Libano, un matrimonio per riformare il Paese

(di Lorenzo Trombetta) Una firma apposta in calce a un contratto registrato di fronte a un notaio: il primo matrimonio civile in Libano viene celebrato in pochi minuti e senza particolari cerimonie, ma le implicazioni politiche di questo semplice atto sembrano cruciali per le sorti dei delicati equilibri su cui si basa da decenni il Paese dei Cedri.

Khulud e Nidal, rispettivamente 30 e 29 anni, sono due musulmani osservanti, originari della valle orientale della Beqaa. Entrambi sono figli di matrimoni misti tra genitori sciiti e sunniti. Khulud dirige un istituto di insegnamento delle lingue, indossa il velo e ribadisce che la scelta di sposarci civilmente ”non e’ contro la religione”. ”Noi siamo credenti, ma vogliamo che il Libano si liberi dal confessionalismo. Che divide invece di unire i libanesi”, afferma.

La storia di Khulud e Nidal e’ da giorni sulle prime pagine dei quotidiani di Beirut. I libanesi che intendono sposarsi civilmente sono infatti costretti a recarsi all’estero, di solito nella vicinissima Cipro, e a sposarsi sotto una legge straniera. Il contratto viene poi riconosciuto dal ministero degli interni ma in Libano non esiste un apparato legislativo in materia. Le leggi che dunque regolano questioni come il divorzio e l’eredita’ sono quelle dello Stato straniero dove e’ stato contratto il matrimonio.

Sul tema, da anni discusso nei circoli della societa’ civile, e’ intervenuto domenica scorsa persino il presidente della Repubblica, Michel Suleiman. Inaugurando il suo profilo Twitter, Suleiman si e’ schierato apertamente a favore del passo di Khulud e Nidal. ”Dobbiamo lavorare per legalizzare il matrimonio civile. Per abolire il confessionalismo e migliorare la convivenza tra le comunita”’, ha scritto Suleiman, cristiano maronita.

Nonostante la costituzione libanese stabilisca la parita’ di diritti di tutti i cittadini al di la’ delle loro appartenenze religiose ed etniche, ciascun libanese e’ di fatto un membro di una comunita’ e i suoi diritti sono assicurati all’interno di questo riferimento e non nel quadro del principio di cittadinanza. I leader religiosi e i politici locali che grazie allo statu quo attuale si assicurano legittimita’ e potere hanno sempre ostacolato ogni processo di riforma. A partire dall’introduzione di una legge che regolasse i matrimoni civili.

Gia’ nel 1998, l’allora presidente Elias Hrawi fece approvare dal governo la bozza di legge sui matrimoni civili, ma questa fu insabbiata in parlamento su pressione delle autorita’ religiose. La questione e’ stata sollevata di nuovo e con forza dall’avvocato Talal Husseini, che e’ andato a ripescare una legge del 1936, ancora in vigore. Il decreto n.60, promulgato dall’allora autorita’ mandataria francese, stabiliva che i libanesi che non appartenevano formalmente a nessuna comunita’ potevano ricorrere al matrimonio civile, senza passare per i tribunali religiosi. Su suggerimento dell’avvocato Husseini, Khulud e Nidal hanno potuto cancellare dal loro stato anagrafico la menzione della loro appartenenza comunitaria, in forza di un decreto fortemente voluto nel 2008 dall’allora ministro degli interni, Ziyad Barud.

Non appartenendo piu’ almeno sulla carta alle rispettive comunita’, Khulud e Nidal si sono recati da un notaio che ha sancito la loro unione in base al decreto del 1936. A dimostrare pero’ che non sono contro la religione, i due hanno comunque celebrato un matrimonio religioso, per soddisfare le rispettive famiglie senza pero’ registrare l’atto presso il tribunale sciaraitico.

Il ministro degli interni Marwan Sharbil ha pero’ gia’ anticipato che la richiesta di Khulud e Nidal sara’ respinta: ”Non esiste un sistema di leggi che regolano il matrimonio civile. Anche se il notaio ha registrato l’unione, chi e come giudichera’ eventuali controversie per l’eredita’ o il divorzio?”, si e’ chiesto il ministro. E nel Libano in piena campagna elettorale, e’ difficile che i politici rischino le loro poltrone per sostenere il primo passo di una riforma cosi’ radicale. (ANSAMed, 22 gennaio 2013).