Da Homs, “siamo in trappola…”

Homs è da tre giorni sotto un violento attacco da parte dell’artiglieria delle forze fedeli al presidente Bashar al Assad. Sono stati documentati finora oltre cento morti in 72 ore, ma è un bilancio provvisorio vista l’impossibilità in molti casi di recuperare i cadaveri dalle macerie o dalle strade e di identificarli.

A esser colpiti maggiormente sono i quartieri di Bab Amro (sud-ovest), Khaldiye e Bayada (nord, nord-est), ma a soffrire è quasi tutta la città, compreso il rione a maggioranza cristiana di Bustan al Diwan, a sua volta teatro di scontri; il convento dei gesuiti che si trova in questo quartiere è stato quasi del tutto evacuato.

Secondo diverse testimonianze di residenti ma anche di giornalisti stranieri sul posto, arrivati nella terza città siriana dal Libano, le forze governative sparano da lunedì mattina all’alba con mortai e proiettili di carro armato e sorvolano i cieli con aerei da combattimento (finora ancora non usati per bombardare). Gli elicotteri vengono usati non solo per ricognizione ma anche per aprire il fuoco con mitragliatori.

L’artiglieria lealista che spara su Bab Amro è posizionata nel campus universitario, situato nella parte sud della città, abitata in prevalenza da sunniti ma con due quartieri a maggioranza alawiti (Nuzha e Zahra) fedeli al regime, che si trovano a est e sud-est.

Nell’assedio e nel bombardamento di Homs le forze governative finora hanno usato carri armati T-72, blindati Shelka dotati di mitragliatori anti-aerei di grosso calibro.

Secondo le testimonianze, che giungono via Skype tramite connessioni a modem satellitari a causa dell’interruzione delle comunicazioni telefoniche locali, a Bab Amro da martedì non c’è più pane e le altre scorte alimentari scarseggiano.

I civili sono rintanati all’interno degli edifici. Tutte le famiglie si sono riunite al piano terra di ogni palazzo, quello che ha meno probabilità di esser colpito dai mortai. Non ci sono rifugi sotterranei, né cantine dove ripararsi. I civili si trovano nelle stanze al centro delle abitazioni o nei bagni, lontani da finestre e da muri perimetrali.

Tutti i testimoni finora ascoltati, compresi i giornalisti che si trovano rintanati con i civili a Bab Amro, confermano la presenza di membri della Free Syrian Army (l’Esercito siriano libero, Esl, i disertori, di cui fanno parte anche i giovani civili che hanno da poco concluso il servizio militare e che hanno a disposizione un’arma), che non sono però in grado di rispondere al fuoco in quanto dotati di fucili automatici, mitragliatrici e, solo in alcuni casi, lanciarazzi.

Nemmeno i membri dell’Esl si avventurano però in strada. Anche loro sono rintanati nel cuore basso degli edifici. Gli unici che rischiano di abbandonare le case sono i medici e gli improvvisati infermieri che tentano di soccorrere i feriti in strada o nelle abitazioni colpite. A Bab Amro è stato colpito il locale ospedale da campo. Un medico, intervistato via Skype, lancia un appello perché qualcuno salvi la popolazione e avverte che manca ormai tutto il necessario per prestare il primo soccorso ai feriti. (Limesonline, 8 febbraio 2012).

Homs in rivolta, autunno 2011