“Attacchi chimici” in Siria, una breve cronologia

A 48 ore dall’avvio della missione in Siria di ispettori Onu incaricati di indagare sull’uso nel Paese di armi chimiche, le notizie del presunto massacro in un “attacco con gas” di centinaia di persone nella regione di Damasco riporta d’attualità la questione dell’utilizzo di armi di distruzione di massa nella guerra siriana.

Nel luglio 2012 il regime del presidente Bashar al Asad aveva per la prima volta ammesso di possedere armi chimiche, minacciando di usarle contro un eventuale intervento militare straniero ma assicurando che non le avrebbe mai usate contro “il proprio popolo”. L’affermazione è stata ribadita oggi, 21 agosto, in una nota del ministero degli esteri di Damasco.

Dall’agosto del 2012, il presidente americano Barack Obama aveva più volte affermato che l’uso di armi proibite avrebbe costituito una “linea rossa”, il cui superamento avrebbe costretto la comunità internazionale a reagire. Al monito si era in seguito unita la Nato, ma in occasione della diffusione di altre notizie di uso di armi chimiche né Washington né l’Alleanza Atlantica sono finora mai andate oltre le condanne verbali.

Dalla primavera scorsa, il regime e i ribelli hanno cominciato ad accusarsi a vicenda di aver fatto ricorso ad armi di distruzione di massa: Damasco accusa i “terroristi” di aver usato gas a Khan Assal, a ovest di Aleppo. Mentre attivisti anti-regime hanno documentato numerosi “attacchi chimici”, tra cui a Otaiba, nella regione di Damasco, e altri nella regione di Homs.

Tra giugno e luglio, Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti hanno detto di avere prove dell’uso di armi proibite da parte del regime, mentre la Russia ha affermato che ribelli hanno usato il gas sarin.

Gli ispettori Onu guidati dallo svedese Aake Sellstrom sono operativi a Damasco dal 19 agosto ma, in attesa di nuove decisioni delle Nazioni Unite, hanno un mandato di inchiesta limitato a Khan Assal, Otaiba e Homs. (Ansa).