Asad, l’uomo nuovo per una Siria nuova

10307382_259072434280066_4160292538293088230_n_25_05_2014_IshtarAlla vigilia delle elezioni siriane i media del regime e i loro “megafoni” descrivono il clima che si respira nel paese e il fermento popolare in vista del voto. Chiunque sarà il vincitore sarà un successo democratico e una festa popolare, “alla faccia” di chi tenta di abbattere dall’esterno il legittimo governo voluto e tanto amato dal popolo. Lo stesso ministro degli Esteri iraniano Mohammed Javad Zarif si è espresso sulle prossime elezioni politiche: “l’intervento straniero nei Paesi della regione deve cessare e alla gente deve essere offerta la possibilità di determinare il proprio destino”.

Il Centro Italo Arabo Assadakah è a Damasco per seguire le elezioni presidenziali il Siria. Il reporter libanese Talal Khrais (responsabile esteri dell’associazione) definisce la missione giornalistica nel paese arabo la più importante della sua storia. Assadakah, con Khrais, fa parte della commissione internazionale degli osservatori che dovranno vigilare sulla regolarità del voto il prossimo 3 giugno.

“Lasciando Beirut per Damasco – rivela Khrais – ho visto una fila chilometrica di persone che sono giunte da tutto il Libano per il votare il nuovo presidente della Siria. Non importa chi sarà il candidato da scegliere, ciò che conta è partecipare, dare un significato a questo appuntamento fondamentale per la democrazia e la pace in questo paese. Ovviamente la stampa occidentale ha censurato le immagini del fiume di uomini e donne che si è recato a votare presso l’ambasciata siriana nella capitale. Sono immagini che il mondo non deve vedere perché da sole bastano a far crollare il muro di menzogne costruito con le false corrispondenze giornalistiche”.

“Quelle immagini – continua il reporter libanese – sono il segno della sconfitta per chi pensa ancora che in Siria ci sia una guerra civile. No, non c’è la guerra civile, c’è soltanto – evidenzia Khrais – una minoranza armata da potenze straniere che vuole abbattere uno stato sovrano. Arrivato a Damasco posso dire che oggi la capitale é una città tranquilla. Il terrorismo non ha spazio in un Paese di mille culture. La gente si prepara a votare con una gioia incredibile, ci sono feste ovunque. Le strade pullulano di gente, si fa shopping come una città qualsiasi, con negozi aperti fino a tardi. Così è anche nei ristoranti. Qui non si è mai smesso di vivere e adesso il futuro non fa più paura”.

Ne è convinto anche il candidato alla presidenza della Repubblica, Hassan Nouri, “che sa di non poter competere per la poltrona di presidente ma crede fortemente in queste elezioni perché rappresentano un segnale di cambiamento. E chiunque vincerà la sfida del 3 giugno – conclude Khrais – sa bene che da quel voto il Paese ne uscirà più forte che mai”.

In un secondo articolo lo stesso giornalista afferma che “stiamo assistendo a una vera e propria campagna elettorale, una prova di democrazia che i media occidentali non vogliono vedere. Ovunque ci sono dibattiti e i cittadini hanno una gran voglia di partecipare e farsi sentire. Quei media parlano di elezioni “truccate” solo perché non accettano il fatto che il presidente Asad sia amato dal suo popolo che gli riconosce il merito di aver sconfitto il terrorismo sponsorizzato da Usa ed Europa. I media tenteranno di minimizzare l’esito del voto, forse faranno ironia spicciola. Lo faranno opinionisti che in Siria non ci hanno mai messo piede e che se ne stanno in redazione su una poltrona pagata profumatamente. Non diranno mai quello che accade realmente qui. Di quei giornalisti bisogna diffidare”.

E ancora, “abbiamo intervistato il candidato alle elezioni presidenziali Hassan Nouri, un economista di alto livello” che ha dichiarato “sono d’accordo con il presidente per quanto riguarda la lotta al terrorismo e la difesa della Siria nei confronti di una guerra planetaria”. Nouri considera la volontà di partecipazione alle elezioni presidenziali “un passo in avanti per un pluralismo politico sano e per portare la Siria, il cuore battente della Nazione Araba, verso un futuro prospero a cominciare dalla ricostruzione”.

Un altro sito filo regime invece, riporta le parole di Mons. Hilarion Capucci secondo il quale “le elezioni presidenziali in Siria sono un’importante occasione per sottolineare l’attaccamento alla patria”, invitando tutti i siriani a votare per il presidente della nuova Siria che meglio li rappresenti.

Secondo lo stesso sito, Capucci ha sottolineato che le presidenziali sono un passo importante per ricostruire le istituzioni statali costituzionali e ripristinare la stabilità dei livelli politici, economici e di sicurezza. Inoltre ha ribadito che garantendo il successo delle elezioni arriverà un messaggio al mondo sulla determinazione dei siriani per iniziare la fase della ricostruzione.

Ha affrontato anche il discorso relativo alla “feroce guerra universale condotta contro la Siria a partire dal 2011″, sottolineando che “l’obiettivo di questa guerra è stato la distruzione del paese”.