Libano, E adesso dove andiamo?

Un gruppo di donne vestite di nero entra in scena: si dirigono al cimitero, sembrano il coro di una tragedia greca e marciano all’unisono sulla musica cadenzata di sottofondo.

Così incomincia “E adesso dove andiamo?” (Wa halla’ la wein?), il nuovo film di Nadin Labaki, regista libanese famosa in Italia per il suo film di debutto del 2007 “Caramel” (Sukkar banat). Lasciato il salone di bellezza del primo film, la Labaki stavolta affronta il tema spinoso del conflitto religioso attraverso una storia agrodolce che si svolge in Libano, precisamente in un piccolo villaggio sperduto tra le montagne, dove chiesa e moschea sono l’una accanto all’altra, e dove cristiani e musulmani vivono insieme come vicini.

Il racconto segue le trovate delle donne del villaggio che – stanche di piangere la perdita di mariti, padri e fratelli morti durante la guerra – cercheranno di proteggere le loro famiglie dalla minaccia esterna, impedendo agli uomini di iniziare una nuova guerra di religione sull’ondata dei conflitti che stanno scoppiando nel Paese.

Presentato in anteprima allo scorso festival di Cannes (nella sezione “Un certain regard”), premiato dal pubblico al festival di Toronto, “E adesso dove andiamo?” è stato selezionato per rappresentare il Libano alla prossima cerimonia degli Oscar.

La Labaki ha anche scritto la sceneggiatura del film che ha l’intento di leggere con ironia la tragedia della guerra civile. E si ride molto infatti nelle due ore del film: il cast composto quasi esclusivamente da attori non professionisti è trascinante, le battute di spirito e le trovate comiche escogitate sono molto divertenti (si pensi alla scena del dialogo della moglie del mukhtar, il sindaco del villaggio, con la Madonna). E tuttavia, l’ironia non riesce mai a convincere veramente, non riesce mai a superare la caricatura un po’ superficiale e buonista che in fondo preferisce non sovvertire lo status quo.

Persino i ruoli dei personaggi rimangono ingabbiati all’interno dei tradizionali confini sessisti: se è vero che sono le donne le protagoniste principali del film, sono loro che – coalizzate – prenderanno in mano la situazione e cercheranno di evitare un conflitto religioso, e al contrario i loro uomini, impulsivi e bellicosi, sono solo pronti a mettere mano alle armi per proteggere di volta in volta la moschea o la statua della Madonna, è tuttavia anche vero che per raggiungere il loro scopo le donne assolderanno delle spogliarelliste che dovranno placare i “bollenti spiriti” degli uomini.

“E adesso dove andiamo?” sembra dunque adagiarsi su clichés abusati, senza alcuna intenzione di voler andare in profondità e di mettere eventualmente in crisi il sistema: il fascino dei due protagonisti principali (la Labaki stessa che interpreta una bella vedova del villaggio e il giovane Julian Farhat), la colonna sonora intrigante (affidata al musicista libanese Khaled Muzannar, marito della Labaki) e la regia ammiccante piaceranno molto al pubblico occidentale. Se questo risveglierà anche un maggiore interesse per il Libano in particolare e per il Medio Oriente in generale, è una speranza.