Hamas si sfila dall’asse della Resistenza

Meshaal e Re Abdallah ad Amman(di Lorenzo Trombetta). Il regime non è ancora caduto, ma la rivolta in Siria – vicina al primo compleanno – ha stabilito il suo primo verdetto: Hamas è fuori dall’asse della Resistenza, guidato dall’Iran e composto anche dal movimento sciita libanese Hezbollah e dalla Siria degli al-Asad.

Dopo mesi di voci non confermate e di indiscrezionitrapelate a mezza bocca, il leader dell’ufficio politico di Hamas, Khaled Meshaal, in esilio e da anni ospitato a Damasco, ha rotto ogni indugio chiedendo asilo e protezione a re Abdallah di Giordania, a dodici anni dalla rottura tra il movimento islamico palestinese e le autorità del regno hascemita alleato degli Stati Uniti.

La svolta, annunciata da settimane, è avvenuta grazie alla mediazione del Qatar, che per l’occasione ha scomodato il giovane principe ereditario, shaykh Tamim ben Hamad. In un inedito incontro avvenuto ad Amman domenica scorsa, re Abdallah ha ricevuto nel suo ufficio Meshaal e lo shaykh qatarino.

“Abbiamo sempre riservato e continuiamo a riservare alla Giordania la nostra massima attenzione e rispetto”, ha detto il leader palestinese citato dal quotidiano panarabo al Hayat. “Teniamo alla sua sicurezza e stabilità e intendiamo stabilire relazioni privilegiate con essa”, ha aggiunto Meshaal, che da settimane vive ormai tra Amman e Doha avendo abbandonato Damasco “per ragioni di sicurezza”. Per le stesse ragioni il vice di Meshaal, Musa Abu Marzuq, ha trasferito la propria residenza al Cairo.

Anche se fonti governative giordane assicurano che per il momento gli uffici di Hamas non potranno riaprire (sono stati chiusi nel 1999 poco prima dell’espulsione di tutti i dirigenti) e che non si può dunque ancora parlare di normalizzazione delle relazioni, è evidente che il movimento palestinese è ormai vicino all’orbita filo-occidentale: protetto da almeno due alleati arabi degli Stati Uniti (Giordania ed Egitto) e da un interlocutore privilegiato di Washington nel Golfo, il Qatar. A Doha ci tengono a ricordare che non intrattengono buone relazioni solo con l’Occidente ma anche con l’Iran.

Se tra gli al-Asad e Hamas sembra difficile immaginare un riavvicinamento, non è ancora rottura tra il movimento palestinese e l’Iran. Poche ore dopo l’incontro tra re Abdallah e Meshaal, il capo dell’esecutivo del movimento palestinese a Gaza, Ismail Haniye, intraprendeva la sua seconda missione all’estero verso Qatar, Bahrein e, appunto, la Repubblica islamica. Nelle settimane passate Haniye aveva già visitato Sudan, Egitto, Tunisia e Turchia, in un evidente tentativo di allacciare buoni rapporti con tutti gli attori regionali, in primis quelli travolti dalle rivolte in corso.

Si spera che l’attesa visita di Haniye a Teheran possa fornire indicazioni su cosa bolle nella pentola di Hamas, in vista soprattutto delle elezioni interne previste per il giugno prossimo che, secondo gli osservatori, vedranno confrontarsi di nuovo l’ala del leader del governo di Gaza e quella di Meshaal.

Quest’ultimo, a capo dell’ufficio politico dal lontano 1996, potrebbe anche decidere di rinunciare alla leadership, come riferito a metà gennaio da fonti interne al movimento. Ma da qui a giugno prossimo troppe variabili offuscano la vista dei numerosi nostradamus del Medioriente. (Per Limesonline, 1 febbraio 2012)