Funerali di “martiri” di Hezbollah… Uccisi da chi e perché?

E’ uscita oggi sui giornali libanesi la notizia, diffusa dall’ufficio stampa di Hezbollah, secondo cui un loro membro è morto di recente “mentre compiva il suo dovere da combattente”. I funerali si sono svolti a Karak, nella provincia di Zahle nella valle orientale della Beqaa. Il “martire” si chiama Hasan Samaha e il feretro è stato accompagnato dalla musica della banda degli scout di Hezbollah, “gli scout del Mahdi”, dalla casa natale di Samaha fino al locale cimitero.

Alla fine di aprile scorso una notizia analoga era apparsa sui media di Beirut, riguardante il “martirio” di Ali Nahle, anch’egli definito “combattente (la foto qui accanto è la scansione del ritaglio di as Safir del 23 aprile 2011). Nahle era originario del sud, del villaggio di Tayyiba. Il quotidiano an Nahar è l’unico stamani a ragionare sulla notizia della morte di Samaha.

Il giornale, vicino alla coalizione anti-siriana detta del 14 marzo, ipotizza che il miliziano sciita e altri suoi compagni possano esser stati uccisi mentre partecipavano a fianco delle forze governative alla repressione in corso in Siria da oltre cinque mesi. Una fonte della sicurezza libanese citata da an Nahar smentisce invece il legame e afferma che Samaha è morto “in un incidente stradale a Beirut”. Questo contraddice però quanto affermato dall’ufficio stampa di Hezbollah.

Seppur sia difficile sopportare il traffico di Beirut, perder la vita in un incidente stradale nella capitale libanese difficilmente può esser considerato un “martirio durante il compimento del dovere di combattente” (khilal qiyami-hi bi-wajibi-hi al-jihadiyy). D’altro canto, non si hanno notizie di operazioni in corso contro Israele, e da parte israeliana non giungono notizie dell’uccisione di miliziani Hezbollah.

Qual è dunque il fronte di combattimento aperto dove è morto Samaha, e dove ha perso la vita in aprile scorso Nahle? Oppure sono davvero due casi isolati morti in incidenti stradali? Perché allora definirli “martiri”? E se sono davvero morti in Siria, chi li ha uccisi? E’ forse la prova che Hezbollah partecipa alla repressione in corso nel Paese? Ma se è così, potrebbe esser la prova che qualcuno cerca per lo meno di difendersi e lo fa rispondendo al fuoco. Oppure c’è dell’altro? Rimaniamo vigili e leggiamo anche le brevi dei giornali. Nascondono tesori preziosi.