Beirut Film Festival, modesti i film libanesi

Logo dell'11/ma edizione del BIFFL’11/ma edizione del Beirut Film Festival, svoltasi dal 5 al 13 ottobre 2011, è stata caratterizzata dall’assenza dei film iraniani previsti: “Red, White and Green” (documentario) di Nader Davoodi e “I love Teheran” di Sahand Samadian. Vietati dalla censura locale o nemmeno fatti pervenire?

Piuttosto modesta la qualità dei film libanesi che come sempre non si capisce nemmeno con che criterio vengano selezionati. La città di Beirut, teatro della manifestazione, si è vista ritratta e premiata solo in “Under the bridge” documentario di Nora Niasari (regista iraniana-australiana) che racconta lo stato dei trasporti pubblici e della mobilità nella capitale libanese.

Per il resto, la giuria presieduta dal regista italiano Luca Guadagnino ha assegnato l’oro, per la sezione sul Medio Oriente, a “Hawi” (miglior film e sceneggiatura), terza e già osannata opera del regista egiziano Ibrahim El Batout. Con una storia “alla ricerca della verità” – tra situazioni da documentario e film di finzione – “Hawi” mostra grazie ad attori non professionisti uno spaccato incisivo dell’attuale Alessandria d’Egitto.

Premio per la miglior regia al curdo iracheno Hassan Ali Mahmood per il suo “The Quarter of the Scarecrows”: un film che allude alla devastante guerra degli anni ’80 tra Iraq e Iran, raccontando un’invasione di corvi.

Premio della giuria (sponsorizzato da France 24) ad un altro curdo iracheno Ebrahim Saeedi per il suo “Mandoo”. Film sul ritorno al paese natio di Sheelan, protagonista del film immigrata in Svezia.

Il premio per il miglior documentario mediorientale e’ andato a “Cola” dell’iracheno Yahia Al Allaq, che racconta la storia di una ragazzina travestita da maschio che raccoglie le lattine dai rifiuti domestici e le vende per portare a casa un po’ di spiccioli alla famiglia: fenomeno fin troppo conosciuto anche per chi vive in Libano.

Si segnalano poi le opere premiate nella sezione corti. “A dog’s life” film girato a casa dalla regista iraniana Hana Makhmalbaf, che riporta la storia della sua esperienza con una cucciolata, visualizzando il parto, l’allattamento, fino ai primi passi dei canini; e del suo tentativo di risparmiare gli animali dalla mattanza prevista in nome di dio e degli ordini stabiliti.

Altro corto davvero notevole “Journey of no retour” del turco Guclu Yaman. Storia realmente accaduta a un immigrato (rifugiato politico) sudanese che – presentatosi alla polizia tedesca per denunciare il furto della sua giacca con il portafoglio e i relativi documenti d’identita’ – si vede rimpatriato trafila fatta su un volo per Khartoum. Agghiacciante il finale e il comportamento delle autorita’ tedesche che, incuranti di ogni possibile indignazione per la testimonianza, agiscono come davanti a una telecamera nascosta.

Per il resto, la giuria formata dagli spettatori presenti in sala, e che votano alla fine di ogni proiezione, ha premiato “Pina” di W. Wenders. Un film che ha solo il merito di mostrare in 3D gli splendidi spettacoli realizzati dalla recentemente scomparsa coreografa tedesca Pina Bausch.

Il catalogo cartaceo della manifestazione resta sempre piuttosto farraginoso e di non facile approccio, identificare l’orario di proiezione dei film selezionati richiede parecchia pazienza. Ad ogni modo un grazie agli organizzatori e all’anno prossimo.