Il falso di Hula e le scuse della Bbc

Sono arrivate. Le scuse della Bbc per aver pubblicato una foto, attribuendola al massacro di Hula in Siria, e invece relativa a un altro tragico episodio avvenuto in Iraq circa dieci anni fa.

Sul sito Internet della British Broadcasting Corporation, Chris Hamilton, direttore della sezione social media, il 29 giugno si è scusato per la pubblicazione dell’immagine che mostra decine di cadaveri avvolti in teli bianchi, mentre un bambino salta tra i corpi allineati.

La foto era stata pubblicata due giorni prima sulla hompage dell’emittente britannica in relazione al massacro avvenuto a Hula, cittadina in provincia di Homs, il 25 maggio scorso (qui il link allo screenshot della pagina Internet).

Ad accorgersi quasi subito dell’errore era stato Marco Di Lauro, foto-giornalista di Getty Images e autore della foto “irachena”. Di Lauro aveva denunciato il falso sulla sua pagina Facebook.

“È stato un errore che abbiamo rettificato rimuovendo l’immagine non appena ce ne siamo resi conto, e ce ne scusiamo”, si legge nella nota della Bbc.

“L’immagine – continua Hamilton – era stata individuata perché circolava domenica su Twitter, il social network, come proveniente da attivisti in Siria e ha innescato la procedura che utilizziamo per controllare i contenuti generati dagli utenti”.

“Ci eravamo sforzati di rintracciare la fonte originale e, avendo ottenuto informazioni che ne attestavano l’autenticità, la foto era stata pubblicata, seppure con un disclaimer che precisava l’impossibilità di una sua verifica indipendente”, ha precisato Hamilton.

Questo episodio è utile a sottolineare la necessità di maneggiare con estrema attenzione tutto il materiale che proviene da fonti non verificabili e dal cosiddetto “giornalismo partecipativo”, che vede il coinvolgimento attivo dei lettori, grazie al carattere interattivo dei nuovi media.

È un discorso di estrema attualità per quanto riguarda la Siria, il cui regime limita molto il lavoro di giornalisti non embedded, ma che vale per ogni scenario e situazione dove i giornalisti non possono lavorare liberamente.

Il caso del falso di Hula non può inoltre non farci riflettere sull’insidioso ginepraio di testimonianze, smentite e controsmentite in cui si deve muovere ogni minuto chi cerca di far luce sui fatti che stanno accadendo da oltre un anno in Siria.

E però anche un episodio che conferma la serietà della Bbc. A differenza di altri mezzi di informazione che pur sbagliando e sapendo di sbagliare. A Londra hanno ammesso l’errore e, soprattutto, si sono scusati con i lettori.

Una leggerezza che costa però molto cara ai siriani e che serve a molti da alibi per sminuire la gravità della repressione in Siria. Diventa l’ennesimo pretesto per giustificare un certo tipo di relativismo gnoseologico, secondo cui persino le versioni più plausibili diventano semplici opinioni. E che dunque non è possibile ricostruire la realtà dei fatti siriani. Perché è così tutto troppo confuso...