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		<title>Siria, la lista di Jaafari</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:36:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Ci sono anche un francese e un britannico nella lista dei 10 &#8220;terroristi stranieri uccisi di recente in Siria&#8221; e consegnata dalle autorità di Damasco all&#8217;Onu. Secondo il quotidiano panarabo...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2012/05/JaafariOnu.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-8492" title="Ibrahim Jaafari" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2012/05/JaafariOnu-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" /></a>Ci sono anche un francese e un britannico nella lista dei 10 &#8220;terroristi stranieri uccisi di recente in Siria&#8221; e consegnata dalle autorità di Damasco all&#8217;Onu.</p>
<p>Secondo il <a href="http://daralhayat.com/Details/402948">quotidiano panarabo al Hayat</a>, il rappresentante siriano all&#8217;Onu, Ibrahim Jaafari, ha consegnato nelle ultime ore alla Segreteria generale delle Nazioni Unite la lista che contiene i nomi dei dieci presunti terroristi: tra egiziani, algerini, tunisini e sauditi, spuntano i nomi di un francese e un britannico.</p>
<p>Nella lista, citata dal giornale edito a Londra e di proprietà di un principe saudita, si precisa che otto dei dieci sono penetrati illegalmente in Siria dalla Turchia e che gli altri due sono entrati dal Libano.</p>
<p>I dieci &#8220;sono stati uccisi mentre compivano attacchi contro l&#8217;esercito siriano&#8221;, si legge nella lista dove sono indicate le località della loro morte. Non si precisano però le date del loro decesso.</p>
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		<title>Siria, ucciso contrabbandiere nella Beqaa</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 09:08:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; stato ucciso da soldati libanesi un contrabbandiere che cercava di portare armi in Siria. Lo riferiscono oggi i giornali di Beirut, precisando che Abdo al Atrash, originario della cittadina...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stato ucciso da soldati libanesi un contrabbandiere che cercava di portare armi in Siria. Lo riferiscono oggi i <a href="http://www.assafir.com/Article.aspx?EditionId=2153&amp;ChannelId=51488&amp;ArticleId=1800&amp;Author=">giornali di Beirut</a>, precisando che Abdo al Atrash, originario della cittadina di frontiera di Aarsal nell&#8217;alta valle della Bekaa libanese, è stato colpito a morte da spari esplosi da militari libanesi nella località di Naamat mentre era alla guida di un mezzo pick-up contenente non meglio precisate armi.</p>
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		<title>Estoni rapiti, altri tre sospettati&#8230; dalla Siria</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 08:46:09 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4008" title="Gli estoni si affacciano alla finestra dell'ambasciata francese di Beirut dopo esser stati liberati" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2011/11/estoni-300x156.jpg" alt="" width="300" height="156" />Nell&#8217;ambito della stretta cooperazione tra i servizi di sicurezza siriani e quelli libanesi, le autorità di Damasco hanno consegnato a quelle di Beirut tre sospetti di aver partecipato al rapimento di sette ciclisti estoni l&#8217;anno scorso.</p>
<p>La <a href="http://www.assafir.com/Article.aspx?EditionId=2153&amp;ChannelId=51487&amp;ArticleId=1822&amp;Author=">stampa di Beirut</a>, che cita anche un comunicato della Sicurezza generale libanese, precisa che il libanese Ibrahim Janjar, il siriano Muhammad al Ahmad, noto come Hammudi Zarife, e il palestinese Abdel Latif Abu Muwailaq, sono stati consegnati via terra al valico di frontiera di Jdeide-Masnaa.</p>
<p>La presenza dei tre nelle carceri siriane era da tempo nota alla Sicurezza generale libanese, guidata dal generale Abbas Ibrahim, noto per essere vicino al movimento sciita libanese Hezbollah, alleato di Siria e Iran.</p>
<p>I <a title="In carcere il “capo” dei rapitori dei sette ciclisti estoni" href="http://www.sirialibano.com/short-news/in-carcere-il-capo-dei-rapitori-dei-sette-ciclisti-estoni.html">sette ciclisti estoni erano stati sequestrati nell&#8217;aprile 2011</a> da ignoti uomini armati presso Zahle, nella valle della Beqaa, in Libano. Erano stati liberati a luglio al termine di lunghe indagini, grazie all&#8217;intervento di forze di sicurezza francesi.</p>
<p>I rapitori si erano però dati alla macchia. A settembre 2011, la polizia libanese aveva ucciso due presunti membri della cellula e un poliziotto era morto in seguito alle ferite riportate nello scontro a fuoco. Un mese dopo, il 2 novembre, sempre le autorità siriane avevano consegnato a quelle libanesi <a title="In carcere il “capo” dei rapitori dei sette ciclisti estoni" href="http://www.sirialibano.com/short-news/in-carcere-il-capo-dei-rapitori-dei-sette-ciclisti-estoni.html">Wael Abbas</a>, libanese e presunto capo della squadra dei rapitori.</p>
<p>Abbas era entrato in Siria con passaporto falso ed era volato in Qatar, dove era stato però bloccato e rispedito a Damasco. Lo scorso 26 aprile la magistratura militare ha chiesto la pena di morte per 26 dei 29 accusati di aver preso parte al rapimento. Di questi 29, sono ora 11 i sospettati finiti in carcere in Libano.</p>
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		<title>Studenti di Aleppo a osservatore Onu, &#8220;proteggici!&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 18 May 2012 08:02:21 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nel venerdì in cui gli attivisti siriani anti-regime invitano a manifestare in onore degli studenti di Aleppo, che da settimane sono in rivolta nel campus del secondo ateneo del Paese,...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-8480" title="Un fotogramma del video amatoriale ripreso dall'auto dell'osservatore Onu" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2012/05/Schermata-05-2456066-alle-10.55.44-300x271.png" alt="" width="300" height="271" />Nel venerdì in cui gli attivisti siriani anti-regime invitano a manifestare in onore degli studenti di Aleppo, che da settimane sono in rivolta nel campus del secondo ateneo del Paese, sono stati pubblicati video amatoriali che mostrano la manifestazione pacifica svoltasi ieri all&#8217;arrivo di una squadra di osservatori Onu.</p>
<p>Nei filmati, accessibili su Youtube e caricati nelle ultime ore, si vedono alcuni studenti cercare rifugio in un&#8217;auto degli osservatori Onu mentre le forze di sicurezza picchiano selvaggiamente altri manifestanti.</p>
<p>Un video (vedi sotto) mostra tre studenti all&#8217;interno di un mezzo Onu, guidato da un casco blu, ripresi da un quarto giovane che filma quel che accade fuori dall&#8217;auto: membri delle forze di sicurezza armati di manganelli, lacrimogeni, studenti in fuga; un poliziotto in borghese si avventa sul veicolo e intima all&#8217;osservatore Onu di abbassare il finestrino per far scendere i giovani.</p>
<p>Questi chiedono invece di esser protetti: &#8220;Andiamo andiamo! Ci arresteranno. Siamo sotto la tua protezione!&#8221;, implora il ragazzo al militare Onu.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/_zBPKUuj9K4" frameborder="0" width="640" height="360"></iframe></p>
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		<title>Siria, Dietro le quinte delle confessioni dei terroristi</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 08:57:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi segue i media siriani sa che le confessioni dei sedicenti terroristi seguono fasi alterne: ci sono periodi in cui la televisione di Stato trasmette pentimenti in diretta a cadenza...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-8457" title="confessioni" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2012/05/confessioni.jpg" alt="" width="400" height="269" />Chi segue i media siriani sa che le confessioni dei sedicenti terroristi seguono fasi alterne: ci sono periodi in cui la televisione di Stato trasmette pentimenti in diretta a cadenza giornaliera, altri in cui passano settimane senza nemmeno l&#8217;ombra di un pentito.</p>
<p style="text-align: justify;">I nomi dei terroristi cambiano &#8211; a volte, in realtà, si ripetono anche &#8211; le provenienze pure, ma le espressioni e le parole di questi presunti rei confessi si assomigliano tutte: uomini con espressioni contrite che pronunciano con difficoltà frasi smozzicate e che raccontano storie sempre uguali.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutti hanno incominciato a partecipare alle manifestazioni pacifiche, poi un giorno qualcuno ha promesso loro dei soldi per uccidere un poliziotto, o per dare fuoco a un&#8217;automobile, oppure per intimidire un negoziante che non voleva scioperare.</p>
<p style="text-align: justify;">Oliver Holmes di Reuters ha raccolto testimonianze di giornalisti, produttori televisivi e gente comune per svelare il dietro le quinte di alcune di queste presunte confessioni.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Syria&#8217;s state media is fighting hard to cast the country&#8217;s unrest as an Islamist terrorist conspiracy rather than a popular uprising against the dynastic rule of President Bashar al-Assad.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>State television airs interviews with men confessing to acts of violence, sullying the image of Assad&#8217;s opponents. But the interviews are mocked by many Syrians and an ex-producer says that many confessions are bogus.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Although an ardent supporter of Assad, the former employee said she is distressed by what she describes as a campaign of misinformation waged by the official &#8220;Suriya&#8221; television channel.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;I used to arrive at work and one of the editors would tell us that we have a person to confess,&#8221; she told Reuters, speaking on condition of anonymity for fear of reprisals from her former employer. &#8220;Some of the men are just normal people who were arrested in anti-government demonstrations and others were thieves and criminals who were nearing the end of their sentence,&#8221; said the producer, in her late twenties. &#8220;They were told they will be set free if they confess to the made-up crimes.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>One confession was that of Qusai Shaqfeh from Hama, a city that has seen fighting between rebels and government troops in recent months and has a long history of dissent against the Assads &#8211; Bashar&#8217;s late father Hafez sent troops to crush an uprising there in 1982, killing thousands.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Shaqfeh, 29, said in the aired programme that rebels killed members of the security forces and threw them off a bridge. He also said he contacted journalists working for foreign media and sent them footage of faked peaceful demonstrations to use as propaganda against Assad.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Another confession gained particular fame in Syria when the confessor, Ghassin Selawaya from the coastal city of Lattakia, appeared to be playing to the demands of the producer. &#8220;Er&#8230;we burned buses&#8230;er&#8230;we resisted security patrols, it was all rioting,&#8221; he muttered, sitting in a T-shirt surrounded by a shotgun and pistols, weapons the presenter said police found on him.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Opposition activists said that Selawaya&#8217;s family said he was in fact arrested before the uprising for unrelated crimes. The Syrian government restricts media access, making it hard to verify reports.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>REPORTS OF TORTURE For more than a year, peaceful protesters demanding Assad&#8217;s overthrow have been arrested, tortured and killed, human rights groups say. But dissidents have increasingly resorted to armed ambushes and bomb attacks on elements of state security, and a recent Human Rights Watch report accused the armed opposition of kidnappings, torture and executions.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>State media has never reported on government abuses but aired &#8220;terrorist confessions&#8221; early last year when activists posted videos of Assad&#8217;s troops firing on demonstrations and there was little evidence of an armed uprising. For many Syrians, pro- and anti-Assad, the confessions are a running joke.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;I do not think that Syrian television lies in all its stories, but the information in these confessions is really conflicting and confusing,&#8221; said Rami, 33, a government worker who, like other ordinary Syrians quoted in this article, was interviewed via Skype from Damascus and asked to be identified by his first name only, for security reasons.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Reem, a 32-year-old journalist, said she never trusted state media, seeing it as a mouthpiece of Assad&#8217;s inner circle, but the TV confessions were a new low.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;If they were actually criminals, they should be sent to courts, not to a TV studio,&#8221; she said. &#8220;The confessions can be pretty funny,&#8221; the producer said. &#8220;They are clearly illogical.&#8221; &#8220;Our editors would ask us to think up stories that will be believable. For example, if we had a man who was from a certain city, we would tell him to talk about specific streets or confess to a crime committed recently in that city,&#8221; she said. &#8220;There were some confessors who seem to have signs of torture but I did not ask too many questions,&#8221; she said.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>DRAMATIC MUSIC In late April, pro-government news channel &#8220;Addounia&#8221; aired what it said was a confession by &#8220;terrorist&#8221; Ali Othman, who activists say was arrested in March after he helped foreign journalists escape from the besieged city of Homs.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>The interview, which was over an hour long, was publicised a few days beforehand. In the teaser, the Addounia interviewer walks through dark corridors as tense music plays. He creaks open a metal-barred door and walks inside a prison cell, where Ali Othman sits with his head in his hands.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Othman rises and the next shot shows him sitting opposite the presenter, both spotlighted in a dark room. &#8220;Stay tuned  Inside Baba Amr,&#8221; words on the screen read, referring to the district in Homs that was heavily shelled by the Syrian government because it was supposedly swarming with &#8220;armed terrorists.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>In the interview, Othman said that people attending anti-Assad protests pretended to be peaceful but had hidden guns under their jackets to attack security members. He also described running a media centre in Baba Amr, smuggling foreign journalists in and out of the country and organising dissident protesters.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fellow activists said the interview was conducted under duress and Britain&#8217;s Foreign Secretary William Hague said in a statement just after Othman was arrested that there were reports that he had been tortured.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Suriya&#8217;s ex-producer said that many who confessed appeared afraid. &#8220;I sometimes used to wonder why Suriya wanted people to make these confessions,&#8221; she said. &#8220;My managing editor once told us that the goal is to show people that the government is in control and also so that parents see what happens if they let their children oppose the government.&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Aisha, a 42-year-old housewife who comes from the same minority Alawite sect as President Assad, said that although she does not trust the confessions, she knows they have a use. &#8220;I watch the confessions in front of my children and try to convince them that they are real because I want them to be scared of what will happen if they look for trouble,&#8221; she said.</em> (Reuters, 16 maggio 2012)<em>.</em></p>
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		<title>Siria, il movimento rivoluzionario non si riconosce nel Cns</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 07:53:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I Comitati di coordinamento locali, piattaforma dei membri del movimento rivoluzionario (الحراك الثوري) interno alla Siria, prendono le distanze dal Consiglio nazionale siriano (Cns), ombrello di opposizioni all&#8217;estero e in...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-8449" title="Il logo dei coordinamenti locali: &quot;Libertà, dignità, cittadinanza&quot;" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2012/05/Schermata-05-2456065-alle-10.35.381-300x300.png" alt="" width="300" height="300" />I Comitati di coordinamento locali, piattaforma dei membri del movimento rivoluzionario (الحراك الثوري) interno alla Siria, prendono le distanze dal Consiglio nazionale siriano (Cns), ombrello di opposizioni all&#8217;estero e in patria, e denunciano il &#8220;deterioramento della situazione&#8221; del consiglio stesso.</p>
<p>In un comunicato diffuso ai media stamani (vedi sotto), i Comitati lamentano la sempre maggior distanza dei vertici del Cns, dominati da dissidenti e oppositori all&#8217;estero, dalla maggioranza dei membri, che fanno invece parte del movimento rivoluzionario interno.</p>
<p>Sullo sfondo c&#8217;è la rielezione, di fatto per la terza volta consecutiva, di Burhan Ghalioun, nell&#8217;ultima riunione della segreteria generale svoltasi a Roma nei giorni scorsi. George Sabra, suo contendente, ha preso 11 voti mentre Ghalioun 21.</p>
<p>Sabra era sostenuto dai Comitati in quanto espressione del dissenso interno alla Siria. Inoltre, il suo appartenere, almeno nominalmente, alla comunità cristiana secondo molti avrebbe ridato lustro al Cns, da più parti definito &#8220;ostaggio della Fratellanza musulmana&#8221;, in esilio da decenni ma ben organizzata in Europa.</p>
<p>In segno di protesta per la rielezione di Ghalioun, Fawaz Tello, presentatosi come &#8220;membro del Cns&#8221; ha annunciato le sue dimissioni dal Consiglio. Ma il 16 maggio, lo stesso Cns ha smentito che Tello sia mai stato un membro della piattaforma. Tello, per anni detenuto politico in Siria, si è a sua volta detto &#8220;sorpreso&#8221; di tale affermazione, ribadendo di esser diventato membro del Consiglio quando ancora era in patria, qualche mese fa.</p>
<blockquote>
<h4>The Local Coordination Committees&#8217; Statement Regarding the Deteriorating Conditions of the Syrian National Council</h4>
<p>The Local Coordination Committees in Syria deplores the situation of the Syrian National Council. The situation reflects the Council and the Opposition’s furthering from the spirit and demands of the Syrian Revolution. Furthermore, it reflects their distance from directions towards a civil state, democracy, transparency and the transfer of power desired in a New Syria.</p>
<p>In recent months, we have witnessed apparent political deficits in the Syrian National Council and a lack of consensus between the Council and the revolutionary movement. Furthermore, the council continues to marginalize a majority of the representatives of the revolutionary movement such as members of the Council’s General Assembly.</p>
<p>This is accounted for by influential individuals on the Executive Board and the General Secretariat deciding on major factors, the most recent decision being the extension of Burhan Ghalioun’s presidency for a third consecutive term despite his political and organizational failure.</p>
<p>We at the Local Coordination Committees have refrained from engaging in Council work in the past two months, the most recent of which was the Secretariat General’s meeting in Rome. We find in the continued deterioration of the Council’s situation an impetus for further steps, the first of which may be a freeze in our activity and the final step, our withdrawal from the Council. These steps will be taken in the event that the Council’s errors are not reviewed and demands are not addressed.</p>
<p>We consider these demands necessary for the reformation of the Council and have included them in a detailed letter to the Council that we presented over a month ago. In addition to lack of seriousness in dealing with dire issues, they have also marginalized the demands of the Revolutionaries in Syria.</p>
<p>Finally, the Local Coordination Committees in Syria confirms that the continuity of the Revolution, the committees, and the peaceful demonstrations on the ground are important inside Syria and are held to the high ethical standards of the great Revolution. We emphasize the sacrifices of our heroes in the Free Syrian Army, who defected to defend the cities being bombarded by the regime’s military and we admire their commitment to protect the peaceful demonstrators despite the difficulties they face.</p>
<p>We emphasize that the Revolution will go on, despite the harsh difficulties experienced by our people and activists, and despite the international and global conspiracies against our people’s aspirations, and despite the Syrian opposition’s incompetency for the blood and sacrifices of our people, not only in the sense of political representation, but in also in the sense of providing much needed relief</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
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		<title>Imam Sadr scomparso, parla la figlia</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 14:50:09 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[(di Raffaele Mauriello*). A quasi trentaquattro anni dalla sua scomparsa in Libia, il 31 agosto 1978, l’Imam [1] Sayyid Musa al Sadr continua ad attirare grande attenzione. La figura di al Sadr...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-8408" title="Rabab Sadr, una delle sorelle dell'Imam Musa Sadr" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2012/05/RababSadr2-300x244.png" alt="" width="300" height="244" />(di Raffaele Mauriello*). A quasi trentaquattro anni dalla sua scomparsa in Libia, il 31 agosto 1978, l’Imam <a title="" href="x-msg://28/#_ftn1">[1]</a> Sayyid Musa al Sadr continua ad attirare grande attenzione. La figura di al Sadr lega in maniera curiosa la caduta di Gheddafi, gli alawiti e il presidente siriano Bashar al Asad, la Repubblica islamica dell’Iran, e la “primavera araba/risveglio islamico”.</p>
<div>Da un lato, le dichiarazioni di al Sadr sugli alawiti (nel 1974 Hafez al Asad, allora presidente siriano e padre dell&#8217;attuale raìs, chiese a Sadr di emettere un parere giuridico circa l&#8217;appartenenza all&#8217;Islam degli alawiti) rappresentarono il sigillo formale e internazionale al processo di “sciitizzazione” del gruppo religioso al potere in Siria con il presidente al Asad.</div>
<div></div>
<div>Alcuni membri della famiglia al Sadr sono, poi, uniti da legami matrimoniali con le famiglie Khomeini (la famiglia del padre della Repubblica islamica, Seyyed Ruhollah Komeini) e Khatami (la famiglia del due volte presidente della Repubblica, Seyyed Muhammad Khatami).</div>
<div></div>
<div>Guardando inoltre alle attuali vicende della &#8220;primavera araba&#8221; attraverso il caleidoscopio del “risveglio islamico” si vede forse meglio come non sia del tutto fuoriluogo considerare punto di partenza di questo risveglio proprio l’Iran della presidenza Khatami e il successivo scontro frontale fra progressisti e neoconservatori manifestatosi per le strade di Teheran in seguito alle elezioni presidenziali del giugno del 2009.</div>
<div></div>
<div>Abbiamo deciso di parlare di alcune di queste vicende con la figlia dell’Imam, Hawra al Sadr (foto in homepage), nel suo ufficio a Teheran. Hawra è direttrice della <a href="http://www.imamsadr.ir/" target="_blank">Fondazione culturale e di ricerca sull’Imam Musa al Sadr</a>.</div>
<div></div>
<p>La fondazione, da lei creata nel 2003, si occupa di seguire il caso della scomparsa dell’Imam e di diffondere il suo pensiero, in particolare attraverso l’organizzazione di conferenze e una cospicua produzione editoriale, e fa parte di una rete di fondazioni non governamentali create dalla famiglia di Musa al Sadr in Libano e in Iran.</p>
<div>Fanno parte di questa rete la <a href="http://www.imamsadrfoundation.org/" target="_blank">Fondazione Imam al Sadr di Tiro</a>, diretta da una sorella di Musa, Rabab al Sadr, che svolge una notevole attività caritativa fornendo in particolare cure mediche gratuite alla popolazione del sud del Libano e istruzione primaria e secondaria gratuita alle donne; e il <a href="http://www.imamsadr.net/" target="_blank">Centro per la ricerca e lo studio sull’Imam Musa al Sadr di Beirut</a>, diretta dal figlio dell’Imam, che svolge le stesse attività della fondazione di Teheran in ambito arabofono.</div>
<div></div>
<p>Le condizioni ambientali dell&#8217;intervista, condotta il 5 maggio 2012, non sono state però delle migliori. Una settimana prima, Keyhan, il quotidiano conservatore più importante e aggressivo del Paese, direttamente legato alla Guida, ha iniziato una campagna stampa contro Shahre Ketab, la catena di negozi di libri più importante dell&#8217;Iran, diretta dal marito di Hawra, accusandola di organizzare attività culturali in collaborazione con le rappresentanze culturali dei Paesi europei.</p>
<div></div>
<div><strong>Signora al Sadr, quali sono le recenti notizie sulla scomparsa di suo padre?</strong></div>
<div><strong></strong>Hawra: La caduta del regime di Gheddafi ha riacceso le speranze della liberazione dell’Imam Musa al Sadr e dei suoi due compagni (lo Shaykh Muhammad Yaqub e il giornalista Abbas Badr al Din). A tal riguardo, è stato creato un comitato ufficiale da parte dello stato libanese che ha stabilito rapporti diretti con il Consiglio transitorio libico.</div>
<p>Il Comitato, insieme al ministro degli esteri libanese e a mio fratello, ha effetuato un viaggio in Libia dove ha incontrato il presidente del Consiglio, ‘Abd al Jalil, il primo ministro, il ministro degli esteri, e il ministro della giustizia. Il lavoro del Comitato prosegue in maniera seria, ma siamo ancora lontani dallo scoprire dov’è tenuto prigioniero mio padre. Posso dirle, però, che abbiamo notizie credibili sul fatto che per alcuni anni sia stato tenuto prigioniero in alcune carceri sotto il controllo diretto di fedelissimi di Gheddafi.<br />
<strong><br />
</strong><strong>Come vive le attuali vicende della cosiddetta “primavera araba/risveglio islamico” alla luce del pensiero di suo padre?</strong><br />
Hawra: Forse la caratteristica piu’ importante dell’Imam Musa al Sadr è stata la sua predisposizione al dialogo come strumento di risoluzione dei conflitti. Anche se, di fatto, lui è stato il rapresentante di un gruppo religioso specifico [gli sciiti], la sua predisposizione al dialogo era tale che per esempio i cristiani quando lo incontravano non avevano in alcun modo l’impressione di discutere con qualcuno che avesse delle idee a volte molto diverse dalle loro.</p>
<p>Questo elemento è alla base del suo umanesimo. Io credo che il sentiero su cui si sono incamminati i popoli e i paesi colpiti da questi eventi sia molto bello, e non posso che sostenere la voglia di impadronirsi del proprio destino di questi popoli. Certo, devo anche dire che in alcuni casi non posso che essere preoccupata dai tentativi in atto da diverse parti per appropriarsi di questa voglia di libertà per fini propri. Dobbiamo adoperarci tutti perché questa bella possibilità rimanga nelle mani della gente.<br />
<strong><br />
</strong><strong>Come interpreta il ruolo di suo padre nel favorire il riavvicinamento fra sciiti e alawiti, e quindi la leggittimità agli occhi dei musulmani del presidente al Asad, alla luce delle recenti tragiche vicende in Siria?</strong><br />
Hawra: La questione siriana è molto sensibile. Quello che le posso dire è che ritengo che se l’Imam Musa al Sadr fosse stato ancora presente sullo scenario libanese il livelo delle tensioni sarebbe stato molto ridotto.</p>
<p>In particolare, lui si è sempre impegnato perché nessun gruppo rimanesse isolato, appartato dagli altri. Infatti, durante la guerra civile libanese lui s’impegnò sempre perché nessun gruppo fosse isolato completamente dagli altri. Questo suo attegiamento provocava critiche persino fra le persone a lui più vicine, che gli chiedevano perché non fosse giusto isolare persone o gruppi che li attaccavano. Lui credeva profondamente che l’isolamento portasse solo a un intensificarsi del livello dello scontro e a un accentuarsi degli estremismi.<br />
<strong><br />
</strong><strong>Pochi sanno che il Sayyid Muqtada al Sadr è membro della stessa famiglia del Sayyid Musa al Sadr. Lei come interpreta il ruolo di Muqtada nelle attuali vicende irachene alla luce del pensiero di suo padre?</strong><br />
Hawra: Vede, ogni persona ha delle caratteristiche proprie, e la stessa cosa vale per i diversi paesi in cui i membri della famiglia al-Sadr hanno operato e operano. La mia speranza è che l’Iraq trovi un po’ di tranquillità, e che tutti i membri della mia famiglia si adoperino al massimo per questo fine.</p>
<div>
<p>&nbsp;</p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div><a title="" href="x-msg://28/#_ftnref">[1]</a> L’utilizzo del termine “Imam” in ambito sciita è divenuto quantomai problematico. Fino agli ultimi decenni del secolo scorso, tale “qualifica” era riservata ai dodici Imam della tradizione sciita. Probabilmente a partire proprio dalla figura di Musa al Sadr, ma in maniera ancora piu’ importante ed evidente con l’“Imam” Ruhollah Khomeini, tale termine è stato utilizzato anche per alcuni importanti leader religiosi sciiti; introducendo una voluta ma discutibile sovrapposizione teologico-ideologica fra i soli leggittimi detentori del potere politico agli occhi degli sciiti, cioè i dodici Imam della tradizione, con i contemporanei protagonisti del panorama religioso (e politico) sciita.<br />
&#8212;-<br />
<strong>* </strong>Raffaele Mauriello è un ricercatore esperto di storia contemporanea dell&#8217;Islam sciita e di geopolitica. Di recente è uscita la sua monografia <em>Descendants of the Family of the Prophet in Contemporary History: A Case Study, the Šīʻī Religious Establishment of al-Naǧaf</em> (Iraq)<em>, </em>Suppl. alla “Rivista degli Studi Orientali” dell&#8217;Università di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;, Roma-Pisa Dicembre 2011.</div>
</div>
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		<title>Elezioni siriane, la rivincita del Baath</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 13:13:45 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Chi lo avrebbe mai detto? Il Baath, partito al potere in Siria da mezzo secolo, ha ottenuto una vittoria ancor più schiacciante nelle ultime elezioni legislative consacrate dai media ufficiali...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-8399" title="Spoglio delle schede, Sana, 8 maggio 2012" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2012/05/ElezioniSiria120508SpoglioSana-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" />Chi lo avrebbe mai detto? Il Baath, partito al potere in Siria da mezzo secolo, ha ottenuto una vittoria ancor più schiacciante nelle ultime elezioni legislative consacrate dai media ufficiali come &#8220;le prime dell&#8217;era del multipartitismo e le prime dall&#8217;abolizione del dominio del Baath in parlamento&#8221;.</p>
<p>La Commissione elettorale siriana ha fornito i risultati definitivi delle consultazioni del 7 maggio scorso, ma non ha precisato l&#8217;appartenenza politica dei 250 deputati eletti.</p>
<p>Ci ha pensato però il giornale libanese <a href="http://www.assafir.com/Article.aspx?EditionId=2151&amp;ChannelId=51437&amp;ArticleId=1554&amp;Author=">as Safir</a>, vicino al regime siriano, a entrare nel dettaglio: &#8220;Il Baath si è assicurato una maggioranza di circa il 60 per cento&#8221;, si legge sul quotidiano di Beirut.</p>
<p>Secondo la legge elettorale precedente, il Baath &#8211; che dal 1963 al febbraio scorso aveva il dominio in parlamento &#8211; ha per decenni goduto del diritto di ottenere una maggioranza d&#8217;ufficio di 127 seggi sui 250 totali, con una percentuale che superava appena il 50 per cento.</p>
<p>Sono comunque tre i rappresentanti di due &#8220;nuovi&#8221; partiti siriani eletti in parlamento: Qadri Jamil e Ali Haydar del Fronte del cambiamento e della liberazione, e Amro Ossi dell&#8217;&#8221;Iniziativa dei curdi siriani&#8221;. Le opposizioni in patria e all&#8217;estero, gli attivisti e i dissidenti avevano boicottato le consultazioni definendole &#8220;una farsa del regime&#8221;.</p>
<p>I media ufficiali di Damasco hanno ieri riportato i dati di affluenza nazionale: <a href="http://sana.sy/ara/2/2012/05/16/419128.htm">appena il 51,26</a>, senza però fornire cifre delle passate legislative. As Safir ha oggi ricordato che alle scorse consultazioni del 2007 l&#8217;affluenza era stata del 56 percento.</p>
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		<title>Siria, a letto con i terroristi</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 09:47:02 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Se è vero &#8211; come afferma anche il regime siriano &#8211; che i ribelli dell&#8217;Esercito libero lavorano a braccetto con al Qaida, si può arrivare a dire che gli osservatori...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-8389" title="Il generale Robert Mood, comandante di Unsmis" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2012/05/RobertMoodSlide-300x255.png" alt="" width="300" height="255" />Se è vero &#8211; come <a title="Finalmente appaiono… “i libici e i tunisini di al Qaida” in Siria!" href="http://www.sirialibano.com/short-news/finalmente-appaiono-i-libici-e-i-tunisini-di-al-qaida-in-siria.html">afferma anche il regime siriano</a> &#8211; che i ribelli dell&#8217;Esercito libero lavorano a braccetto con al Qaida, si può arrivare a dire che gli osservatori Onu, fermatisi ieri a Khan Shaykhun (Idlib) dopo che tre loro mezzi sono stati danneggiati da un&#8217;esplosione, hanno passato la notte con i terroristi&#8230; ma &#8220;stanno bene&#8221;.</p>
<p>&#8220;Stanno bene&#8221; non lo ha detto chissà quale attivista anonimo, bensì il generale norvegese Robert Mood, a capo della missione di osservazione Unsmis.</p>
<p>Interpellato il 16 maggio 2012 <a href="http://www.reuters.com/article/2012/05/16/us-syria-idUSBRE84C0DO20120516">da Reuters</a>, Mood ha detto di aver parlato con la squadra di osservatori che si è dovuta fermare a Khan Shaykhun e ha assicurato che stanno bene.</p>
<p>Addirittura &#8211; si legge nella notizia di Reuters &#8211; il capo squadra degli osservatori a Khan Shaykhun ha risposto che sono &#8220;felici e sicuri&#8221;.</p>
<p>Uno dei ribelli, interpellato sempre da Reuters, ha aggiunto che i berretti blu &#8220;hanno dormito bene&#8221; e che &#8220;hanno partecipato ai funerali&#8221; delle quattro persone uccise ieri nel bombardamento di artiglieria.</p>
<p>Secondo un documento interno di Unsmis citato da Reuters, a Khan Shaykhun sei osservatori si sono fermati per la notte &#8220;in un ambiente amichevole&#8221;. Qui di seguito la notizia di Reuters. E in basso il video, del 15 maggio 2012, degli istanti successivi al danneggiamento di uno dei tre veicoli di Unsmis a Khan Shaykun.</p>
<p>Per il regime di Damasco, i veicoli Onu sono stati <a href="http://tishreen.news.sy/tishreen/public/read/258478">danneggiati da un ordigno improvvisato</a> posto sulla strada dai terroristi. <strong>Gli stessi che hanno dato da dormire agli osservatori?</strong></p>
<blockquote><p>The United Nations aims to collect a monitoring team from the Syrian town of Khan Sheikhoun on Wednesday, the head of the monitoring mission said, after they spent the night in the hands of rebels following an attack near their convoy.</p>
<p>The Free Syrian Army said on Tuesday the monitors, whose cars were damaged in an attack which killed at least 21 people in Khan Sheikhoun, were under FSA protection. &#8220;We have spoken to them on the phone.</p>
<p>They are telling us that they are happy where they are and they are safe,&#8221; the head of the monitoring mission, Major-General Robert Mood, told reporters in Damascus. &#8220;We are going to pick them up this morning.&#8221;</p>
<p>An FSA rebel in Khan Sheikhoun contacted by Reuters said the monitors were attending a funeral on Wednesday for people killed in Tuesday&#8217;s violence. &#8220;They slept well and now they went with people taking part in the funeral to bury the martyrs,&#8221; he said. &#8220;We provided a phone for them and they spoke to Mood and he promised them cars from Damascus to pick them up.&#8221;</p>
<p>An internal U.N. document obtained by Reuters at the United Nations said that a total of six monitors were under rebel &#8220;protection&#8221; in a &#8220;friendly environment&#8221;.</p>
<p>Ahmad Fawzi, international mediator Kofi Annan&#8217;s spokesman, said the U.N. convoy was hit by an improvised explosive device in Khan Sheikhoun on Tuesday. &#8220;Three U.N. vehicles were damaged but no U.N. personnel were hurt in this explosion.</p>
<p>The mission has sent a patrol team to the area to help to extract those U.N. military observers,&#8221; he said in a statement. Around 200 observers are in Syria to monitor implementation of an April 12 ceasefire agreement intended to stem the bloodshed in a 14-month-old uprising against Syrian President Bashar al-Assad. Rebels and government forces alike have violated the ceasefire deal and activsts say hundreds of people have been killed since the middle of last month.</p></blockquote>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/TqH4M_SjGpw" frameborder="0" width="640" height="360"></iframe></p>
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		<title>Finalmente appaiono&#8230; &#8220;i libici e i tunisini di al Qaida&#8221; in Siria!</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 08:09:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sarà sicuramente vero, se lo dice la tv di Stato siriana. Al Qaida e l&#8217;Esercito libero siriano lavorano a braccetto. Si coordinano. A rivelarlo sono ben tre terroristi stranieri: due...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-8383" title="Due tunisini e un libico confessano: siamo terroristi di al Qaida in Siria, Sana, 16 maggio 2012" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2012/05/TerroristiSTRANIERIConfessanoSANA120516-300x201.jpg" alt="" width="300" height="201" />Sarà sicuramente vero, se lo dice la tv di Stato siriana. Al Qaida e l&#8217;Esercito libero siriano lavorano a braccetto. Si coordinano. A rivelarlo sono ben tre terroristi stranieri: due tunisini e un libico.</p>
<p>Sulla prima pagina del quotidiano governativo <a href="http://tishreen.news.sy/tishreen/public/read/258477">Tishrin</a> del 16 maggio 2012 appare in taglio medio il titolo: Tre terroristi confessano di essersi infiltrati in Siria dalla Turchia per compiere attacchi col coordinamento tra &#8220;al Qaida&#8221; e &#8220;l&#8217;Esercito libero&#8221;.</p>
<p>Finalmente il regime, dopo un anno di accuse di complotto straniero e di terroristi arabi presenti sul suo territorio, ha trovato il modo di fornire le prove.</p>
<p>Nei giorni scorsi, l&#8217;agenzia <a href="http://www.reuters.com/assets/print?aid=USBRE84D0UN20120514">Reuters</a> aveva intervistato una delle famiglie di altri (?) tre tunisini arrivati in Siria, tramite la Turchia, per sostenere la rivolta armata.</p>
<p>E il sito <a href="http://syria-politic.com/ar/Default.aspx?subject=647">Syria-Politic</a>, vicino al regime, aveva pubblicato lo scorso 12 maggio una lista di 26 combattenti arabi impegnati nel &#8220;jihad&#8221; in Siria. I tre che hanno &#8220;confessato&#8221; alla tv di Stato sono tutti presenti in questa lista.</p>
<p>Intanto leggiamo integrale la notizia dell&#8217;agenzia Sana in <a href="http://sana.sy/eng/337/2012/05/16/419319.htm">inglese</a>, che trovate più dettagliata in <a href="http://sana.sy/ara/336/2012/05/16/419316.htm">arabo</a>.</p>
<blockquote><p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Three terrorists, one of them Libyan and the two others are Tunisians confessed that they infiltrated into Syria through the Turkish borders in order to carry out terrorist attacks in coordination with al-Qaeda and militias of so-called the free army.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Libyan terrorist Fahd Abdul-Kareem Saleh al-Freitis said in confessions broadcast by the Syrian TV Tuesday that he took part in the latest events in Libya, then he went to Istanbul in Turkey where he contacted with a person called Abu Ahmad, from al-Qaeda, who asked him to come to Antakya near the Syrian borders.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Al-Freitis added that he infiltrated into Syria on foot, later a car for Abu Ahmad took him to the Syrian port of Lattakia. &#8220;When we arrived in Lattakia, we stayed there for several days. Then we met Abu Ahmad who works with the free army to take us to al-Mujahedin,&#8221; the Libyan terrorist said.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">Tunisian terrorist Osama Mukhtar Hazli confessed that he also went to Libya to participates in the events there. &#8220;When I was staying in Libya, one of my friends called Ridaa told me that he will go to Syria.. I told him that I wish to travel with him.. Later Ridaa came along with Sami and Walid,&#8221; Hazli added.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">&#8220;We all went to Turkey where we phoned Abu Ahmad who pledged to guarantee our entrance to Syria.. He asked us to come to Antakya, he had relation with a person called Abu Talha who possesses a Jihadist group affiliated to al-Qaeda in Syria,&#8221; the Tunisian terrorist said.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">&#8220;After entering Syria, we went to Lattakia and met Abu Ahmad who would take us to Abu Talha or the free army in order to travel to Idleb,&#8221; he added.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">For his part, terrorist Majdi bin al-Ayashi al-Ayari, from Tunisia, confessed that he also went to Libya to take part in the fighting… later he joined a camp for al-Qaeda where he trained who to use weapons.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">&#8220;Later, I went to Turkey where I contacted Abu Ahmad who told me to travel to Antalya… After arriving there, one of the persons took me by car and help me infiltrate into Syria… I went to Lattakia where a taxi for Abu Ahmad was awaiting me to get there,&#8221; Al-Ayari said.</span></p>
<p><span style="font-family: Arial; font-size: x-small;">He added &#8220;when we arrived there, they took us to one of the houses where I found several persons, of Arab nationalities… Abu Ahmad welcomed us and told us that one of the smugglers will take us in the next day to join al-Mujahedin.&#8221;</span></p></blockquote>
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		<title>In ricordo di Saadallah Wannus&#8230;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 20:00:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Censura]]></category>
		<category><![CDATA[SIRIA]]></category>
		<category><![CDATA[Saadallah Wannus]]></category>
		<category><![CDATA[سعد الله ونوس]]></category>

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		<description><![CDATA[Quindici anni fa moriva Saadallah Wannus, uno dei più importanti &#8211; se non addirittura il più importante &#8211; drammaturgo del mondo arabo. Nato nel 1941 a Hussein al Bahr, poco...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft  wp-image-8367" title="Saadallah Wannus" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2012/05/Saadallah-Wannus.jpg" alt="" width="441" height="325" />Quindici anni fa moriva Saadallah Wannus, uno dei più importanti &#8211; se non addirittura il più importante &#8211; drammaturgo del mondo arabo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato nel 1941 a Hussein al Bahr, poco lontano dal porto siriano di Tortosa, è stato protagonista indiscusso della scena teatrale araba già dalla metà degli anni Sessanta del secolo scorso e un punto di riferimento per gli intellettuali del suo tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si formò a Parigi all&#8217;istituto di studi teatrali della Sorbona, per poi fare ritorno nel su Paese, dove si dedicò a quello che lui stesso definiva &#8220;teatro di politicizzazione&#8221; (<em>masrah al-tasyiis</em>), un teatro che veicolava messaggi sociali e politici e che &#8211; grazie alla sua immediatezza &#8211; riusciva nell&#8217;intento di coinvolgere gli spettatori in prima persona.</p>
<p>Si è spento nel 1997 poco più che cinquantenne, in seguito a una lunga malattia.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo ricordiamo oggi con le parole che sua figlia Dima, giornalista e scrittrice a sua volta, gli dedica sulla pagina cultrale di <a href="http://www.assafir.com/Article.aspx?EditionId=2149&amp;ChannelId=51388&amp;ArticleId=1342" target="_blank">al Safir</a>:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Lo misero su una stretta barella di ferro. Un lenzuolo bianco pendeva dai due lati. Aveva gli occhi chiusi. E nel momento in cui lo portarono fuori dalla sua stanza, aprì gli occhi quanto più poté. Mi cercò. Rimasi a guardarlo in silenzio. Mi guardò negli occhi. Credo che vi abbia incontrato solo vuoto e desolazione. Sorrise con fatica e mi sussurrò la sua solita frase: &#8220;Non aver paura&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Nessuno di noi due sapeva che sarebbe stata l&#8217;ultima volta che usciva di casa. Eppure dopo qualche giorno mi sorrise con lo stesso sorriso, ma era nella stanza numero 208. Quel sorriso dopo quindici anni continua a essere la mia finestra sulla vita. Ne ricordo i minimi dettagli. Quell&#8217;emanazione piacevole di tenerezza e paura quando scaturiva da labbra secche e stanche. Andavo a trovarlo ogni giorno. Mi fermavo davanti alla porta della stanza. Guardavo il numero 208 e pensavo: “Se la stanza non avesse avuto questo numero, la situazione sarebbe stata migliore di quella che è?”</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Entravo con circospezione. Sarei voluta scomparire. Andavo verso il suo letto. Vedevo che aveva gli occhi chiusi. Mi avvicinavo. Gli mettevo un dito sotto il naso. Sentivo il respiro venir fuori caldo e così i battiti del mio cuore rallentavano. Respirava.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Una mattina decisi di non andare. E non lasciai la mia stanza per tutto il giorno. Il nastro girava nel registratore senza fermarsi. Il nastro di Jacques Brel che cantavamo a squarciagola e piansi. Poi gli parlai. Lo pregai di non lasciarmi sola. Gli promisi che ci saremmo divertiti di nuovo. Che saremmo andati insieme nei caffè che amava e che erano rimasti in pochi. Piangevo. E cantavo. E dimenticai che la notte aveva gettato la sua ombra sulla mia finestra. Jacques Brel cantava. Mi addormentai alle dieci di sera. Mi svegliai all&#8217;una. Mi alzai dal letto. Mi infilai i vestiti. E aspettai. Sapevo che uno di loro sarebbe arrivato da un momento all&#8217;altro a prendermi. Suonò il campanello. Aprii la porta. Apparve la dottoressa Mari Elias col volto stanco. La abbracciai brevemente e sapevo. Senza scambiarci parole. Lo sapevo. Salimmo in macchina e non ricordo chi era alla guida. Ma ricordo bene la mia sorpresa di allora nel vedere che i semafori erano ancora in funzione. E che il guidatore dovesse fermarsi col rosso. La vita non si era fermata dunque. E Mari, gentile, non disse neanche una parola. E io lo sapevo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Il corridoio stretto che portava alla stanza 208 era affollato. Sentii piangere e cercai mia madre che si perdeva con la sua magrezza e il suo pallore tra la folla. La vidi sorridermi anche con fatica mentre i suoi occhi <em>come prugne mature</em> lanciavano sguardi. Mi fermai davanti alla porta chiusa della stanza. Zia Suad, la moglie di Abd al Rahman Munif, mi spinse con tenerezza. Mi disse di entrare nella stanza per salutarlo. Ma io non volli. Ebbi paura di non incontrare quel sorriso. Ebbi paura che la vita si sarebbe fermata se mettevo il dito sulle sue labbra e non sentivo quel calore. Ebbi paura di scuoterlo per svegliarlo, mentre soffriva perché non poteva abbracciarmi. E lo sentii sussurrare da dietro la porta della stanza: “Non avere paura”.     </em></p>
<p style="text-align: justify;">___</p>
<p style="text-align: justify;">Di Saadallah Wannus è disponibile in italiano:<br />
<a href="http://www.jouvence.it/ita/letterat/nar_arab/index.htm" target="_blank">L&#8217;ultimo ricordo</a>, traduzione di Monica Ruocco, Jouvence 2004.</p>
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		<title>Siria, Arrestata un&#8217;altra &#8220;terrorista&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 15 May 2012 14:28:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cultura & Censura]]></category>
		<category><![CDATA[Rivolta 15 marzo]]></category>
		<category><![CDATA[SIRIA]]></category>
		<category><![CDATA[Farah Hwijeh]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; nata negli stessi giorni in cui trent&#8217;anni fa il regime del presidente Hafez al Asad spianava la città di Hama &#8220;covo dei terroristi islamici&#8221;, uccidendo secondo bilanci non ufficiali...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-8349" title="Farah Hwijeh" src="http://www.sirialibano.com/wp-content/uploads/2012/05/Farah-Hwijeh.jpg" alt="" width="396" height="452" /></p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; nata negli stessi giorni in cui trent&#8217;anni fa il regime del presidente Hafez al Asad spianava la città di Hama &#8220;covo dei terroristi islamici&#8221;, uccidendo secondo bilanci non ufficiali oltre 10.000 persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Farah Hawje (foto), 30 anni, con alle spalle un master in Italia, è stata arrestata il 5 maggio scorso a Damasco dai servizi di sicurezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Da allora non si hanno più notizie. Era impegnata  nel volontariato e nella tutela ambientale. La sua famiglia ci ha inviato un appello per chiederne la liberazione che pubblichiamo nella traduzione italiana:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Farah Hwijeh, è nata a Salamiyya (Hama) il 10 febbraio del 1982. Si è laureata in Scienze ambientali all&#8217;università di Damasco e poi ha ottenuto un diploma di master in &#8220;Gestione ambientale del Mediterraneo&#8221; in Italia.</em></p>
<div style="text-align: justify;"><em>Farah è una volontaria attiva. Ha partecipato a molti progetti con l&#8217;Associazione siriana per l&#8217;ambiente, tra cui la realizzazione del giardino botanico, una mostra sui fiori, il rinfoltimento della flora del monte Qasiun che svetta su Damasco.</em></div>
<p style="text-align: justify;"><em>Ha preso parte anche a molte attività per i bambini malati di cancro.</em></p>
<div style="text-align: justify;"><em>Nel luglio 2006, durante la guerra di Israele contro il Libano era lì, sul confine siro-libanese ad aiutare le famiglie libanesi in fuga verso la Siria.</em></div>
<p style="text-align: justify;"><em>Farah è stata l&#8217;ideatrice del progetto “coperchi di plastica”: ha avuto l&#8217;idea di raccogliere i coperchi in plastica delle bottiglie, di rivenderli a industrie di riciclaggio della plastica di Damasco e utilizzare i soldi ricavati per comperare sedie a rotelle per i bambini che ne hanno bisogno.</em></p>
<div style="text-align: justify;"><em>Farah si è molto impegnata anche per la salvaguardia dell&#8217;Ibis testanera &#8211; Abu Manjal &#8211; un uccello che vive in Siria in una zona semi-desertica e che è a rischio di estinzione.</em></div>
<div style="text-align: justify;"></div>
<div style="text-align: justify;"><em>Farah ora è in carcere. È in prigione nel suo Paese che ama&#8230; Qual è il crimine che ha commesso? </em><em>Addebitiamo la responsabilità di qualunque danno arrecato a Farah Hwijeh alle forze di sicurezza siriane e chiediamo il suo rilascio immediato.</em></div>
</div>
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