Il maledetto labirinto di specchi

Camminare in un labirinto di specchi è la sensazione che si ha ogni qual volta si affronta il tema dell’opposizione siriana, dentro e fuori la Siria.

Negli ultimi giorni avevamo scritto dell’attesa conferenza “per salvare la Siria” organizzata dal Comitato di coordinamento nazionale (Ccn), principale piattaforma di dissidenti in patria, tollerata dal regime nel senso che finora i suoi membri sono stati più o meno liberi di parlare.

Anche perché, al contrario dei ribelli armati e di moltissimi manifestanti pacifici che continuano a rischiare la morte o la prigione, i membri del Ccn sono ben attenti a non pronunciare l’espressione tabù “caduta del regime”, “impiccagione del presidente al Asad”.

Si schierano apertamente contro ogni tipo di intervento straniero e parlano di necessità di una transizione politica.

Giovedì scorso, però, tre membri del Ccn sono stati arrestati dai servizi di sicurezza. Due di loro erano appena rientrati da colloqui con le autorità cinesi a Pechino, in vista proprio della conferenza “per salvare la Siria” che secondo i propositi dello stesso Ccn deve preparare una conferenza generale del dialogo tra oppositori e regime a Mosca, in una data ancora non precisata.

Eppure ieri, sabato 22 settembre, i media ufficiali siriani e altre agenzie riferivano di una conferenza stampa di “28 sigle dell’opposizione” in patria in cui si annunciava il rinvio sine die della conferenza prevista oggi, domenica.

Sull’agenzia ufficiale Sana si citava addirittura il Ccn e si denunciava “il rapimento di alcuni suoi membri”. Dal canto suo, il Ccn nelle stesse ore aveva confermato che i tre non erano stati rapiti bensì arrestati dai servizi di sicurezza del regime. Primo forte segnale di confusione.

Solo oggi si è compreso che in effetti il Ccn non aveva ieri partecipato alla conferenza stampa. Eravamo anche noi caduti nella trappola dando per certo del rinvio della conferenza odierna.

Questa si è invece svolta regolarmente a Damasco, nell’hotel Umaya. La conferenza “per salvare la Siria” è stata aperta da un discorso di Rajaa Nasser, uno dei membri del Ccn. Che prima di tutto ha denunciato l’arresto negli ultimi sette giorni di ben otto membri della coalizione.

Incuranti delle contraddizioni, la Sana e gli altri media ufficiali hanno dato conto oggi della conferenza del Ccn a cui hanno aderito “26 sigle dell’opposizione”.

La confusione aumenta: ieri, “28 sigle avevano annunciato il rinvio della conferenza”; oggi “26 sigle hanno partecipato alla conferenza”. Vuol dire che l’opposizione in patria è divisa in ben 54 sigle diverse?

La Sana ieri riportava in fondo alla notizia del rinvio una lista delle 28 sigle, ma non figurava il Ccn. Nelle notizie odierne si parla del Ccn ma nessuno fa una lista delle altre 25 sigle. Abbiamo la sensazione di perderci in questo labirinto di specchi, che forse è un percorso a ostacoli costruito apposta per distogliere l’attenzione su quel che accade nel Paese.

Ma andiamo in fondo: l’agenzia ufficiale Sana, nella sua notizia odierna, ha accennato con un paragrafo a chi l’ha organizzata mentre ha dedicato gli altri sei paragrafi del testo alle dichiarazioni dell’ambasciatore russo a Damasco.

Secondo la Sana, Azamatallah Kulmukhametov ha affermato che “adesso l’obiettivo principale è far cessare immediatamente la violenza in Siria da tutte le parti”. L’agenzia Reuters, che nella capitale siriana ha un suo giornalista ma che lavora mantenendo l’anonimato, ha riportato le dichiarazioni dell’ambasciatore russo con una sottile ma importante differenza: “adesso l’obiettivo principale è far cessare immediatamente la violenza in Siria, sia da parte del governo che da parte dei gruppi armati”.

Non eravamo a Damasco e abbiamo potuto ascoltare solo uno stralcio delle dichiarazioni di Kulmukhametov tramite un video su Youtube (vedi sotto). A distanza non sappiamo se sia stato il diplomatico russo citato male da Reuters o dalla Sana.

Domanda: è forse inutile per la Sana ricordare che a sparare sia anche il governo? Oppure è Reuters che vuole mettere in bocca all’ambasciatore parole non pronunciate? Uno degli effetti di questo gioco di specchi è proprio questo: tutte le voci sono sullo stesso piano. L’opinione di X vale quanto quella di Y, incuranti del profilo professionale e della storia delle diverse fonti.

E guai a dare credito a una fonte piuttosto che a un’altra, perché salterà sempre qualcuno – non solo tra gli uomini della strada ma anche tra professori universitari, giornalisti e diplomatici – a criticarti dicendo che dividi il mondo in buoni e cattivi. E che la situazione è molto più complessa…

Tornando alla conferenza odierna, significative sono le dichiarazioni di Nasser del Ccn, citato da Reuters (la Sana non lo cita, chissà perché?). Nasser ha chiesto “l’immediata cessazione degli spari e dei brutali e barbari bombardamenti, una tregua e una pausa per chi combatte”. Una tregua che, secondo Nasser, può “aprire la via per un processo politico… che garantisca un cambiamento politico radicale, una fine dell’attuale regime e una democrazia seria e genuina”.

Oddio…! Nasser ha detto “fine dell’attuale regime”? Secondo Reuters sì… ma la situazione è certo molto più complessa e chissà in quale scala di grigio è da inserire questa dichiarazione appiccicata su uno degli specchi di questo maledetto labirinto.