Libano, Per una nuova legge elettorale

(di Giacomo Galeno*) A poco più di un anno dalle prossime elezioni legislative (previste per il giugno 2013), nell’arena politica libanese si riaccende il consueto dibattito a proposito della modifica della legge elettorale.

La legge attualmente in vigore, adottata nel settembre del 2008 (in vista delle elezioni del giugno 2009), non è altro che la copia della legge elettorale del 1960, caratterizzata da un sistema maggioritario secco e dalla divisione del Libano in numerose circoscrizioni elettorali di piccole dimensioni e corrispondenti grosso modo ai distretti (qada’).

Tale sistema elettorale – secondo gli attivisti dell’Ong Civil Campaign for Electoral Reform (Ccer) – contribuirebbe a impedire il naturale ricambio della classe politica, che una vera democrazia dovrebbe garantire. In che modo? Poiché le circoscrizioni elettorali sono ritagliate in modo da comprendere aree con una marcata omogeneità confessionale, favorirebbero i maggiori partiti che proprio a questa si richiamano. Inoltre il sistema maggioritario secco impedisce l’accesso al Parlamento a tutte quelle forze politiche che non abbiano ottenuto la maggioranza relativa (sebbene queste complessivamente potrebbero essere la maggioranza assoluta), generando un grave deficit di rappresentanza.

Per questo motivo il Ccer (e prima ancora altre Ong) si batte dal 2006 per l’adozione di un sistema elettorale proporzionale e di circoscrizioni elettorali più ampie (le muhafazat, regioni) o addirittura per l’adozione di un’unica circoscrizione elettorale che comprenda l’intero Paese.

In questi giorni la quasi totalità dei partiti, come pure il presidente della repubblica, Michel Suleiman, si è dichiarata favorevole a una riforma del sistema elettorale in senso proporzionale. Unica voce fuori dal coro è stata quella di Walid Jumblatt, il leader del partito della comunità drusa, il Partito Socialista Progressista (PSP). Il leader druso, spaventato dall’eventualità di perdere dei seggi, ha minacciato di ritirare i suoi ministri dal governo, nel caso tale disegno di legge venga approvato in consiglio dei ministri.

In questo contesto il Ccer si sta adoperando per una campagna di sensibilizzazione che mira a richiamare l’attenzione sulla questione della legge elettorale e a sollecitare il governo ad adempiere ai suoi doveri.

[…T]he Campaign would like to reemphasize to all Lebanese citizens that the proportional representation system is the fairest and most accurate system in terms of representation, and that all statements being made today which portray proportional representation as a way to marginalize any group in society are inaccurate since these sides view the electoral law as nothing more than a tool for them to reach and maintain power.

Moreover, CCER deplores statements made by some that indicate the possibility of postponing elections in case no new electoral law was adopted or due to specific security issues. Hence, CCER renews its warnings on the dire consequences of delaying elections particularly as the Lebanese Constitution and numerous international agreements maintain the right of the Lebanese citizens to choose their representatives in periodic elections. The tendency to postpone elections is completely unacceptable and the Campaign will work to block such a plan as we did in the period preceding the Municipal elections in 2010.

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* Giacomo Galeno è uno studioso dei movimenti civili in Libano e un free lancer