Amnesty, siriani all’estero vittime delle loro ambasciate

Amnesty International ha denunciato oggi una campagna di intimidazione del regime siriano contro oppositori che partecipano a manifestazioni all’estero, con interventi che vanno da minacce personali all’arresto e alla tortura di loro familiari in Siria.

Neil Sammonds, responsabile per la Siria dell’organizzazione per la difesa dei diritti umani, ha detto che i casi accertati riguardano 30 attivisti in otto Paesi: Canada, Cile, Francia, Germania, Spagna, Svezia, Gran Bretagna e Stati Uniti.

In molti casi, sottolinea Amnesty International, il personale delle ambasciate siriane in questi Paesi ha fotografato gli oppositori che manifestavano e li ha poi contattati per cercare di indurli al silenzio.

Ma diversi sono stati anche i casi di rappresaglie contro loro congiunti in Siria. Aladdin Mouhalheh, il fratello di un attivista che aveva partecipato a una manifestazione davanti all’ambasciata siriana in Spagna, e’ stato arrestato in Siria, apparentemente torturato e costretto a telefonare al fratello, Imad, per dirgli di non prendere piu’ parte a iniziative di questo genere.

Da quel momento di Aladdin non si sa piu’ nulla. Un pianista e compositore, Malek Jandali, che si era esibito in una manifestazione davanti alla Casa Bianca, ha detto che le forze di sicurezza hanno fatto irruzione nella casa dei suoi genitori a Homs, in Siria, li hanno chiusi in bagno e hanno devastato l’abitazione.

Nei giorni scorsi si e’ appreso che la polizia britannica sta svolgendo indagini su alcuni casi denunciati di intimidazione. Il ministero degli Esteri britannico ha tenuto svariati incontri con l’ambasciatore siriano a Londra per discutere delle accuse e sta incoraggiando i testimoni a farsi avanti e contattare la polizia.