Da Atene a Beirut, Capossela nel Levante arabo

Capossela a Beirut, 25 novembre 2013 (di Lorenzo Trombetta)

La Grecia è a metà strada tra l’Italia e il Libano: per la prima volta nella sua storia personale e artistica Vinicio Capossela si è esibito in concerto, eseguendo gran parte del repertorio del suo ultimo album ispirato alla musica tradizionale greca, di fronte a oltre trecento festanti fan e curiosi a Beirut, “uno dei porti mediterranei” che così tanto attraggono il cantautore italiano.

L’ormai celebre ‘Misirlou’, suonato assieme alla sua band greca, è il brano con cui Capossela ha dato fuoco alle polveri, scandendo con scioltezza la parola “habibi” (amore) – “l’unica parola che conosco in arabo” – e salutando il pubblico del MusicHall, uno dei templi musicali della capitale libanese. “E’ la prima volta che mi trovo in un Paese dove si parla arabo…”.

Ma perché Beirut? “Perché qui mi hanno invitato…”, risponde sorridendo. “E come quando si fa all’amore, bisogna essere in due”, aggiunge parlando all’ANSA a margine dell’evento. “La musica greca qui a Beirut araba trova terreno per deflagrare con modi e scale differenti… è per me un luogo musicale molto fascinoso”, ha detto, “I nostri musicisti greci troveranno sfumature per loro molto interessanti…”, afferma, mentre i suoi compagni di viaggio si affrettano a rifocillarsi dopo le prove e prima del concerto.

Nella sala del MusicHall, diretto dall’eclettico magnate beirutino di origini greche Michel Elefteriades, tra i numerosi appassionati italiani di Capossela c’erano moltissimi musicofili libanesi che del cantautore italiano avevano appena sentito parlare, ma che durante il concerto hanno abbandonato le comode poltrone rosso porpora del teatro per sciogliere le gambe in un ballo frenetico a ridosso del lungo bancone del bar.

“E’ emozionante suonare a Beirut”, ha detto Capossela ricordando uno dei messaggi cruciali del rebetiko, il tipo di musica popolare greca da lui rivisitato nell’album Rebetiko Gymnastas. “Il rebetiko significa vivere alle proprie condizioni, anche se si è ai margini della società, non bisogna mai abbandonare la fierezza del proprio centro”. Beirut è uno dei centri del Levante arabo e del Mediterraneo e Capossela si interroga cosa sia “successo a questo Mediterraneo, calderone di fedi e culture”, attraversato da “un Novecento fatto di fratture e lamenti”.

Tra un brano e l’altro, alternandosi alle corde greche e al suo pianoforte, indossando istrionicamente la sua testa di toro o i baffi da circense (“perché un uomo senza baffi è come una donna con i baffi”), Capossela ha rapito il pubblico del MusicHall, persino quegli scettici, che avevano comprato il biglietto in cerca di una serata “italiana” un po’ esotica. Con accelerazioni improvvise e romanticismo melanconico ha ricordato a tutti i presenti che il Mediterraneo continua a essere “una culla musicale di unità. Di ricerca dell’armonia nella diversità”. (ANSA, 26 novembre 2013).