Armi e sequestri nelle terre di Hezbollah. Che dice di non saperne nulla.

La valle della Beqaa non è una terra per i rifugiati siriani. E non solo per ragioni politiche. Ma perché sono le prime vittime, da agosto scorso, di una banda di sequestratori che fa capo al latitante Muhammad Fayyad Ismail.

Ismail è da più parti indicato come un capo dei clan mafiosi di Britel protetti politicamente da Hezbollah, il movimento sciita che ha una delle sue roccaforti proprio in quel fianco orientale della valle.

Ne parla oggi nel dettaglio il quotidiano libanese an Nahar che ricostruisce i vari sequestri a scopo di estorsione commessi dalla banda di Ismail negli ultimi sette mesi. L’ultimo è stato compiuto a Karak ai danni di una famiglia di rifugiati siriani provenienti da Madaya, sobborgo di Damasco.

Gli uomini di Ismail non prendono di mira i profughi che scappano dalla repressione siriana senza nemmeno una pantofola ai piedi, bensì verso quei siriani che portano con sé tutti i loro risparmi. Perché in Siria non si sa quando potranno tornare.

Ismail e i suoi si muovono con auto civili, ma spesso sequestrano e fuggono indossando divise militari. Secondo un siriano sequestrato e poi liberato, i suoi sequestratori riuscirono nella fuga a passare indisturbati due posti di blocco militari nella Beqaa, spacciandosi per “colleghi dei servizi di sicurezza dell’esercito”.

Secondo le fonti citate dal giornale di Beirut, l’Aspromonte locale è l’altipiano di Tufayl e Britel, località frontaliere con la Siria notoriamente usate da Hezbollah come corridoio per l’approvvigionamento di armi. Il giornale si chiede quale sia il livello del coinvolgimento in questa vicenda del movimento sciita.

Sempre Hezbollah è chiamato in causa, ancora dal quotidiano an Nahar, in merito a uno scontro a fuoco avvenuto il 26 febbraio scorso nella periferia sud, tradizionale roccaforte del Partito di Dio.

Come riferisce il comunicato della polizia libanese, una pattuglia si è recata nei pressi dell’abitazione di Nizar Husseini, originario della Beqaa, dopo che un’auto rubata nei giorni precedenti era stata localizzata nel suo garage grazie al GPS incorporato.

La pattuglia della polizia è stata bersaglio di colpi di arma da fuoco e un agente è rimasto ferito alla gamba. I membri della banda sono riusciti a fuggire.

Nell’abitazione di Husseini è stato rinvenuto un vero e proprio arsenale da guerra, divise militari, targhe di auto. Nel garage sono state trovate numerose auto rubate. Hezbollah, in un comunicato, ha smentito di avere legami con Husseini.

Insomma, nei territori che in teoria Hezbollah controlla palmo per palmo ci sono bande criminali armate che si muovono indisturbate senza che il Partito di Dio ne sappia nulla. E’ così debole la Resistenza?

L'arsenale sequestrato il 26 febbraio 2012 a casa di Nizar Hussein, Nahar.

Alcune delle auto rinvenute nel parcheggio di Nizar Hussein, Nahar