Fars, al-Asad ha minacciato di attaccare Israele

Alla vigilia di annunciate esercitazioni turche a ridosso del confine con la Siria, dove da settimane operano i carri armati fedeli al presidente Bashar al Assad impegnati nella repressione delle proteste anti-regime, da Teheran giungono voci di una presunta minaccia pronunciata dallo stesso rais di Damasco di attaccare Israele e interessi occidentali in Medio Oriente in caso di un intervento Nato contro il suo potere.

Della serie: al-Asad userebbe la carta della resistenza contro Israele solo se messo alle strette dalla Nato. Se è messo alle strette dal suo popolo, la risposta è repressione, repressione, repressione.

Nelle prossime ore (del 4 ottobre 2011) si riunirà intanto il Consiglio di sicurezza dell’Onu a New York per discutere di una risoluzione di condanna delle repressioni in Siria. Mosca, membro permanente nel Consiglio e tradizionale alleato degli al-Asad, ha già ribadito il suo rifiuto totale a ogni decisione contro Damasco.

Secondo l’agenzia semi-ufficiale iraniana Fars, nel suo ultimo colloquio col ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu l’estate scorsa il presidente siriano aveva detto: “Se una folle misura fosse presa contro Damasco non avrei bisogno di più di sei ore per trasferire razzi e missili sulle alture del Golan per lanciarli contro Tel Aviv”.

Al-Asad avrebbe anche minacciato di chiedere all’Iran di far intervenire contro lo Stato ebraico il movimento sciita libanese Hezbollah, padrone del sud del Libano e il cui arsenale viene rifornito anche tramite il corridoio siriano. “Un attacco che Israele non potrebbe nemmeno immaginare. Tutto questo accadrà in tre ore – avrebbe aggiunto il rais – ma nelle successive tre l’Iran attaccherebbe le navi militari nel Golfo Persico e gli interessi americani e statunitensi sarebbero attaccati contemporaneamente”.

Sul terreno in Siria sono intanto proseguite anche oggi le operazioni militari e poliziesche in diverse regioni della Siria confinanti con Turchia, Libano e Giordania. In quella nord-occidentale di Idlib – che si affaccia sulla piana turca dell’Hatay dove nei prossimi giorni è atteso il premier turco Tayyep Erdogan che ha oggi annunciato sanzioni contro Damasco – quattro siriani di cui tre militari disertori sono stati uccisi secondo l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus).

Gli scontri si sarebbero verificati nelle località di Shinan e Sirje. Nella regione centrale di Homs, dopo aver ripreso il controllo di Rastan, cittadina lungo l’autostrada Damasco-Aleppo e roccaforte di centinaia di militari disertori, l’esercito e le milizie lealiste hanno puntato su Talbisse, altro epicentro delle proteste e rifugio dei soldati anti-regime.

Secondo l’Ondus, almeno tre civili sono stati uccisi, e un militante comunista è stato freddato a Homs città. Per i Comitati di coordinamento locali, gli uccisi oggi in Siria sono finora 11: tre soldati nella regione di Idlib, e otto civili, tutti nella regione di Homs. Tra questi, secondo gli attivisti, c’é Layla Sharmini, donna di 45 anni di Talbisse, raggiunta mortalmente da un colpo esploso da un cecchino governativo.

Sempre secondo i Comitati, in serata migliaia di persone sono tornate in strada in sit-in anti-regime nell’estremo nord-est curdo, ad Amuda, e nell’estremo sud-ovest sunnita, a Dael nella regione di Daraa, al confine con la Giordania. Qui un battaglione dell’esercito governativo aveva circondato stamani Hirak, località poco lontana dal capoluogo. Il ministro dell’informazione siriana Adnan Mahmud ha dal canto suo ribadito oggi la versione del regime: “gruppi armati di terroristi continuano a uccidere civili e agenti delle forze dell’ordine”. (Resoconto per Ansa del 4 ottobre 2011)