Libano, Basta con i test della vergogna!

Tutto è cominciato a maggio, quando il programma televisivo del canale libanese MTV Enta Horr (Sei libero, in dialetto levantino) ha trasmesso una puntata in cui venivano mostrate immagini girate con una telecamera nascosta in un cinema per adulti di Tripoli, la seconda città del Libano.

Le immagini mostravano uomini che si masturbavano o che si baciavano nell’ombra e il presentatore, Joe Maaluf, ha invitato le autorità a chiudere il cinema. E il giorno dopo il Cinema Hamra di Tripoli è stato effettivamente chiuso.

Il 28 luglio la polizia fa una retata nel Cinema Plaza – anche questo un cinema porno – del quartiere di Burj Hammud a Beirut, noto per essere un luogo di incontro per omosessuali.

Trentasei persone vengono arrestate perché sospettate di omosessualità.

Ma non basta: gli arrestati vengono sottoposti a esami anali che – stando a concezioni mediche ottocentesche – accerterebbero la loro omosessualità.

Questi test, oltre a non rispettare il principio di presunzione di innocenza dell’imputato, dal momento che sono intesi per accertarne la colpevolezza, sono condannati come una forma di tortura legalizzata dalle organizzazioni che si occupano di diritti umani.

Essi sono una pratica vergognosamente comune in Libano: nelle stazioni di polizia le persone sospettate di omosessualità vengono costrette a spogliarsi e a chinarsi in avanti perché un medico possa procedere a un esame anale.

“Questi esami non provano assolutamente nulla”, ha spiegato il dottor Hussein Shahrur, medico legale, alla Bbc. “Il loro valore scientifico è pari a zero, in particolare perché sono consultazioni visive – il medico osserva il retto della persona arrestata e scrive il suo referto”.

In Libano non c’è una legge che punisce l’omosessualità, ma si fa riferimento all’articolo 534 del codice penale che sanziona “rapporti sessuali contro natura” con una detenzione che può arrivare fino a un anno.

Sulla spinta di questi due casi ravvicinati e del dibattito infuocato scaturitone, Legal Agenda, l’organizzazione non governativa libanese che si occupa dei diritti legali dei cittadini, ha chiesto formalmente all’Ordine dei medici e al ministro della giustizia di interrompere la pratica ignominiosa di questi test.

Qualche giorno fa l’Ordine dei medici libanesi ha rilasciato una circolare in cui si stabilisce che i medici che dovessero eseguire test anali per fornire prova di omosessualità saranno soggetti a misure disciplinari, dal momento che tali esami “non portano al risultato voluto e costituiscono una grave violazione dei diritti delle persone che li subiscono contro la loro volontà e una pratica umiliante”.

L’associazione Helem che si batte contro ogni forma di discriminazione legale, sociale e culturale di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali in Libano ha organizzato per sabato 11 agosto un sit-in davanti alla sede del Ministero della giustizia per sollecitare una presa di posizione contro la pratica dei test anali e vaginali. (Per maggiori informazioni, questo è il link alla pagina facebook dell’evento).

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La locandina in alto legge: “Insieme per abolire gli esami della vergogna. Questi test, siano anali o vaginali sono uno stupro su richiesta dalla pubblica accusa ed eseguito da medici”.