Honeymoon 58, prove tecniche di una guerra sospesa

(di Aldo Nicosia). “Chi non è in grado di ricordare il passato, è condannato a ripeterlo”.

La frase profetica di George Santayana si staglia  in sovrimpressione sullo schermo, all’inizio della nuova  missione documentaristica di Hady Zaccak. Il cineasta libanese, costantemente alla ricerca di una memoria storica da salvaguardare e affidare alle distratte giovani generazioni di connazionali e di studiosi del Medio Oriente, offre quindici minuti di intenso collage con Honeymoon 1958.

Gli eventi di quell’anno rappresentano, in miniatura, una  prova generale della guerra civile che “imploderà”, ufficialmente, nel 1975. Zaccak trova una formula accattivante per “gestire” la dimensione pubblica, ma emotivamente arida, della prima grande crisi libanese, dopo il 1943, anno dell’indipendenza: gli viene in soccorso l’episodio più importante della storia del suo microcosmo familiare, il matrimonio dei genitori, celebrato nello stesso periodo in cui ha inizio la crisi.

Il racconto tenero e appassionato della madre, Mona Aoueiss Zaccak, è affidato a una voce fuoricampo, in vivido arabo libanese, e si ispira al  diario pubblicato dalla stessa, La Sylphide: il privato, innocente e magico al contempo, sembra non esser turbato dalle parallele cronache  filmate, firmate e commentate in italiano e in francese  dall’Istituto Luce, che è poi il produttore del documentario. Stavolta la macchina da presa di Zaccak è a completo riposo, ma ciò non significa che il lavoro del regista sia meno minuzioso nel costruire una critica sintassi degli eventi. Essa è poi definita da un montaggio intelligente, che interrompe, con scatti rapidi, gli eventi della vita personale della madre e del padre e li giustappone a quelli sul conflitto che sta montando. La luna di miele dei coniugi Zaccak inizia quando la leggenda della Svizzera del Medio Oriente si obnubila.

Nel 1955 si costituisce il patto di Baghdad, che suggella l’alleanza dell’Iraq con gli Usa e il Regno Unito. La Siria e l’Egitto di Nasser rispondono alla provocazione irachena con la costituzione della Rau. Il presidente Chamoun è accusato dall’opposizione di una gestione personalistica del potere.

Lo si vede prima ricevuto dal presidente italiano a Roma, poi dar  prova di maestria col fucile da caccia (prolessi della repressione delle proteste), ricevere  la visita del sovrano saudita e incontrare un inviato del presidente degli Usa. Le scelte in politica estera, che allontanano il Libano dall’orbita nasseriana, nonché la corruzione del governo (che però non si evince dalle immagini) provocano la rabbia dell’opposizione:  scoppiano massicce manifestazioni nelle piazze e università del Paese,  sistematicamente represse con la forza. Parallelamente, in quell’atmosfera confusa di scontri interni, vengono annunciate le nozze di Mona.

Risuonano sarcastici i discorsi del leader libanese, fuori campo,  sul presunto idillio e armonia tra cristiani e musulmani, in terra libanese, che accompagnano forti  immagini  di dispiegamento di armi e manovre militari. Le immagini della cerimonia nuziale si alternano, a più riprese, con quelle di combattenti e dei segni delle devastazioni: la luna di miele sarà in Italia. La gioiosa colonna sonora accompagna le immagini dell’imbarco in una nave da sogno, in un’atmosfera di pudico romanticismo, e fa anche da voice-over alle scene delle barricate a Beirut.

I novelli sposi arrivano a Roma; le immagini girate dalla loro telecamera amatoriale, che immortala siti archeologici di fama mondiale si susseguono, calibrate con  quelle della simultanea situazione di guerra  in Libano.

A fine giugno la coppia fa rotta per Beirut, e man mano che la nave si avvicina in patria, aumenta l’ansia per la situazione di conflitto che li aspetta. Con che sollievo gli sposini riabbracceranno i parenti più stretti, venuti ad accoglierli al porto di Beirut.

Intanto i nazionalisti iracheni si oppongono al Patto di Baghdad, e con un colpo di stato militare, diretto dal generale Qasim, il sovrano hashemita d’Iraq  viene assassinato. Solo a quel punto Chamoun riesce a convincere Eisenhower a intervenire militarmente in Libano: viene deciso l’invio di 8.000 marines e varie forze d’aviazione. Per fortuna, in pochi mesi tutto ritorna alla normalità, e a ottobre le ultime truppe lasciano definitivamente il Libano.

Nel 1975 i coniugi Zaccak decidono di tornare per la seconda volta in Italia, ma stavolta in aereo. Finalmente una vacanza spensierata. E invece no, purtroppo una nuova tempesta si profila all’orizzonte: è la vigilia della guerra civile in Libano.