Cento visi per un solo giorno. L’unica pellicola rimasta di Christian Ghazi

Alla fine sono andato a vedere il documentario di Christian Ghazi, “Cento volti per un solo giorno”, del 1972 (62 minuti).

Montato malissimo. Questo è il forte dato negativo.

Gli spunti sono interessanti ma bisogna arrivare a metà del film perché lo spettatore non preparato inizi a cogliere il senso delle immagini.

Il regista gioca sulla contrapposizione tra una coppia borghese vicina solo nominalmente alla lotta palestinese (-“Caro, tu sostieni i fedain?” – Cara, mi stiri la camicia blu per favore?”) e una serie di personaggi legati fra loro (operai-combattenti, uno scrittore, palestinesi di un campo profughi, donna resistente) che sono invece impegnati a fondo nella lotta contro Israele “un corpo estraneo nella nostra regione”.

I dialoghi, inizialmente quasi inesistenti, diventano più frequenti verso la fine quando le varie trame singole si uniscono attorno ad un’unica vicenda (un’operazione di resistenza). La resistenza è qui presentata come era allora: laica e fortemente influenzata dall’ideologia marxista-leninista. L’islam è completamente assente, sia nel discorso parlato che in quello visivo. Come non potrebbe essere altrimenti in un contesto arabo-musulmano dei primi anni ’70.

Esemplare una scena in cui uno degli operai-combattenti si rivolge ad alcuni “compagni” (rifaq), alcuni giovani altri anziani (con la tradizionale kufiya) e gli indottrina sulla “nostra storia”. “La nostra storia – dice – inizia nel 1878 con la creazione di una prima colonia sionista in Palestina (…) col sostegno del barone Rotschild e della Sublime porta ottomana”. Uno degli “allievi” – una voce fuori-campo – domanda: “Perché ci dici queste cose?”. La risposta: “Perché la conoscenza è una delle nostre armi. Se conosci, sei libero. Devi conoscere chi è il tuo nemico e chi il tuo amico”.

La platea (quelli che sono rimasti perché la sala si è svuotata dopo i primi 20 minuti) ha applaudito alla fine. L’anziano Christian Ghazi, figlio di madre francese e padre libanese, si è preso i complimenti di qualche spettatore. Ho avuto modo di chiedergli dove avesse girato le scene delle operazioni di resistenza contro Israele, uno scenario da altipiano molto arido e brullo. “Tra Siria e Libano”, mi ha detto.

Qui copio la scheda sul film e sul regista presa dal sito del festival Né à Beyrouth, 19-23 agosto 2010 – Beirut

Ce film est l’unique œuvre qui a survécu à la destruction de la filmographie de Ghazi. Entre 1964 et 1988 Ghazi a réalisé 41 documentaires qui ont tous été détruits. Ses premiers 14 films ont été brûlés par la censure. Le reste de ses films a connu le même sort en 1988, aux mains d’une milice locale. Seule une copie 35 mm est encore à l’étranger, dont a été la copie Betacam qui vous est présentée.

Christian Ghazi was born on 19-11-34 in Antioch, Turkey, from a French mother and a Lebanese father. His family moved to Syria then to Lebanon in 1939 where they settled, and where he studied, worked, lived and witnessed the destruction of all his work – the burning of all his films. While working in the newspaper “Le soir” and as a philosophy teacher, Ghazi was studying music at the Académie Libanaise des Beaux Arts (ALBA – 1959). Later he worked at the TV station “Lubnan wal Mashreq”, and at the same time started to direct documentaries. His first twelve documentaries commissioned by the Ministry of Tourism in 1964 were all banned and burned for being subversive. He had filmed people at the Casino du Liban and in restaurants, and the miserable peasants in the North and South of the country, then matched the video of the Casino with the audio of the peasants and vise versa. In 1987 while he was away in Africa, his house in Beirut was devastated by a local militia, and again all his films (the only existing negatives) were burned. Between these two dates (1964 and 1987), this veteran filmmaker had an abundant production – 29 films – mostly about the Palestinian resistance, but also about the Lebanese war, the misery, the refugees…

The only remaining of his films is “One hundred faces for a single day”, which he considers as his “manifesto of cinema” (the only copy of this film was found in the Syrian Cinema Institute; the film had been in competition at an alternative film festival in Damascus in 1972 where it won the critics award). Twelve years after his great loss, he directs “The coffin of the memory” (2001), a documentary “about the political insularity and apathy prevalent among so many Lebanese, despite the violence suffered by the people in the region, in Palestine and Iraq”, according to his own words. Since 1959 Christian Ghazi has also written four poetry collections.