C’è chi arriva e chi parte, quali film libanesi nelle sale?

Nelle sale libanesi si trovano attualmente due film della recente produzione nazionale. Cash flow di Sami Koujan, rimasto in un’unica sala dopo qualche settimana di programmazione a macchia di leopardo, e Taxi Ballad che, presentato in anteprima al cinema Sofil lunedì 5 marzo e lanciato in gran pompa sugli schermi il fine settimana successivo, resta ancora in qualche sala.

Entrambe le pellicole vogliono declinarsi sotto il segno della leggerezza e probabilmente della spensieratezza, parola che – a vedere le due opere – si traduce però solo come assenza di pensiero.

Cash flow è la rocambolesca storia di un bancomat che passa tra le mani di un gruppo di persone, tutte interconnesse dal filo rosso dei legami familiari e sentimentali. Il film ha per protagonista principale, in primo piano sulla locandina, Carlos Azar, noto al pubblico della rete LBC per le serie televisive dove recita. L’attore interpreta il ruolo di Mazen, un trentenne un po’ sfortunato che ha un lavoro sicuro ma mediocre, sempre alle prese con il suo costante bisogno di cash. Il film non intende essere una commedia impegnata sul carovita o l’inflazione e tanto meno una satira al consumismo.

Per uno scherzo del destino Mazen salva la vita a un uomo che per ringraziarlo gli regala un bancomat con cui potrà attingere da un conto senza limiti di plafond giornaliero. Il giovane sembra trovare così una sorta di concreta felicità che gli permette di soddisfare la sua smania per i vestiti firmati e gli accessori di lusso e, cosa fondamentale, può ambire a sedurre l’avvenente collega che si trova proprio nel suo ufficio. A corollario degli scambi di occhiate il bancomat gli permetterà infatti di seguire o invitare la signorina nei locali più chic e costosi di Beirut.

Con queste premesse non poteva che nascere una profonda storia d’amore che porta la ragazza a ribellarsi alla volontà della madre che le aveva già arrangiato un matrimonio con un altro pretendente, ovviamente provvisto di un bel patrimonio. Per non guastare la suspence non sto a entrare nei dettagli di come prosegue la storia e nemmeno di come finisce. Ritroverete nel film i personaggi che avete intravisto nella locandina: tutti hanno un loro ruolo in questa commedia dell’arte di avere.

Aggiungo come nota in principio positiva che gli attori principali sono abbastanza convincenti. Per tutta la durata del film mi sono chiesto però di cosa volessero convincermi. Perché con una storia simile il regista avrebbe potuto al massimo creare una sorta di commedia dell’assurdo dove tutto è paradossale, e soprattutto lo sono gli attori che interpretano i personaggi. Per come è recitato e raccontato il film cerca invece una forma di plausibilità.

Il regista sembra davvero voler rappresentare i desideri e le aspirazioni del protagonista e di un certo tipo di società che lo circonda e – per chiudere l’intreccio – fa ricorso perfino a un’inchiesta della polizia. Insomma si fa di tutto per far cadere ogni dubbio che da una trama così scadente potesse venir fuori un film non semplicimente improbabile ma addirittura verosimile!

Taxi Ballad, di Daniel Joseph, da un certo punto di vista è quasi peggiore di Cash Flow perché, secondo me, pretende di essere un film d’autore. Naturalmente non mancano punti di vista più benevoli del mio, come quello riportato dall’agenda culturel per esempio.

I taxi che qui restano per molti sinonimo di arrabbiature senza fine stanno diventando invece una fonte di ispirazione per gli autori libanesi; anche Hady Zaccak ha girato ben due film che riprendono questo tema: Mercedes (non ancora in sala e presentato all’ultimo Dubai film festival) e Taxi Beirut, un documentario realizzato per Al Jazeera, proiettato l’anno passato al Beirut film festival.

Protagonista di Taxi Ballad è Youssef (Talal El Jerdi), un giovane che ha trovato la sua strada sul taxi e che ci rende partecipi dei suoi pensieri al volante, insieme a qualche ricordo d’infanzia filmato con uno stile da videoclip. Alternate alle immagini del paesino da cui proviene il protagonista, il film ci mostra una Beirut notturna, patinata e piuttosto falsa – già vista – con la via di Hamra ripresa da tutte le angolazioni. Naturalmente tra gli incontri con i diversi tipi di passeggeri non poteva mancare quello fatidico destinato a sbocciare in un amore. Vediamo infatti il tassita diventare prima confidente e poi (chissà) promesso sposo di un’americana che fa l’istruttrice in una palestra.

Accade spesso, come si suole dire, che la realtà superi la fantasia: se volete quindi vivere qualcosa di più emozionante del film in questione vi consiglio di prendere davvero il primo taxi o servìs che passa e… buona visione.