Liberato Rami Aysha, il giornalista scomparso in Libano

L’organizzazione Reporters Sans Frontieres (Rsf) ha denunciato torture subite durante la detenzione da un giornalista libanese collaboratore di Time, Rami Aysha, tenuto per quasi un mese in carcere e rilasciato su cauzione il 27 settembre scorso.

Rsf esprime “indignazione” per la vicenda, chiedendo alle autorità libanesi di “investigare approfonditamente sui maltrattamenti, punire i responsabili e ritirare tutte le accuse contro Aysha”.

Il giornalista ha riferito di essere stato rapito il 30 agosto, mentre indagava su un traffico di armi, da 12 uomini armati vicino all’aeroporto di Beirut. Un sequestro compiuto secondo Time da miliziani del movimento sciita Hezbollah, di cui quest’area della periferia sud della capitale è una delle roccaforti.

Aysha ha denunciato di essere stato picchiato selvaggiamente e minacciato di morte dai suoi sequestratori, prima di essere consegnato all’Intelligence militare. Qui è stato nuovamente picchiato e poi consegnato alla polizia militare, che gli ha riservato lo stesso trattamento. Infine è stato rinchiuso in una cella sovraffollata con criminali comuni nel carcere di Tripoli, nel nord del Paese.

Secondo media libanesi, Aysha è stato a sua volta accusato di traffico di armi. Al Manar, la tv dell’Hezbollah, ha detto che al momento del sequestro Aysha si trovava in un’auto con un sottufficiale dell’esercito libanese e un altro giovane identificato come il cugino del militare. (ANSA, 2 ottobre).