Comitati, 3.608 uccisi durante missione Onu

I Comitati di coordinamento locali degli attivisti anti-regime hanno reso noto oggi che dall’inizio della missione Onu di osservazione (Unmsis), il 12 aprile scorso, in Siria sono state uccise 3.608 persone, di cui 346 bambini (251 maschi e 95 femmine), 226 donne (di cui 96 morte sotto tortura).

E’ Homs, la terza città siriana roccaforte della rivolta, a mantenere il triste primato di vittime con 1.201 uccisi in due mesi di presenza di osservatori. Poi figura Hama (481), i sobborghi di Damasco (478), Idlib (440), Daraa (294), Aleppo (223), Dayr az Zor (185) e Damasco città (130).

Il regime ha invece denunciato l’uccisione di 25 “cittadini” a Darat Azze, nei pressi di Aleppo, da parte di gruppi di terroristi armati. Su Youtube gli attivisti hanno pubblicato un video amatoriale, la cui autenticità non può essere verificata, che mostra i corpi di oltre venti uomini, adulti, alcuni in divisa e altri in abiti civili, riversi a terra, con vistose macchie di sangue sul corpo e attorno a un furgoncino pick-up. “Sono shabbiha (miliziani lealisti) del regime. Sono stati uccisi dai ribelli”, afferma il videoamatore.

E nel venerdì di preghiera islamica e di proteste, il Centro di documentazione delle violazioni in Siria ha fornito un bilancio provvisorio e dettagliato di 51 uccisi in diverse località dove le forze di sicurezza hanno aperto il fuoco per disperdere cortei anti-regime.

“La nostra è una lotta contro il terrorismo di al Qaida e facciamo di tutto per proteggere i civili innocenti”, ha detto Faysal Hamwi, delegato siriano al Consiglio Onu per i diritti umani di Ginevra, citato dalla Sana.