondo di questi sei giorni ci porta al centro della Siria, nella città di Salamiyyeh.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa città non c’è stato alcun massacro, perché si tratta di una città a minoranza sciita (sono ismailiti) e se il regime compisse qui un massacro verrebbe meno il teorema degli Asad difensori delle minoranze religiose. Per questo motivo a Salamiyyeh il regime si limita ad arrestare e spaventare la gente. Il 21 aprile fuori dalla città è avvenuto uno scontro tra l’esercito di Asad e l’Esercito libero (Esl) in cui sono morti quattro soldati dell’esercito regolare e uno dell’Esl.</p>
<p style="text-align: justify;">I servizi di sicurezza del regime presenti nella città, come monito per la popolazione, hanno tagliato la testa al soldato dell’Esl e l’hanno messa in bella mostra di fronte all’ospedale della città. Questo ospedale si trova al centro di Salamiyyeh, davanti a tre scuole: tutti, bambini e adulti che sono passati di lì, hanno visto la testa mozzata esposta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno successivo, il 22 aprile, la gente del quartiere di Jdaidet al Fadel a Damasco stava scavando le fosse per seppellire le 479 persone uccise nei cinque giorni precedenti. Su Facebook la gente ha chiesto scusa per non avere messo online quanto accedeva giorno per giorno, ma non c’era la connessione Internet. Ha chiesto scusa anche per non aver prestato soccorso ad alcuni feriti, ma i cecchini del regime sparavano a chi usciva di casa e quindi molti sono morti in strada urlando e chiedendo aiuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 24 aprile è crollato il minareto della <a href="http://www.sirialibano.com/siria-2/siria-distrutto-il-minareto-della-grande-moschea-di-aleppo.html" target="_blank">Grande Moschea omayyade di Aleppo</a>. I combattenti si sono accusati a vicenda. Da più di mille anni questo minareto svettava sulla città e ne era uno dei simboli. Sono passati i crociati, i mongoli, gli ottomani e i francesi e il minareto non era mai stato danneggiato. In questi sei giorni anche Aleppo ha pagato il suo tributo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 2 maggio anche la città di Deir ez Zor ha risposto all’appello, sacrificando la cosa più bella che aveva: il ponte della città costruito dai francesi è crollato e ora dorme sul letto dell’Eufrate, dopo essere stato bombardato dall’esercito regolare.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mostro assetato di sangue si agitava, mancava ancora la costa. Immediatamente, nello stesso giorno, il 2 maggio, la città di Baniyas e i villaggi di Bayda e Ras al Nabaa nella provincia di Tortosa sono stati teatro di un terribile massacro: più di 100 persone sono state uccise, ma stavolta in modo diverso. Non ho avuto il coraggio di guardare i video, ma so che alcune persone – tra cui donne e bambini – sono state bruciate, altre violentate e poi uccise, gli altri sono stati ammazzati a coltellate. Tutti gli uccisi sono sunniti. In questi villaggi che si trovano in una zona del Paese a maggioranza alawita, la popolazione sunnita sostiene e alimenta la rivolta e per questo motivo è presa di mira dalle truppe fedeli al regime.</p>
<p style="text-align: justify;">Nonostante Bayda sia un piccolo villaggio, è ben noto sin dall’inizio della rivoluzione siriana, perché in principio l’esercito di Asad lo attaccò e torturò i suoi abitanti. All’epoca dei fatti, fu pubblicato online un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=G3JaNX3gwXY" target="_blank">video dell’accaduto</a>, ma i media siriani si affrettarono a dire che il video era un falso girato in Afghanistan. Un ragazzo di Bayda, Ahmad Bayasi, confutò la versione ufficiale, sostenendo che il video era stato fatto nella sua città. Ahmad è stato arrestato e non vi è più alcuna notizia di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Al contrario in questo secondo massacro di al Bayda il regime ha voluto far vedere a tutti cosa aveva fatto. E sempre per lo stesso motivo: instillare tra i siriani di confessioni diverse un odio che non vedrà mai fine .</p>
<p style="text-align: justify;">Nella zona di Tortosa, forse proprio vicino ad al Bayda, un fedelissimo di Asad ha scritto <a href="http://sphotos-d.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-ash3/577604_497830223603688_1082275249_n.jpg" target="_blank">sulla sua pagina</a> pro-regime: “Spero che l’esercito uccida i piccoli prima dei grandi a Bayda, così non troveremo i loro figli davanti ai nostri figli in futuro”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sesto giorno, Israele ha bombardato una base militare siriana sul monte Qasiyun a Damasco. E il regime ha risposto, ma attaccando il campo palestinese di Yarmuk.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure ci sono ancora i “combattenti contro Israele” che difendo il regime “baluardo dell’anti-sionismo”. Ora a Qusayr ci sono i miliziani di Hezbollah che hanno lasciato la “difesa” del confine tra Libano e Israele per uccidere i siriani nella propria terra. Qusayr è la città che ha ospitato i profughi libanesi dopo la guerra del 2006 e gli abitanti di Qusayr hanno ospitato tutti, sciiti inclusi, senza domandare la loro comunità di appartenenza.</p>
<p style="text-align: justify;">In questi sei giorni, prove dell’uso di armi chimiche sono arrivate da Jobar e Duma a Damasco, da Khan al Asal e Sheikh Maqsud ad Aleppo. Si tratta di quantità limitate e di un uso saltuario (rispetto a Halabja, la città curda dove Saddam Hussein uccise circa 5.000 persone) e così l’America riesce a fare finta che la linea rossa non sia ancora stata valicata.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa di molto grave sta accadendo in questo Paese. Un regime ci sta portando a dire che una città è “sunnita” e l’altra è “alawita” e i suoi massacri a sfondo confessionale ci stanno portando a dire che gli alawiti uccidono i sunniti. Ma nel frattempo ‘Abdel Aziz Kheir, un noto attivista alawita, è ancora in carcere dopo quasi 10 mesi dall’arresto e non ci sono notizie di lui, non si sa nemmeno se sia vivo o morto.</p>
<p style="text-align: justify;">È interessante guardare la terra mentre gira, fermarsi a riflettere su quanto sta succedendo. La Siria, il Paese che ha dato l’alfabeto al mondo, la Siria dove il dio Adone, il dio della primavera e della rinascita nei tempi antichi, è stato associato a San Giorgio presso i cristiani e al profeta Khader nell’Islam, ora sta perdendo la sua gente, le sue pietre e le sue diversità stanno diventando motivo di conflitti.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sirialibano.com/siria-2/siria-i-sei-giorni-che-non-hanno-sconvolto-nessuno.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Siria e Armi chimiche. Obama nella sua stessa trappola</title>
		<link>http://www.sirialibano.com/siria-2/siria-e-armi-chimiche-obama-nella-sua-stessa-trappola.html</link>
		<comments>http://www.sirialibano.com/siria-2/siria-e-armi-chimiche-obama-nella-sua-stessa-trappola.html#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 10 May 2013 07:40:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Confini]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[LORENZO TROMBETTA]]></category>
		<category><![CDATA[Rivolta 15 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[SIRIA]]></category>
		<category><![CDATA[armi chimiche]]></category>
		<category><![CDATA[Asad]]></category>
		<category><![CDATA[Assad]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[Linee rosse]]></category>
		<category><![CDATA[Obama]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sirialibano.com/?p=15508</guid>
		<description><![CDATA[(di Lorenzo Trombetta, Europa). Gli Stati Uniti non interveranno militarmente e in maniera diretta in Siria. Nonostante il chiasso mediatico che si leva periodicamente sul tema del presunto uso di...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/syria-israel-e1368171465444.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-15509" alt="Israeli soldiers stand under a black netting close to the ceasefire line between Israel and Syria on the Golan Heights" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/syria-israel-e1368171465444.jpg" width="640" height="426" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">(di Lorenzo Trombetta, <a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/05/07/siria-obama-israele-armi-chimiche/">Europa</a>). Gli Stati Uniti non interveranno militarmente e in maniera diretta in Siria. Nonostante il chiasso mediatico che si leva periodicamente sul tema del presunto uso di armi chimiche da parte del regime o del variegato fronte dei ribelli, nella guerra siriana le armi convenzionali sono state finora assai più letali di quelle nascoste in arsenali detti proibiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Molto si è detto e scritto – anche ironicamente – sulla trappola retorica in cui si sono calati il presidente americano Barack Obama e i membri della sua squadra. Affermando che gli Stati Uniti sarebbero intervenuti solo in caso di utilizzo di armi chimiche, hanno di fatto dato il via alla corsa al <i>casus belli</i> da parte di tutti gli attori, interni ed esterni, che col passare del tempo hanno finito per svolgere un ruolo nella questione siriana.</p>
<p style="text-align: justify;">Obama e i suoi pensavano di aver posto sufficientemente in alto l’asticella che avrebbe fatto scattare l’ora X. Tra l’altro, quando quel 20 agosto 2012 formulò per la prima volta in modo chiaro l’espressione «linea rossa» associata alle «armi chimiche» lo aveva fatto riferendosi al rischio che gli arsenali proibiti potessero cadere in mano a «persone malvagie».</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’arco degli ultimi 42 anni, gli Assad non sono mai stati realmente considerati da Washington come delle «persone malvagie». Piuttosto, nonostante il regime di Damasco sia stato inserito dal 1979 nella lista degli stati che proteggono e sostengono il «terrorismo» e sia legato da decenni a Mosca con un’alleanza strategico-militare di ferro, gli Usa e gli Assad sono andati più volte a braccetto, sopra e sotto il tavolo: il Libano e l’Iraq sin dalla metà degli anni Settanta sono stati i teatri dove questo rapporto – contraddittorio solo per chi ragiona in termini di principi e non di politica – si è espresso al meglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Obama nell’agosto di un anno fa indicava le «persone malvagie» si riferiva senza dubbio ai gruppi allora emergenti di qaedisti. E non è escluso che si riferisse anche agli Hezbollah libanesi, anticipando le preoccupazioni espresse poi a più riprese dallo stato ebraico, l’alleato principe di Washington.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma in una Siria in cui ogni giorno si muore uccisi da un ampio ventaglio di armamenti che va dal pugnale al missile balistico Scud passando per colpi di mortaio e bombe a grappolo, è difficile limitare l’etichetta di «malvagi» solo ai fondamentalisti della <a href="http://www.europaquotidiano.it/2012/05/29/e-nata-al-qaeda-siriana-forse-ma-il-complotto-internazionale-non-centra/" target="_blank">Jabhat al Nusra</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Così in molti hanno tentato di alzare il livello di allerta fino a giungere all’asticella di Obama: «Abbiamo le prove dell’uso di armi chimiche». Come a dire: «Ecco, ora veniteci a salvare». In alcuni casi sono state forniti indizi, in altri solo «testimonianze».</p>
<p style="text-align: justify;">In questo gioco si è tuffato a piedi uniti anche Bashar al Assad: forte della sua strategia mediatica consolidata di rigirare al mittente le accuse che mano a mano gli vengono rivolte, il regime ha messo l’osservatore esterno – che non può lavorare liberamente in Siria – nella posizione di non poter credere a nessuno e di doversi posizionare in maniera equidistante tra le due versioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo un’indagine veramente indipendente sul terreno e sui corpi delle vittime o su quelli delle persone ferite, sarebbe infatti in grado di rispondere con certezza ai “chi”, ai “dove”, ai “come” e ai “quando” a cui Obama non sa invece dare risposta. Ma Damasco nega l’accesso alla commissione d’inchiesta Onu (“come per l’Iraq nel 2003, vogliono trovare il pretesto per invaderci”) e propone invece che a condurre le indagini siano esperti russi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’attesa, in Siria si continua a morire. E i recenti tentennamenti di Obama nel rispondere a chi lo incalza sull’utilizzo vero o presunto di armi chimiche confermano che alla Casa Bianca non hanno interesse a entrare direttamente in guerra. Secondo diversi rapporti di stampa, gli Stati Uniti cercano invece di sostenere tramite i loro alleati regionali le frange “non malvagie” del fronte degli insorti, ma da come procedono le battaglie nei vari teatri siriani l’aiuto di Washington non sembra poi così determinante nell’alterare gli equilibri in campo e spingere Assad a cambiare i suoi calcoli. L’avanzare delle milizie lealiste e degli Hezbollah nella regione di Homs e gli atti di pulizia confessionale in corso nella regione costiera (massacri di Bayda e Baniyas, 2-3 maggio) indicano che a Damasco hanno fretta ma non che sono pronti a rivedere la propria strategia.</p>
<p style="text-align: justify;">E i recentissimi raid aerei israeliani, che si inseriscono nella partita più ampia tra stato ebraico e repubblica islamica (limitare il trasferimento di armamenti agli Hezbollah) sono un’ulteriore prova che l’asse Usa-Israele non ha interesse a dare la spallata finale ad Assad. Al contrario, l’attacco del “nemico sionista” rafforza il fronte lealista, dentro e fuori la Siria e imbarazza invece le opposizioni siriane in esilio, da più parti indicate come pedine del “complotto universale” contro Damasco guidato proprio da Israele. Se lo Stato ebraico volesse far fuori Assad d’accordo con Washington, lo avrebbe già fatto nell’arco di una notte. Senza pensare di violare le linee rosse così improvvidamente tracciate sulla sabbia. (<a href="http://www.europaquotidiano.it/2013/05/07/siria-obama-israele-armi-chimiche/">Europa Quotidiano</a>, 7 maggio 2013).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sirialibano.com/siria-2/siria-e-armi-chimiche-obama-nella-sua-stessa-trappola.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Raid israeliani in Siria, l&#8217;altra guerra</title>
		<link>http://www.sirialibano.com/short-news/raid-israeliani-in-siria-laltra-guerra.html</link>
		<comments>http://www.sirialibano.com/short-news/raid-israeliani-in-siria-laltra-guerra.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 May 2013 15:48:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[LORENZO TROMBETTA]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[Rivolta 15 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[SIRIA]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Damasco]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah]]></category>
		<category><![CDATA[Iran]]></category>
		<category><![CDATA[raid]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sirialibano.com/?p=15492</guid>
		<description><![CDATA[(di Lorenzo Trombetta, Limesonline). Nessuno degli attori regionali coinvolti &#8211; direttamente o indirettamente - nei recenti raid aerei israeliani contro la Siria ha interesse a impegnarsi in una guerra aperta con i rispettivi...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><img class="aligncenter size-full wp-image-15495" title="L'area nei pressi di Damasco colpita dai raid israeliani dei primi di maggio 2013. In bianco i luoghi presumibilmente colpiti. (carta di Lorenzo Trombetta per Limesonline)" alt="" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/siria_attacco_israele_5001.jpg" width="500" height="564" /></p>
<p style="text-align: justify;">(di Lorenzo Trombetta, <a href="http://temi.repubblica.it/limes/i-segnali-di-fumo-della-guerra-di-siria/46355">Limesonline</a>). Nessuno degli attori regionali coinvolti &#8211; direttamente o indirettamente - nei <a href="http://temi.repubblica.it/limes/israele-bombarda-la-siria-mirando-a-hezbollah-e-iran/46267" target="_blank">recenti raid aerei israeliani contro la Siria</a> ha interesse a impegnarsi in una guerra aperta con i rispettivi nemici.Le dichiarazioni altisonanti di alcuni sono inversamente proporzionali alle loro intenzioni di dare fuoco alle polveri oltre i confini siriani.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;incendio è in corso già da tempo in Siria. Proprio in virtù del fatto che la dimensione interna del conflitto si è col tempo arricchita delle dimensioni regionale e internazionale, gli attacchi aerei israeliani a ovest di Damasco fanno parte di un&#8217;altra partita. Una partita che si gioca da decenni e che non è legata direttamente alla lotta per il potere scoppiata nel 2011 in modo esplicito nel paese dominato da oltre 40 anni dalla famiglia Asad.</p>
<p style="text-align: justify;">Le circostanze e i dettagli dei raid di Israele dei primi di maggio del 2013rimarranno a lungo avvolte nel mistero. Forse solo l&#8217;apertura, tra qualche decennio, di archivi di Stato o le rivelazioni di qualche politico ormai in pensione in un suo libro di memorie potranno confermare o smentire la pioggia di &#8220;informazioni&#8221; che &#8220;trapelano&#8221; da &#8220;fonti ben informate&#8221; citate dagli organi di stampa arabi, israeliani e occidentali.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le fonti concordano nell&#8217;indicare i luoghi degli attacchi aerei: un&#8217;area situata dietro il monte Qasiyun che sovrasta la capitale e che da decenni è stata scelta dagli Asad come retrovia super-protetta delle sue difese militari. La tv di Stato siriana ha mostrato le immagini del &#8220;Centro di ricerche scientifiche&#8221; di Jamraya &#8220;distrutto&#8221; dal raid. Quel che appare è un edificio in costruzione pesantemente danneggiato e un altro completamente raso al suolo. La tv non ha dato conto di eventuali vittime militari o civili.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli attacchi &#8211; nei quali secondo informazioni non confermate della tv di Stato russa sono stati uccisi circa 300 militari siriani &#8211; sono state colpite basi della IV Divisione dell&#8217;esercito e della Guardia repubblicana, dove erano custoditi sotto terra depositi di missili Sam-17, Scud-D, Yakhont e Fateh-110. Si tratta di armi che Israele considera altamente minacciose.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vero pericolo, come più volte hanno affermato gli israeliani, non è il regime degli Asad (che, libro di storia alla mano, è il miglior nemico dello Stato ebraico) ma sono gli Hezbollah libanesi. Già a febbraio scorso ad esempio, il ministero della difesa israeliano aveva affermato che i temibili Scud-D &#8211; con una gittata di 700 km e con la testata tradizionale sostituibile con altre più letali &#8211; erano arrivati dalla Siria al movimento sciita filo-iraniano.</p>
<p style="text-align: justify;">È verosimile e comprensibile che in una situazione in estrema evoluzione a Damasco, l&#8217;Iran e il suo alleato Hezbollah stiano affrettando i trasferimenti di quel che rimane nei depositi siriani. Prima che sia troppo tardi. Per Mosca, Teheran e Beirut sud non è certo una buona idea lasciare i Fateh-110, gli Scud-D, gli Yakhont, i Sam-17 e quanto altro in mano a chi, prima o poi, prenderà il controllo dell&#8217;area a ovest della capitale.</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altro canto, proprio a causa del caos siriano, Israele si prende delle libertà di azione che in passato non si sarebbe preso. Vero che negli anni scorsi ha compiuto almeno due raid aerei in territorio siriano, ma tre attacchi in cinque mesi (da gennaio a maggio) e due in 48 ore è una media piuttosto insolita. Se Hezbollah ha fretta di finire il trasloco da una palazzina che potrebbe crollare a breve, Israele ha altrettanta fretta di impedirglielo.</p>
<p style="text-align: justify;">La costante è la guerra, non troppo fredda, che lo Stato ebraico e l&#8217;Irancombattono da tempo; nessuno parla più del drone decollato in Libano e giunto fin sopra i cieli di Haifa appena dieci giorni fa. La variabile è quel che succede a Damasco.</p>
<p style="text-align: justify;">A Damasco, appunto, gli Asad esibiscono da anni lo stesso cartello fuori il negozio:&#8221;al prossimo attacco israeliano, risponderemo&#8221;, oppure &#8220;il prossimo attacco sarà considerato una dichiarazione di guerra&#8221;. Dopo i raid contro un presunto campo di addestramento a sud della capitale, dopo gli attacchi contro il presunto centro di ricerche nucleari nell&#8217;est del paese nel 2007, e dopo ben tre attacchi negli ultimi mesi, il presidente Asad ha fatto dire da &#8220;una fonte a lui vicina&#8221; e citata da un giornale straniero,<a href="http://www.alraimedia.com/Article.aspx?id=433744&amp;searchText=الأسد&amp;date=06052013"> il kuwaitiano <em>ar Ra&#8217;y</em></a>, che &#8220;la Siria ha inviato un messaggio agli americani, tramite i russi, in cui si avverte che al prossimo attacco israeliano la risposta sarà automatica&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché Asad non è apparso in tv per rilasciare una simile dichiarazione? Perché ci si affida a un giornale straniero, che cita una fonte anonima, per ammettere che non si ha intenzione di rispondere adesso ma solo (e sempre) la prossima volta? E perché Asad avrebbe dovuto avvertire gli americani &#8211; tramite Mosca certo &#8211; di quel che farà in caso dell&#8217;ennesima aggressione israeliana? Non sono forse per Damasco gli americani (assieme a turchi, qatarini, sauditi e israeliani) gli autori del complotto universale contro il riformista, laico e legittimo governo del presidente Asad?</p>
<p style="text-align: justify;">In questa rappresentazione qualcosa non quadra. Come non quadra il ragionamento di chi ha descritto Hezbollah e l&#8217;Iran sul piede di guerra aperta contro Israele per vendicare Asad. Il raìs di Damasco non è in grado di farsi rispettare da solo perché è impegnato a bonificare la patria dall&#8217;orda di terroristi-mercenari inviati da ogni angolo del pianeta? Ma anche l&#8217;Iran e l&#8217;ala armata del movimento sciita libanese sono impegnati, a vari livelli, a contrastare l&#8217;esercito di <em>takfiri</em> (apostati) che infestano la Siria.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché mai Hezbollah &#8211; non più al governo a Beirut, non più protetto a livello logistico e geografico dalla Siria, con una base che rumoreggia per il crescente numero di &#8220;martiri&#8221; uccisi nella regione di Homs &#8211; dovrebbe oggi aprire un secondo fronte col suo nemico di sempre, trovandosi accerchiato da est e da sud, e con i suoi rivali libanesi sostenuti anche dai sauditi ora più agguerriti? E perché mai l&#8217;Iran, alla vigilia delle elezioni presidenziali, dovrebbe desiderare di immergersi in un conflitto regionale dagli esiti militari e politici tutt&#8217;altro che scontati?</p>
<p style="text-align: justify;">I raid aerei israeliani in Siria dei primi di maggio non saranno gli ultimi. Asad, finché terrà il negozio aperto, continuerà a esporre il solito cartello riuscendo però a prendersi gioco solo dei clienti di passaggio e senza memoria. L&#8217;Iran, la Russia, Israele e gli Stati Uniti, assieme ai loro rispettivi alleati regionali, proseguiranno a giocare le loro carte attingendo però da un mazzo siriano sempre più sparigliato.  (<a href="http://temi.repubblica.it/limes/i-segnali-di-fumo-della-guerra-di-siria/46355">Limesonline</a>, 8 maggio 2013).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sirialibano.com/short-news/raid-israeliani-in-siria-laltra-guerra.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Siria. La storia di Samir, rifugiato in Libano</title>
		<link>http://www.sirialibano.com/siria-2/rifugiati-siriani-in-libano-la-storia-di-samir.html</link>
		<comments>http://www.sirialibano.com/siria-2/rifugiati-siriani-in-libano-la-storia-di-samir.html#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 08 May 2013 15:27:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Confini]]></category>
		<category><![CDATA[LIBANO]]></category>
		<category><![CDATA[Rivolta 15 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[SIRIA]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati]]></category>
		<category><![CDATA[rifugiati siriani]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sirialibano.com/?p=15462</guid>
		<description><![CDATA[Comincia con la pubblicazione di questa storia un percorso di collaborazione tra SiriaLibano e Focus on Syria, un sito dove possono essere letti racconti e notizie sulla crisi umanitaria in Siria. (E.L. per...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><i><img class="alignleft size-full wp-image-15465" title="Ferito siriano nel suo letto d'ospedale - Amman, Giordania, dicembre 2012" alt="" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/Ferito-siriano-nel-suo-letto-dospedale-Amman-Giordania-dicembre-2012.jpg" width="374" height="249" /></i><em>Comincia con la pubblicazione di questa storia un percorso di collaborazione tra </em>SiriaLibano <em>e </em><a href="http://www.focusonsyria.org/it" target="_blank">Focus on Syria</a>, <em>un sito dove possono essere letti racconti e notizie sulla crisi umanitaria in Siria</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">(E.L. per <a href="http://www.focusonsyria.org/it" target="_blank">Focus on Syria</a>*). Samir ha circa 35 anni. È paralizzato ai quattro arti da quando un proiettile vagante l&#8217;ha colpito alla colonna vertebrale, mentre guidava la sua macchina a Homs, un anno fa.</p>
<p style="text-align: justify;">“Era il momento in cui la gente esce dal lavoro per rientrare a casa, di pomeriggio&#8230; È successo nel bel mezzo della strada: all&#8217;improvviso ci sono stati degli spari, e la gente non sapeva neanche da dove provenissero&#8230;”, spiega Nadima, la moglie di Samir, una trentenne dinamica e sorridente.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo una degenza di un mese e mezzo all&#8217;ospedale di Homs, Samir è stato visitato ogni giorno a casa da un medico riabilitatore. Mohammad, il suocero di Samir, spiega: “Per il dottore che lo curava, era molto dura. Per sette mesi ha continuato a fargli dei massaggi e della fisioterapia, fino a quando ha iniziato a migliorare. Ma non poteva fare più di così, c&#8217;era bisogno di una terapia più avanzata, per potersi alzare, camminare, etc. Per questo motivo siamo venuti in questo ospedale, seguendo i consigli del medico”.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;intera famiglia si è trasferita in Libano: la generazione dei nonni, Mohammad e sua moglie Aisha; i loro tre figli con i rispettivi coniugi: Nadima con Samir, il fratello maggiore di Nadima, Issam, con sua moglie Leila, e il fratello minore di Nadima, Nabil. Nadima e Samir hanno tre figli. Leila è incinta del suo primo figlio. Mohammad ride: “Per tutti loro, è la prima volta in Libano. Io invece c&#8217;ero già venuto quand&#8217;ero giovane!”</p>
<p style="text-align: justify;">Il medico che curava Samir a Homs ha preparato tutte le autorizzazioni necessarie per la sua ammissione in questo ospedale libanese, famoso per il suo reparto di fisioterapia. Sono arrivati due mesi fa. Samir è fortunato perché per il momento la sua famiglia ha i soldi per pagare le spese: “Fino ad ora, grazie a Dio, va tutto bene. Ma fino a quando continuerà così, non lo so! I soldi che avevamo provengono dalla vendita della nostra auto in Siria”, spiega Nadima prima di scoppiare a ridere: “Ma non abbiamo nient&#8217;altro per il futuro, siamo a un punto in cui oggi viviamo e domani si vedrà!”</p>
<p style="text-align: justify;">Hanno quindi dovuto fare delle scelte: ad esempio i bambini non vanno a scuola. Mentre ce lo spiega, Nadima perde per la prima volta il suo sorriso: “Se li mandassimo a scuola, i soldi non ci basterebbero neanche per due mesi&#8230; È la cosa che mi disturba di più. Perché quando eravamo in Siria, persino durante i bombardamenti, non hanno mai smesso di andare a scuola&#8230; Ma qui a causa del costo della vita&#8230; e di quello che paghiamo per le cure&#8230; altrimenti andrebbero a scuola, di sicuro!”</p>
<p style="text-align: justify;">La famiglia non è registrata con le Nazioni unite. Hanno preferito chiedere aiuto a un&#8217;associazione caritatevole musulmana per un po&#8217; di aiuti alimentari, ma finora non hanno ricevuto niente. I fratelli di Nadima vorrebbero trovare un lavoro: “Cerchiamo, cerchiamo, da due mesi cerchiamo, ma non si trova niente!&#8221;, si lamenta Nabil. “Anche se lo trovassero” &#8211; aggiunge Nadima &#8211; “siccome sono siriani, verrebbero sfruttati. Uno stipendio piccolo per moltissime ore di lavoro”. Suo padre Mohammed è ancora più amareggiato: “È sfruttamento: approfittano della miseria dei rifugiati&#8230; Non potevamo immaginarci, in nessun momento, che un giorno saremmo arrivati a questo punto, che saremmo diventati dei rifugiati e la gente si sarebbe fatta beffe di noi”.</p>
<p style="text-align: justify;">In Siria Nabil aveva un ristorante e Issam un negozio di riparazione di computer. Samir invece lavorava nel commercio. La famiglia era benestante. Mohammad rimpiange la vita facile di prima della crisi: “Vivevamo in paradiso, e non ci rendevamo conto che era il paradiso”. Il loro desiderio è di tornare a casa il prima possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">“Se torna la sicurezza e si fermano i massacri, tutto il resto verrà da sé, tutto andrà bene”, assicura Nadima.</p>
<p style="text-align: justify;"> Samir, il volto contratto, rimane in silenzio.</p>
<p>_______</p>
<p style="text-align: justify;">*Questa intervista con una famiglia di rifugiati siriani in Libano è stata realizzata a dicembre 2012 nell&#8217;ambito di <a href="http://www.focusonsyria.org/it" target="_blank">Focus on Syria</a>, un progetto di documentazione e informazione sulla crisi siriana. Samir, ferito alla spina dorsale e colpito da paralisi, viene curato in un ospedale libanese ed è assistito dai suoi famigliari.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sirialibano.com/siria-2/rifugiati-siriani-in-libano-la-storia-di-samir.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Creative Syria a Milano</title>
		<link>http://www.sirialibano.com/short-news/creative-syria-a-milano.html</link>
		<comments>http://www.sirialibano.com/short-news/creative-syria-a-milano.html#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 07 May 2013 13:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Altre città]]></category>
		<category><![CDATA[BACHECHE]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[Patrimonio]]></category>
		<category><![CDATA[Rivolta 15 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[SIRIA]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Creative Syria]]></category>
		<category><![CDATA[Donatella Della Ratta]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sirialibano.com/?p=15482</guid>
		<description><![CDATA[Raccontare la societa&#8217; civile siriana e il suo sforzo di resistenza creativa, oggi oscurato dalle immagini di violenza e distruzione. E&#8217; l&#8217;intento della mostra Creative Syria allestita a Milano dal...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/CreativeSyria.jpg"><img class="alignleft  wp-image-15483" alt="" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/CreativeSyria-300x271.jpg" width="240" height="217" /></a>Raccontare la societa&#8217; civile siriana e il suo sforzo di resistenza creativa, oggi oscurato dalle immagini di violenza e distruzione. E&#8217; l&#8217;intento della mostra Creative Syria allestita a <strong>Milano dal 4 al 10 maggio</strong>, nell&#8217;ambito del Festival del Cinema africano, d&#8217;Asia e America Latina. <a href="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/CS-Creative-Syria.pdf"><strong>Scarica la locandina</strong></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A cura di Donatella Della Ratta, esperta di media arabi, la mostra documenta la creativita&#8217; che giovani artisti, ma anche comuni cittadini, hanno continuato ad esprimere dal 15 marzo 2011, inizio delle prime manifestazioni antigovernative, sulle piazze virtuali di internet ma non solo. Creative Syria presenta questa creativita&#8217; con un mix di lavori di artisti siriani noti ed emergenti e opere di autori anonimi, &#8216;user generated&#8217; e diffuse su internet.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra gli espositori Tamman Azzam, giovane artista siriano che inserisce nella Siria devastata dalla guerra opere come Il bacio di Klimt e la Gioconda di Leonardo Da Vinci, e che sara&#8217; presente per l&#8217;inaugurazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La rassegna raccoglie anche opere del visual artist aleppino Kevork Mourad, disegni e vignette di Sulafa Hijazi, Hamid Suleiman e Juan Zero, ma anche contributi di autori anomini, come gli studenti dell&#8217;universita&#8217; di Aleppo, che raccntanto i bombardamenti su alcune facolta&#8217; del gennaio scorso. Nella mostra anche i poster politici del collettivo anonimo Alshaab Alsori Aref Tareqo, e la realtà di Freedom Graffiti Week, ri-elaborata dal collettivo milanese Volkswriters.</p>
<p style="text-align: justify;">Il 7 maggio vi saranno un dibattito con il documentarista siriano Meyar al Roumi ed una live performance di Kevork Mourad e del clarinettista Emanuele Giarrusso. (ANSAmed).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sirialibano.com/short-news/creative-syria-a-milano.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Orientalismi italiani 3</title>
		<link>http://www.sirialibano.com/bisham/orientalismi-italiani.html</link>
		<comments>http://www.sirialibano.com/bisham/orientalismi-italiani.html#comments</comments>
		<pubDate>Sun, 05 May 2013 21:40:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[BACHECHE]]></category>
		<category><![CDATA[BILAD ASH-SHAM]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Orientalismi italiani]]></category>
		<category><![CDATA[Orientalismo]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sirialibano.com/?p=15441</guid>
		<description><![CDATA[Orientalismi italiani 3 A cura di Gabriele Proglio Antares Edizioni www.antares-online.it Pagine 208 € 16,00 ISBN 9788896478417 Il progetto &#8220;Orientalismi italiani&#8221; è uno spazio per riconsiderare le rappresentazioni, gli immaginari,...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-15442" alt="Orientalismi italiani 3" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/Orientalismi-italiani-3.jpg" width="235" height="328" /><strong>Orientalismi italiani 3</strong><br />
A cura di Gabriele Proglio<br />
Antares Edizioni<br />
<a href="http://www.antares-online.it/casa_editrice/novita.htm" target="_blank">www.antares-online.it</a><br />
Pagine 208<br />
€ 16,00<br />
ISBN 9788896478417</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto &#8220;Orientalismi italiani&#8221; è uno spazio per riconsiderare le rappresentazioni, gli immaginari, i tempi e gli spazi delle forme italiane. L&#8217;intento è di non porre confini disciplinari o teorici, ma di scorgere le continuità-discontinuità di narrazioni tra passato e presente, adottando un approccio tanto sincronico quanto diacronico.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò significa parlare anche di &#8216;italiani&#8217; ante-litteram, non solo nel senso della formazione dell&#8217;unità nazionale, ma anche di processi che, nati ben prima del 1861, furono ereditati e riutilizzati nella formazione dell&#8217;immaginario soggettivo e intersoggettivo.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Contenuti del volume:</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Testuale, visuale, spaziale: problematizzare le egemonie orientaliste.</em><br />
Gabriele Proglio</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Reading Chinese Painting: Antonello Trombadori’s China and the Limits of the </em><em>Contemporary.<br />
</em>Francesca Pierini e Philippe Major</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Antropologia dell’estremo. La sati e i viaggiatori italiani nell’India pre-coloniale (secoli XVI, XVII e XVIII).</em><br />
Marco Moneta</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Narrare un luogo: le testimonianze dei pellegrini italiani in Terra Santa (1950-1970).</em><br />
Elena Mazzini</p>
<p style="text-align: justify;"><em>The Measure of a Man: Science and Orientalism in the Works of Paolo Graziosi on the Kafirs of Chitral, Pakistan.</em><br />
Maddalena Chiellini</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Orientalismo digitale. Internet e le memorie coloniali degli italiani tra Italia e Libia.</em><br />
Chiara Loschi</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Universalismo e particolarismo identitario veneziano nell’ultimo Milione della Serenissima: osservazioni sulle strategie paratestuali connotanti il metamito poliano nelle Navigationi e Viaggi di Giovan Battista Ramusio.</em><br />
Gianluca Caputo</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Viaggio a Gerusalemme di una giovane maestra ebrea triestina.</em><br />
Ester Capuzzo</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dall’Adriatico al Pacifico: il Giapponismo triestino.</em><br />
Silvia Zanlorenzi</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Un “safari” a Firenze. Orientalismi e razzializzazione nel presente globale.</em><br />
Anna Curcio</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Per un’analisi intersezionale dell’orientalismo nella televisione italiana contemporanea.</em><br />
Gaia Giuliani</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sirialibano.com/bisham/orientalismi-italiani.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Hamadi, la felicità degli arabi</title>
		<link>http://www.sirialibano.com/siria-2/hamadi-la-felicita-degli-arabi.html</link>
		<comments>http://www.sirialibano.com/siria-2/hamadi-la-felicita-degli-arabi.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 May 2013 20:05:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[BACHECHE]]></category>
		<category><![CDATA[Confessionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[di ieri]]></category>
		<category><![CDATA[di oggi]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[LORENZO TROMBETTA]]></category>
		<category><![CDATA[Rivolta 15 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[SIRIA]]></category>
		<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[STORIE]]></category>
		<category><![CDATA[Add]]></category>
		<category><![CDATA[Homs]]></category>
		<category><![CDATA[Shady Hamadi]]></category>
		<category><![CDATA[Talkalakh]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sirialibano.com/?p=15396</guid>
		<description><![CDATA[(di Lorenzo Trombetta, Ansa). Il Krak dei Cavalieri, la più nota fortezza crociata della Siria, gli si era improvvisamente svelata davanti, distante decine di chilometri ma ben visibile come se fosse vicina pochi...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/copertinahamadi-e1367702271467.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-15397" alt="copertinahamadi" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/copertinahamadi-e1367702271467-264x300.jpg" width="264" height="300" /></a>(di Lorenzo Trombetta, Ansa). Il Krak dei Cavalieri, la più nota fortezza crociata della Siria, gli si era improvvisamente svelata davanti, distante decine di chilometri ma ben visibile come se fosse vicina pochi metri.</p>
<p style="text-align: justify;">Shady Hamadi, scrittore e intellettuale milanese originario della regione di Homs, autore di &#8216;La felicita&#8217; araba. Storia della mia famiglia e della rivoluzione siriana&#8217; (Add editore, pp. 256, 15 euro), non credeva di esser cosi&#8217; vicino alla sua dimora affettiva, alla casa che fu del padre e del nonno.</p>
<p style="text-align: justify;">In una mattina del marzo scorso, quando il suo libro &#8211; da metà aprile nelle librerie &#8211; era quasi pronto per esser stampato, Shady Hamadi si recava nel nord-est del Libano per incontrare alcuni suoi parenti, fuggiti dalla regione di Homs nella depressa regione libanese dell&#8217;Akkar. Una spanna di pianure coltivate, il modesto corso del fiume al Kabir e un confine internazionale separano l&#8217;Akkar dal Krak dei Cavalieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Da circa due anni, da quando la repressione del regime di Bashar al Assad ha soffocato nel sangue le proteste popolari trasformatesi in un&#8217;insurrezione armata, molti dei profughi incontrati da Hamadi nella primavera del 2013 non sono più<br />
potuti tornare a Talkalakh, la cittadina da cui provengono. E da cui parte la storia del giovane autore italo-siriano. Una storia non solo familiare ma di un&#8217;intera nazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il testo di Hamadi, diviso in due parti con una ricca appendice di documenti, è<br />
costruito su questo doppio registro: la storia contemporanea della Siria è raccontata alla luce delle vicende personali del nonno e, soprattutto, del padre dell&#8217;autore. La vicenda dell&#8217;attivista politico Mohammed Hamadi prende corpo grazie alla voce narrante di Shady.</p>
<p style="text-align: justify;">E il lettore segue Hamadi padre fino al buio di una cella sotterranea dove fu incarcerato nel 1968, due anni prima dell&#8217;avvento al potere di Hafez al Asad (padre<br />
dell&#8217;attuale rais) e cinque anni dopo il golpe dell&#8217;ala militare del Baath, il partito unico rimasto tale per mezzo secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; una storia doppia anche perché l&#8217;esperienza del padre è affiancata a quella del figlio. Una contrapposizione che incarna la forza della rivoluzione &#8211; mentale e culturale prima che politica, economica e sociale &#8211; scoppiata in Siria nel marzo 2011.</p>
<p style="text-align: justify;">Hamadi figlio, che non ha vissuto in prima persona &#8220;le torture, le persecuzioni, le umiliazioni&#8221; subite dal padre e che sono stati &#8221;gli unici elementi di continuità&#8221; nel mondo arabo post-coloniale, e&#8217; riuscito con maggior leggerezza a compiere a ritroso il percorso paterno. Che dalla Siria approdò a Lucca trent&#8217;anni fa dopo penose disavventure in Kuwait e Iraq.</p>
<p style="text-align: justify;">Shady Hamadi dalla sua Milano nel 2009 è tornato alle sue origini. A Damasco, in quel febbraio di quattro anni fa, atterrò che dell&#8217;arabo conosceva due o tre parole. Per fuggire dal dolore della prematura scomparsa della madre, ma anche per<br />
conoscere l&#8217;altra sua metà. Da lì è iniziato un percorso di cui questo libro è in parte testimonianza.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8216;La felicità araba&#8217; di Hamadi rievoca il titolo del saggio dell&#8217;intellettuale libanese Samir Kassir (&#8216;L&#8217;infelicità araba&#8217;, Einaudi 2006). Definito &#8221;il manifesto del dissenso arabo&#8221;, il testo profetico di Kassir &#8211; ucciso nella sua Beirut in un attentato dinamitardo attribuito da più parti al regime siriano - indicava alle popolazioni arabe la strada, per alcuni del tutto utopica allora, di &#8221;riappropriarsi del proprio destino&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8221;Bisogna liberarsi della cultura del vittimismo&#8221;, scriveva Kassir, forse inconsapevole che anni dopo alcune delle piu&#8217; importanti piazze del Nordafrica e del Medio Oriente si sarebbero riempite di giovani che avrebbero rivendicato dignità e diritti. Una richiesta urgente, invocata spesso mettendo a rischio la propria vita, ma non più procrastinabile col pretesto del &#8221;complotto straniero&#8221; e della presenza dei nemici esterni.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8221;Gli arabi si sono già salvati da soli&#8221;, scrive oggi Hamadi. &#8221;E, in assenza di interferenze, continueranno plausibilmente a percorrere la strada della democrazia diventando i registi delle loro vite&#8221;. (Ansa, 26 aprile 2013)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sirialibano.com/siria-2/hamadi-la-felicita-degli-arabi.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Meglio morire in Siria che vivere in Belgio?</title>
		<link>http://www.sirialibano.com/short-news/meglio-morire-in-siria-che-vivere-in-belgio.html</link>
		<comments>http://www.sirialibano.com/short-news/meglio-morire-in-siria-che-vivere-in-belgio.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 May 2013 14:38:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Confessionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Confini]]></category>
		<category><![CDATA[di oggi]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[Rivolta 15 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[SIRIA]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[STORIE]]></category>
		<category><![CDATA[Aleppo]]></category>
		<category><![CDATA[Dmitri Bontinck]]></category>
		<category><![CDATA[Jejoen Bontinck]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sirialibano.com/?p=15388</guid>
		<description><![CDATA[Perché un giovane belga amante della danza e della musica si è recato in Siria a combattere a fianco di un gruppo di jihadisti stranieri? E&#8217; la domanda a cui...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-15389" title="Vader Dimitri Bontick (copyright vmma 2013)" alt="" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/VaderDimitriBontick.jpg" width="250" height="140" />Perché un giovane belga amante della danza e della musica si è recato in Siria a combattere a fianco di un gruppo di jihadisti stranieri? E&#8217; la domanda a cui non sa dare risposta Dimitri Bontinck, padre di Jejoen, diciottenne di Anversa, di cui si sono perse le tracce dopo che ha deciso di arruolarsi nelle file di miliziani fondamentalisti islamici nella regione di Aleppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella metropoli del nord della Siria il padre del ragazzo è arrivato alla ricerca del figlio, convertitosi all&#8217;Islam due anni fa. In un&#8217;intervista apparsa il 30 aprile 2013 sul quotidiano panarabo-saudita<a href="http://www.aawsat.com/details.asp?section=4&amp;issueno=12572&amp;article=726709&amp;feature="> ash Sharq al Awsat</a>, Bontinck padre racconta che il giovane, di madre nigeriana, aveva abbandonato la sua carriera di ballerino per entrare a far parte di un gruppo di musulmani fondamentalisti belgi noto come &#8220;La sharia per il Belgio&#8221; e guidati da Fouad Belkacem, di origini marocchine.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-15390" title="Jejoen Bontinck, mujahid in Siria (2013)" alt="" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/Jejoen-300x169.jpg" width="300" height="169" />&#8220;Da allora è cambiato. Non lo riconoscevamo più. Poi è andato in Egitto a studiare la sharia (la legge islamica)&#8230; io rispetto le scelte di mio figlio, ma quel che è accaduto dopo è diverso&#8221;, afferma. Il padre, che lamenta l&#8217;assenza di sostegno da parte delle autorità di Bruxelles e che è invece sostenuto da alcuni giornalisti belgi, ha deciso di recarsi di persona in Siria dopo aver riconosciuto il volto del figlio in un frammento di un video amatoriale pubblicato su Internet e proveniente da Khan Tuman, località a ovest di Aleppo. Dalla Turchia, Bontinck padre è entrato in in Siria attraverso i valichi controllati dai ribelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad Aleppo, come racconta Asharq al Awsat, si è rivolto prima all&#8217;Ordine degli avvocati e ha poi cominciato il suo pellegrinaggio nelle basi dei diversi gruppi che si spartiscono il controllo della parte della città in mano agli insorti. Ha cercato suo figlio tra i miliziani della Brigata Tawhid, composta da fondamentalisti. Il suo capo locale, Hajji Marai, ha però detto che loro non arruolano stranieri ma solo siriani. Bontinck si è quindi recato dai miliziani della Jabhat an Nusra, una formazione qaedista con numerosi combattenti non siriani.</p>
<p style="text-align: justify;">Lì &#8211; prosegue il giornale che ha seguito il padre fiammingo nella sua ricerca &#8211; è emersa una traccia: Jejoen potrebbe trovarsi fuori Aleppo in una brigata di stranieri guidata da un &#8220;jihadista egiziano&#8221;. &#8220;Ma perché mio figlio è venuto a cercare la morte qui?&#8221;, continua a domandarsi il padre, che a giorni si recherà nelle campagne di Aleppo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sirialibano.com/short-news/meglio-morire-in-siria-che-vivere-in-belgio.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quirico. Nel buco nero tra Homs e Damasco</title>
		<link>http://www.sirialibano.com/siria-2/quirico-nel-buco-nero-tra-homs-e-damasco.html</link>
		<comments>http://www.sirialibano.com/siria-2/quirico-nel-buco-nero-tra-homs-e-damasco.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 May 2013 14:09:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[BILAD ASH-SHAM]]></category>
		<category><![CDATA[Confini]]></category>
		<category><![CDATA[di oggi]]></category>
		<category><![CDATA[LIBANO]]></category>
		<category><![CDATA[Rivolta 15 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[SIRIA]]></category>
		<category><![CDATA[STORIE]]></category>
		<category><![CDATA[Trasporti]]></category>
		<category><![CDATA[Damasco]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Quirico]]></category>
		<category><![CDATA[Homs]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sirialibano.com/?p=15381</guid>
		<description><![CDATA[Tra l&#8217;incudine e il martello di squadroni filo-regime e di bande armate di criminali: da queste due minacce è infestato il territorio della Siria centrale in cui potrebbe essersi avventurato...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15382" title="Un frammento della notizia della scomparsa di Domenico Quirico (La Stampa, elaborazione IlPost.it)" alt="" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/quirico-300x137.jpg" width="300" height="137" />Tra l&#8217;incudine e il martello di squadroni filo-regime e di bande armate di criminali: da queste due minacce è infestato il territorio della Siria centrale in cui potrebbe essersi avventurato il giornalista italiano Domenico Quirico, scomparso i primi di aprile del 2013 dopo esser entrato attraverso il poroso confine libanese. La striscia di territorio che separa Homs dalla capitale Damasco è tra le più pericolose di tutta la Siria in guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza delle regioni di Aleppo e di Idlib non è ancora punteggiata di gruppi di fondamentalisti e di qaedisti siriani e stranieri, ma è tagliata in due da nord a sud dall&#8217;autostrada detta &#8220;della paura&#8221;. &#8220;Nessuno si avventura dopo il tramonto per quella strada e anche di giorno è assai rischioso mettersi in auto&#8221;, afferma  un residente di Damasco che preferisce rimanere anonimo e che ha i parenti a Dayr Atiye, località tra Homs e la capitale.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I miei cugini sono in prigione&#8221;. Secondo quanto riferito da La Stampa, Quirico è entrato in Siria tramite il confine libanese. Ma attualmente l&#8217;unico corridoio relativamente aperto per l&#8217;ingresso illegale di uomini lungo questa frontiera è la zona di Aarsal, un&#8217;enclave sunnita nel mare sciita nella valle della Bekaa. Aarsal è nota per essere una zona di contrabbando, anche di armi. E a est della cittadina si estende per oltre dieci chilometri un altipiano di cave e frutteti che giunge fino a Yabrud, in Siria. In questa zona il confine non è demarcato ma è segnato dal declivio dell&#8217;Antilibano, che a est scende verso Yabrud.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-15384" title="L'area frontaliera col Libano e l'asse stradale Homs-Damasco" alt="" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-2013-05-04-alle-17.04.141-166x300.png" width="166" height="300" />Nei mesi scorsi, i ribelli siriani avevano gradualmente scalzato dal territorio il già debole controllo delle forze governative di Damasco, rendendo Yabrud e il suo entroterra una zona di nessuno, solo in parte dominata dagli insorti. Yabrud è salita agli onori della cronaca nelle settimane passate per esser stato il rifugio di alcune bande di criminali dediti al rapimento a fini di estorsione. Alcuni libanesi sono stati di recente liberati dopo che i loro cari hanno pagato un riscatto al termine di estenuanti trattative tra i notabili di Aarsal e quelli di Yabrud. Sulle sue pendici, si aprono aspri territori di montagna desertica interrotti dagli unici due villaggi &#8211; Ras Maarra e Falita &#8211; di questo Aspromonte siriano.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Siamo barricati in casa per paura dei rapimenti&#8221;, afferma un&#8217;altra fonte che preferisce rimanere anonima e che è stata raggiunta telefonicamente nei pressi di Yabrud. &#8220;Ci sono numerosi posti di blocco informali. Dei ribelli, delle bande, degli shabbiha (squadroni lealisti), e alla fine tutti chiedono soldi&#8221;. Sempre dalla zona di Yabrud sembra provenissero i rapitori di Paul Wood, inviato di Bbc ed esperto di teatri di guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Circa due mesi fa Wood e un suo collega erano rimasti per due settimane prigionieri di una banda locale che si apprestava a chiedere il riscatto. Wood e il suo collega erano poi riusciti fortunosamente a fuggire. E dalla stessa zona tra Homs e Damasco risale l&#8217;ultimo avvistamento di Austin Tice, reporter freelance americano scomparso quasi un anno fa. Apparso in un video amatoriale bendato e condotto a piedi su delle rupi di montagna, Tice è stato molto probabilmente catturato da milizie pro-regime, secondo quanto affermano fonti vicine alla famiglia (ANSA).</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sirialibano.com/siria-2/quirico-nel-buco-nero-tra-homs-e-damasco.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Guerra in Siria, fonti a confronto</title>
		<link>http://www.sirialibano.com/siria-2/guerra-in-siria-fonti-a-confronto.html</link>
		<comments>http://www.sirialibano.com/siria-2/guerra-in-siria-fonti-a-confronto.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 May 2013 13:34:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[LORENZO TROMBETTA]]></category>
		<category><![CDATA[Media & Internet]]></category>
		<category><![CDATA[Rivolta 15 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[SIRIA]]></category>
		<category><![CDATA[fonti]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Media]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sirialibano.com/?p=15372</guid>
		<description><![CDATA[(di Lorenzo Trombetta, ArabMediaReport). Lavorare liberamente come giornalisti in Siria è molto difficile. Eppure, chi segue i fatti siriani fuori dalla paese degli Asad si trova sempre costretto a riportare informazioni...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-15370" title="" alt="" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/Schermata-2013-05-04-alle-16.29.02-300x151.png" width="300" height="151" />(di Lorenzo Trombetta, <a href="http://arabmediareport.it/siria-e-giornalismo-la-guerra-delle-fonti/">ArabMediaReport</a>). Lavorare liberamente come giornalisti in Siria è molto difficile. Eppure, chi segue i fatti siriani fuori dalla paese degli Asad si trova sempre costretto a riportare informazioni riferite da altre fonti, non sempre verificabili. Con questo dilemma si sono confrontati da quasi mezzo secolo generazioni di cronisti, fotoreporter e cameraman, siriani e stranieri.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa questione ha assunto una rilevanza ancor più cruciale a partire dalla primavera del 2011, quando è risultato evidente a tutti – anche a chi non conosceva il contesto siriano – che nessun giornalista avrebbe potuto riportare fedelmente quel che accadeva nelle piazze e nelle strade della Siria in rivolta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il bavaglio all’informazione non è cosa nuova in Siria, ma venne annodato in maniera definitiva nel lontano 1958, quando il Paese fu annesso all’Egitto nasseriano per una breve e fallimentare esperienza “unitaria”. Il rigido controllo degli apparati di sicurezza sui media è stato di fatto mantenuto fino ad oggi, passando per l’avvento del partito Ba‘th nel 1963 e per la salita al potere di Hafez al-Asad nel novembre del 1970. Nonostante il <em>raìs immortale</em> e suo figlio Bashar, attuale presidente, abbiano promulgato tre diverse leggi sulla stampa nell’arco degli ultimi 40 anni -1974, 2001, 2011- fare giornalismo serio nella Siria degli Asad rimane una missione pressoché impossibile. E soprattutto ad alto rischio.</p>
<p style="text-align: justify;">In due anni di violenze, ben 27 giornalisti professionisti, siriani e stranieri, sono stati uccisi in Siria. Almeno una decina sono stati rapiti da milizie del regime, da gruppi di ribelli o da bande criminali. E di questi almeno quattro, due americani, un britannico e un palestinese, risultano ancora scomparsi, probabilmente in mano ai loro carcerieri. Sono numeri impressionanti, che hanno scoraggiato molti cronisti dall’entrare in Siria.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi è riuscito a ottenere l’ambito visto d’ingresso governativo, concesso col contagocce da Damasco, ha potuto lavorare soltanto in alcune zone e con un margine di manovra assai ristretto. Chi rimane fuori è costretto ad affidarsi a notizie a diffuse da altre fonti che, tramite i<em>social network</em>,<em> </em>riportano “notizie dal terreno”. E nel caso di giornalisti esperti del contesto, la loro lista di contatti personali nel Paese si è andata accorciando di giorno in giorno a causa del massiccio esodo di profughi e di sfollati (ormai circa un quarto della popolazione totale) e della crescente incapacità di chi è rimasto di spostarsi da una zona all’altra.</p>
<p style="text-align: justify;">Il risultato è che, ad esempio, di fronte alla macabra ma necessaria conta dei morti giornaliera nessun giornalista – né quello rimasto fuori né quello che per un periodo di tempo molto limitato, mai più di dieci giorni, si trova in Siria – ha la  possibilità di verificare di persona e con certezza il numero delle vittime civili e militari. L’unica piattaforma che ogni giorno riferisce il numero approssimativo delle vittime del fronte ribelle e di quello governativo è l’<em>Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria <a href="http://www.syriahr.com/">Ondus</a></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto che l’<em>Ondus</em> sia ripreso in modo quasi acritico da<em> France Presse</em> e che le sue “notizie” siano dunque accettate come “vere” dai principali media occidentali ha scatenato sin dall’estate 2011 una polemica circa l’autenticità delle informazioni diffuse dall’<em>Ondus</em>. Fondato nel 2006, <a href="https://www.facebook.com/syriaohr">l’Osservatorio trasmette</a> ormai in arabo e in inglese quasi esclusivamente su<em>Facebook</em>, basandosi sul lavoro di raccolta dati svolta da un dissidente siriano, Usama Sulayman, <em>alias </em>Rami ‘Abd ar Rahman. Anche se è esiliato in Gran Bretagna, Sulayman si avvale dell’azione di una rete di attivisti e ricercatori sul terreno. <em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">I canali della <a href="http://www.rtv.gov.sy/">televisione di Stato</a> siriana, l’agenzia ufficiale <em><a href="http://www.sana-syria.com/">Sana</a></em> e gli altri media del regime di Damasco hanno dal canto loro smesso da tempo di fornire cifre aggiornate dei “martiri del terrorismo”,  un flusso di dati e nomi interrotto proprio quando la rivolta ha cominciato ad armarsi, dando il via a un’escalation militare che ha inevitabilmente comportato un incremento delle vittime tra le file dei soldati e dei miliziani lealisti. Eppure, anche nei primi mesi di repressione governativa delle proteste pacifiche, le autorità siriane – compreso il presidente Bashar al-Asad – non erano state in grado di fornire cifre concordanti e aggiornate sui militari governativi uccisi nel Paese da “bande di terroristi armati”. Né avevano mai riferito in modo preciso dati sulle vittime civili, la cui sorte è stata di fatto a lungo ignorata dagli organi di informazione ufficiali. Attualmente i media di Damasco riferiscono ogni giorno dell’uccisione “di numerosi terroristi”, fornendo ogni tanto le presunte identità di alcuni di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Per smarcarsi dal flusso binario di “notizie” <em>Ondus</em>-media del regime, si può ricorrere ai <em><a href="http://www.lccsyria.org/">Comitati di coordinamento locali</a></em>, una delle prime piattaforme di attivisti anti-regime create per documentare quel che avveniva nelle manifestazioni non violente del 2011 e che gli organi informativi ufficiali non riportavano. I <em>Comitati</em> hanno un <a href="https://www.facebook.com/LCCSy">profilo Facebook</a> dove aggregano molte, ma non tutte, notizie provenienti dalle varie <em>tansiqiyya</em> , comitati di coordinamento, delle zone colpite dalle violenze. In questa pagina le notizie sono riferite in arabo e in inglese, mentre sulle pagine di ciascun comitato locale di quartiere, del villaggio o della cittadina si trovano maggiori dettagli, solo in arabo, su ogni evento raccontato quasi in presa diretta da testimoni oculari.</p>
<p style="text-align: justify;">Le <em>tansiqiyya </em>sono presenti solo nelle zone solidali con la rivolta, mentre le località rimaste fedeli al regime hanno aperto su <em>Facebook</em> le loro <em>shabakat al-akhbar, </em>reti di notizie. Solitamente, dopo che l’<em>Ondus</em> o un media del regime diffondono le loro “notizie”, il giornalista esperto che conosce l’arabo può cercare conferme sulle pagine delle <em>tansiqiyya </em>o sulle “reti di notizie” delle comunità lealiste. Finora, nella maggior parte dei casi personalmente sperimentati, si arriva così a un accettabile grado di verifica della veridicità di ciascun evento.</p>
<p style="text-align: justify;">Un’ulteriore strumento utile per ricostruire i bilanci delle vittime delle violenze giornaliere è il <a href="http://www.vdc-sy.info/" target="_blank"><em>Centro di documentazione delle violazioni in Siria</em></a> ,<em>Vdc</em>, che sul suo sito da più di un anno diffonde in arabo e in inglese le schede dettagliate di ciascuna persona uccisa, indicando non solo le generalità e il luogo della sua morte ma fornendo anche i link ai video amatoriali in cui è mostrata la salma.A partire da fine marzo, il Vdc si occupa di documentare anche le violazioni commesse dai ribelli. Quest centro non è stato creato come piattaforma informativa dedicata ai giornalisti, ma come database aperto al pubblico e in continuo aggiornamento in vista di un eventuale futuro processo giudiziario ai presunti criminali siriani.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire da aprile 2013, il <em>Vdc</em> ha cominciato a documentare pubblicamente le vittime cadute nelle file delle forze fedeli al regime. A questo ci ha pensato, durante alcuni mesi del 2012, un sito speculare a quello del<em>Vdc</em>, <em><a href="http://www.documents.sy/">Document.sy</a>, </em>creato da persone vicine al presidente Bashar al-Asad. Da alcune settimane anche Document.sy ha smesso, come tutti gli altri media ufficiali, di fornire un bilancio complessivo dei militari e degli agenti uccisi. (<a href="http://arabmediareport.it/siria-e-giornalismo-la-guerra-delle-fonti/">ArabMediaReport</a>, marzo 2013, aggiornato il 4 maggio 2013)</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sirialibano.com/siria-2/guerra-in-siria-fonti-a-confronto.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Negoziati siro-israeliani &#8211; uno sguardo dall&#8217;interno</title>
		<link>http://www.sirialibano.com/short-news/negoziati-siro-israeliani-degli-anni-90-uno-sguardo-dallinterno.html</link>
		<comments>http://www.sirialibano.com/short-news/negoziati-siro-israeliani-degli-anni-90-uno-sguardo-dallinterno.html#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 04 May 2013 13:00:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[BACHECHE]]></category>
		<category><![CDATA[Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[NOTIZIE]]></category>
		<category><![CDATA[SIRIA]]></category>
		<category><![CDATA[Siria]]></category>
		<category><![CDATA[STORIOGRAFIA]]></category>
		<category><![CDATA[Asad]]></category>
		<category><![CDATA[Buthaina]]></category>
		<category><![CDATA[Buthayna]]></category>
		<category><![CDATA[Golan]]></category>
		<category><![CDATA[Hafez al Assad]]></category>
		<category><![CDATA[Shaaban]]></category>
		<category><![CDATA[USA]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.sirialibano.com/?p=15364</guid>
		<description><![CDATA[Segnaliamo l&#8217;uscita nelle librerie del libro di memorie di Buthayna Shaaban, consigliere per l&#8217;informazione della presidenza siriana, e per anni interprete inglese/arabo del defunto raìs siriano Hafez al Asad, padre...]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-15365" title="La copertina del libro di Shaaban (Lynne Rienner Publishers, 27 dicembre 2012)" alt="" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2013/05/CoverShaaban.jpg" width="200" height="300" />Segnaliamo l&#8217;uscita nelle librerie del libro di memorie di Buthayna Shaaban, consigliere per l&#8217;informazione della presidenza siriana, e per anni interprete inglese/arabo del defunto raìs siriano Hafez al Asad, padre dell&#8217;attuale presidente Bashar al Assad. <em>Damascus Diary</em> offre uno sguardo dall&#8217;interno sui colloqui di pace svoltisi negli anni &#8217;90 tra siriani e israeliani con la mediazione degli Stati Uniti. Di seguito la scheda presente sul sito dell&#8217;editore<strong> <a href="https://www.rienner.com/title/Damascus_Diary_An_Inside_Account_of_Hafez_al_Assad_s_Peace_Diplomacy_1990_2000">Lynne Rienner</a></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Bouthaina Shaaban worked closely with Syria s President Hafez al-Assad from 1990 until the time of his death, serving as both official interpreter and adviser. Her new book, part memoir and part historical account, takes the reader behind the closed doors of the Syrian Presidential Palace to provide uniquely Syrian perceptions of the failed Arab-Israel peace talks.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sharing firsthand stories of relationships (her own and Assad s) with members of the Bush and Clinton administrations, and drawing on previously unavailable minutes and other documents from the Syrian presidential archives, Shabaan takes us from the early Syrian-US engagement in 1990 1991 to the three Assad-Clinton summits in 1994 2000. </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In the process, she includes intriguing revelations about the Rabin Deposit, the April Understanding on Lebanon, and the 1998 Track II effort with Israeli prime minister Benjamin Netanyahu. Shaaban offers the first account of these negotiations to come from a Syrian insider&#8211;an essential contribution to our understanding of the enduring conflict in the Middle East.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.sirialibano.com/short-news/negoziati-siro-israeliani-degli-anni-90-uno-sguardo-dallinterno.html/feed</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
