Il regime spara sul patrimonio archeologico

Il Crac des Chevaliers dei crociati, l’oasi di Palmira della regina Zenobia, la città greca Apamea e la romana Emesa, un tempio assiro del 13/mo secolo a.C., il museo di Hama e persino una chiesa ortodossa a Homs: danneggiati, saccheggiati, distrutti come il ponte di Mostar in Bosnia, i Buddha di Bamian in Afghanistan, il museo di Baghdad.

La denuncia arriva da un gruppo di autorevoli ricercatori, tra cui figura anche Alberto Savioli dell’Università di Udine, secondo i quali si allunga di giorno in giorno la lista dei siti archeologici siriani pesantemente danneggiati dalle forze governative di Damasco.

Il regime del presidente Bashar al Assad da 13 mesi legittima la sua incessante repressione – che ha finora mietuto più di 10.000 vittime – accusando non meglio precisati terroristi e gruppi armati di esser dietro non solo alle violenze, ma anche ai danneggiamenti al patrimonio.

Il premier siriano Adel Safar denunciava nel luglio 2011 il trafugamento verso l’estero di oggetti scomparsi dai musei siriani, puntando il dito contro bande di criminali infiltratesi in Siria “come già avvenuto in Iraq e in Libia”.

Gli archeologi siriani ed europei, che aggiornano in tempo reale la pagina Facebook ‘Archeologie Syrienne‘, denunciano invece gravi inadempienze da parte delle autorità locali in occasione di furti di musei di Homs e Hama (ad agosto 2011 è stata rubata una statuetta aramea dal valore inestimabile) e di tentati trafugamenti da quelli di Idlib e Bosra.

“Abbiamo inoltre prove inconfutabili delle responsabilità del regime nel danneggiamento di numerosi siti archeologici”, afferma Savioli, archeologo e topografo con una pluridecennale esperienza in Siria.

L’Unesco, l’agenzia Onu per la salvaguardia del patrimonio, lo scorso 30 marzo aveva dal canto suo pubblicamente chiesto alle autorità di Damasco di vigilare sui siti presenti sul territorio.

“Un richiamo il cui obiettivo non era solo quello di tentare di fermare il trafugamento di opere ma anche quello di chiedere al governo siriano di non distruggere il proprio patrimonio artistico”, afferma Savioli in una conversazione telefonica con l’ANSA.

A prova delle distruzioni compiute dalle truppe di Damasco esistono numerosi filmati (vedi in basso), pubblicati negli ultimi mesi su Internet, in cui si vedono carri armati e cannoni d’artiglieria governativa aprire il fuoco contro antiche strutture: come nel caso del castello crociato del Crac des Chevaliers (Homs), dell’antica rocca di Qalat al Madiq (Hama), della via colonnata di Apamea (Hama), del tempio assiro del Tell Sheikh Hamad (Dayr az Zor).

Risultano pesantemente danneggiate anche l’antica Emesa (Homs), le moschee al Omari di Daraa e la Khaled ben Walid di Homs, il vecchio suq della stessa città dove è stata persino colpita la chiesa ortodossa della Madonna della Cintura, così intitolata per via della cintola ritrovata sotto l’altare e appartenuta, secondo la tradizione, alla Vergine Maria.

I media ufficiali siriani accusano “terroristi sunniti” di minacciare i luoghi di culto cristiani ma numerosi video hanno testimoniato i danni inflitti dalle truppe governative a due chiese di Homs.

“In alcuni casi – afferma Savioli – gli sfregi e gli attacchi sembrano deliberati”. Il regime afferma che colpisce le roccaforti dei terroristi. “Ma perché – si interroga l’archeologo trevigiano – distruggere le mura di una fortezza o di una moschea con proiettili di carri armati? Nel caso del colonnato di Apamea, nel video non si vedono rivoltosi. Forse un pastore o qualche capra…”.

Gli archeologi denunciano inoltre il danneggiamento e, addirittura, la distruzione dei siti tramite lo scavo di trincee vicino ai siti o l’acquartieramento di truppe al loro interno: come nel caso del Tell di Khan Shaykhun (Idlib), di Qalat ibn Maan nei pressi di Palmira (Homs) e del Tell di Hama, le cui mura furono già prese d’assalto dal re assiro Sargon II nel 720 secolo a.C.

Il regime afferma che dispiega l’esercito attorno ai siti per proteggerli. “Ma perché portare i carri armati sulle sommità dei Tell o scavare trincee sui lati delle mura?” s’interroga Savioli. “Così si distrugge il sito” afferma l’archeologo. (ANSA, 17 aprile 2012).

Attacco al castello di Apamea, anche noto come Qalat al Madiq. Carri armati si muovono nei pressi del colonnato.

L’attacco all’antica moschea del complesso di Qalat al Madiq, Hama.

Danneggiato l’ingresso della Chiesa ortodossa Madonna della Cintura a Homs.

Per ulteriori video e foto che dimostrano il danneggiamento e la distruzione del patrimonio storico siriano si veda la pagina Facebook ‘Archeologie Syrienne‘. 

Si veda inoltre l’appello di EuroMedHeritage in arabo, in inglese e in francese