Beirut, Intrecci di voci al Salon du livre francophone

Nella polifonia di Beirut l’armata francese sembra sempre quella che ambisce al trionfo. Le truppe si schierano con l’organizzazione di eventi uno dietro l’altro.  Ed ora è il momento del Salon du livre francophone, dal 29 ottobre al 6 novembre 2011, 18ª edizione.

Le voci si intrecciano a Biel, sede espositiva e centro di fiere nella propaggine di terra rubata al mare, con conferenze e presentazioni di libri che si inframmezzano a letture pubbliche e ad “animazioni”. Tutto questo succede tra gli stand delle più grandi librerie-vetrine della città, alcune già diventate catene di negozi: El bourj, Antoine, la Librairie Orientale, Virgin, Stephan.

Tra gli eventi da segnalare, sabato 29 ottobre, giornata d’inaugurazione, una conferenza – intervista a Hanan al-Shaykh, autrice libanese che scrive in arabo degna di nota. Il percorso di scoperta della sua scrittura si è articolato con una serie di domande
su tre libri in particolare: Histoire de Zahra (Hikayat Zahra), Femmes de sable et de myrrhe (Misk al-ghazal), Toute une histoire (al-Jarada wa al-ʻUsfur: Hikayat Ummi), tutti tradotti in italiano (*).

Nella sua carriera, cominciata negli anni ’70, Hanan Al-Shaykh è riuscita a dare voce a molti personaggi femminili, l’ultimo dei quali e forse il più emblematico quello della madre. È in Toute une histoire che ha riportato alla vita la sua parabola esistenziale di donna analfabeta, cresciuta in una famiglia sciita del sud del Libano, e obbligata a sposarsi giovanissima con un uomo che l’aveva richiesta e che lei ovviamente non amava.

L’autrice ha insistito nel ricordare che la madre teneva a raccontare la sua storia per dedicarla a tutte le donne – ma non solo – che sono state forzate a fare le classiche “scelte” obbligate. Il libro, ha sempre detto l’autrice, ha fatto scandalo in occidente per il coraggio che la madre ha avuto nel raccontare il divorzio; mentre in Medio Oriente la cosa che più turba i lettori è l’indigenza dell’ambiente in cui è cresciuta.

L’intento della figlia scrittrice è stato quello di tra-scrivere le parole di una donna abituata all’affabulazione, tenendosi fuori dalla
narrazione, e recuperando così l’identità di una figura familiare per renderla però autonoma: libera da ogni implicazione del legame di madre – figlia/scrittrice. Un processo questo già sperimentato precedentemente nella storia di Zahra (romanzo di finzione), e soprattutto nei ritratti rubati alle donne in Arabia Saudita raccontate nella raccolta di racconti intitolata Femmes de sable et de myrrhe (1988): libro nato a partire dalle esperienze vissute o raccolte direttamente dalle scrittrice durante la sua permanenza nella penisola arabica.

Per avere maggiori informazioni sui libri di Hanan al-Sheykh potete consultare i siti dei vari editori: Piemme e Jouvance (per i libri in italiano), Actes Sud (per quelli tradotti in francese), Anchors books e Bloomsbury (per le traduzioni in inglese) e soprattutto Dar al-Adab (per le versioni in lingua originale).
Nel catalogo della Bloomsbury è possibile trovare anche il suo ultimo libro: One thousand and one nights (2011). Una sorta di riscrittura fatta su commissione di una selezione di storie prese da “Le mille e una notte” che la scrittrice ha riletto cercando di uscire dalle solite generalizzazioni sul libro e con lo slancio di chi sente di poter trovare “nella tradizione” esempi di vita e metafore (non solo linguistiche) appartenenti all’esperienza di tutti.

Per avere un’idea degli altri incontri previsti al salone ecco il link al programma.

(*) I titoli dei libri di Hanan al-Shaykh disponibili in italiano si discostano a volte da quelli originali, rispettivamente sono:
Mio Signore, mio carnefice (Piemme, 2011),
Donne nel deserto (Jouvence, 1992),
La sposa ribelle (Piemme, 2011).