Comunista, alawita, non violento: nemico del regime

Le autorità governative siriane hanno arrestato a Damasco un anziano dissidente politico e leader del movimento di protesta non violento, in passato rimasto a lungo nelle carceri del regime per la sua appartenenza all’ala clandestina del partito comunista siriano.

Sono circa 200mila i detenuti politici in Siria e 20mila quelli scomparsi nelle carceri del governo. Lo riferisce l’Osservatorio per i diritti umani in Siria (Ondus).

Secondo l’Ondus, Muhammad Saleh, di un clan alawita della costa, è stato arrestato lo scorso 24 ottobre a Damasco dai servizi di sicurezza dell’aeronautica, una delle quattro agenzie di controllo e repressione del potere in piedi in Siria da circa mezzo secolo. I clan che dal 1963 si spartiscono il potere nel Paese appartengono alla comunità alawita.

Saleh, nipote dell’illustre eroe nazionalista siriano Salih al Ali esaltato dalla propaganda di regime, era finito dietro le sbarre già nel 2011 quando aveva preso parte al movimento non violento di protesta anti-governativo represso nel sangue dal regime. Membro del partito di azione comunista, era finito in carcere nel 1987 e vi era rimasto 13 anni, fino al 2000.