Abu Soheib, l’ultimo “angelo” di Yarmouk

Yahya Hourani, più noto come Abu Soheib(di Lorenzo Trombetta, ANSA). L’ultimo medico di Yarmouk, un volontario della Mezzaluna rossa locale che aveva salvato centinaia di vite umane negli ultimi quattro anni, è stato ucciso da sicari nel campo profughi palestinese alla periferia di Damasco, da giorni teatro di intensi scontri tra miliziani locali e jihadisti dello Stato islamico (Isis), padroni ormai di quasi tutto il devastato sobborgo.

Yahiya Hurani (foto), da tutti conosciuto come Abu Soheib, è caduto sotto una pioggia di pallottole mentre si recava all’ospedale Palestina, da lui gestito in quasi solitudine da circa un anno, da quando il personale era fuggito dopo i sanguinosi raid aerei governativi su Yarmouk, dal 2013 sottoposto a un assedio medievale dalle forze di Damasco.

Come ha riferito il quotidiano al Hayat, la sua uccisione mercoledì scorso ha preceduto di poche ore l’ingresso a Yarmouk dell’Isis, secondo fonti locali in grado di controllare ormai l’80% del campo. Abu Soheib era uno dei quadri locali di Hamas. Ma quando il movimento palestinese aveva lasciato la Siria nel 2012 in rotta con Damasco, il medico aveva deciso di rimanere.

“Non possiamo abbandonare la gente del campo”, ripeteva Hurani. Per assicurare l’apertura di corridoi umanitari informali e l’ingresso di medicinali, Abu Soheib era più volte sceso a patti con tutti gli attori armati: dai miliziani qaedisti a quelli del regime, passando per gli insorti locali.

Forte dei suoi contatti politici, era stato perfino incaricato di andare a Beirut nel 2014 per tentare una mediazione tra lealisti e miliziani. Era un uomo di mediazione, che aveva sempre rifiutato la lotta armata. “Ha sempre spinto perché la gente di Yarmouk rimanesse neutrale di fronte alla guerra”, ricordano i suoi amici. “Schierarsi avrebbe significato cadere nella trappola della violenza”, ripeteva Abu Soheib.

Hurani non era un medico di professione ma aveva esperienza da vendere. Aveva cominciato da ragazzo a Gaza nel 1982. Poi era andato in Siria. Era stato in Libano per circa vent’anni e nel 2011 era andato in Somalia. Poi ancora a Gaza ed era tornato in Siria. Aveva ottenuto il brevetto come soccorritore dalla Croce Rossa Internazionale.

Quando le forze di Damasco avevano bombardato la moschea Abdel Qader Husseini a Yarmouk nel dicembre 2013*, uccidendo decine di civili tra cui minori, la maggior parte dei medici lasciarono il campo. Hurani rimase accanto al dottor Wael, costretto anche lui in seguito a lasciare l’ospedale sotto la minaccia di morte.

Da solo, Abu Soheib si è così improvvisato chirurgo e ha persino fatto partorire delle donne del campo. Era scampato più volte alla morte e sapeva che su di lui pesava una condanna a morte posta da “chi non voleva che a Yarmouk ci fossero medici”. Gli amici raccontano che una volta, mentre curava un ferito quest’ultimo aprì gli occhi e riconobbe Abu Soheib: “mi avevano incaricato di farti fuori. E ora tu mi salvi la vita”. (7 aprile 2015, ANSA).

* L’articolo era stato inizialmente pubblicato con un refuso: “2011” invece di “2013” (corretto). Ci scusiamo con i lettori (13 aprile 2015).