Cinema – Rue Huvelin, meglio cambiare strada

In rue Huvelin a Beirut si trovano le facoltà di scienze politiche e di giurisprudenza dell’Università Saint Joseph. Siamo nei pressi di rue Monnot, in un lembo del quartiere di Achrafiye: una delle zone ‘bene’ di Beirut Est.

È qui che si ambientano le vicende narrate dall’omonimo film di Mounir Masri attualmente in programmazione in quattro sale della capitale. Resta difficile però immaginare che l’inizio delle proteste contro la tutela siriana (1976-2005) – cominciate nel 2003, proprio nel campus dei gesuiti – sia avvenuto come è rappresentato nel film.

Il regista, che firma anche la sceneggiatura, orchestra un gruppo di studenti (amici tra loro) di cui segue le tracce e, attraverso la loro militanza, prova a raccontare il momento che ha portato al ritiro dell’esercito siriano dal Libano.

Lasciando questo tema sullo sfondo, il film comincia con la storia di Yves, un aspirante giornalista, le cui azioni e decisioni sembrano voler dare un filo drammaturgico all’intero plot. Gli altri personaggi più in vista del ‘collettivo’ sono Serge e Joe, costretto quest’ultimo a scappare a Parigi, dove resterà fino al 2005, momento della “liberazione”.

Forse siamo sempre ancora troppo attaccati alle splendide sequenze dell’occupazione dell’università in Zabriskie Point di Antonioni, oppure infatuati da The Wall, il film con cui Parker visualizzò il celebre brano dei Pink Floyd, ma è difficile distinguere Rue Huvelin da un mediocre musalsal (soap opera araba) di serie B. Il film non arriva nemmeno a essere un buon cine-racconto girato a livello amatoriale.

Privo di ogni plausibile dibattito ideologico, il film si sofferma sulle vicende personali, o meglio sentimentali, degli studenti. E nonostante le scene in cui i manifestanti fronteggiano l’esercito libanese che impedisce di portare in piazza il dissenso, più che a un film politico Rue Huvelin somiglia a qualcosa in stile American Pie.

Scordatevi quindi di vedere qualche ragguardevole riferimento al contesto o un qualche documento – materiale di repertorio – che rimandi a quello che davvero potrebbe essere successo dentro o fuori dal campus in quegli anni. Gli unici momenti verosimili sono quelli dentro le camere del foyer dove sembra alloggiare la maggior parte dei protagonisti del film.

E come in ogni sitcom che si rispetti i momenti chiave sono alternati dai commenti e dalle confidenze fatte al proprietario del bar dietro l’angolo. Per l’estrema superficialità del racconto è difficile anche considerare il film come la cronaca di un ricordo o un documento che possa avere una qualche implicazione o partecipazione autobiografica. Alla fine lo spettatore si domanda quindi che razza di film abbia visto, rimpiangendo il tempo perso e i soldi del biglietto.