Jumblat, l’eterno camaleonte

Jumblat parla al congresso del Psp, Aley 2011Il leader druso Walid Jumblat, a capo del Partito socialista progressista libanese (Psp) e noto per i suoi ripetuti riposizionamenti politici nello scacchiere locale e mediorentale, ha annunciato che abbandonerà, dopo oltre trent’anni, la guida del Psp.

Jumblat è stato comunque rieletto alla guida del Psp ma solo “in via transitoria” e “per l’ultima volta”. Tra un anno sarà eletto un nuovo consiglio direttivo che, a sua volta, eleggerà il leader del partito.

Durante il congresso nazionale del partito svoltosi il 30 ottobre 2011 ad Aley, principale località drusa a est di Beirut, Jumblat ha affermato che nell’elezione del nuovo leader non sarà applicato il principio dell’ereditarietà politica, con cui lui assunse invece la guida del partito nel 1977, quando il padre Kamal, fondatore del Psp, fu ucciso in un agguato da più parti attribuito al regime siriano.

Da tempo negli ambienti politici libanesi circola l’ipotesi di una successione della leadership del Psp da Walid Jumblat al suo primogenito Taymur, 29 anni, più volte apparso in occasioni pubbliche accanto al padre. Si veda su questo un interessante articolo apparso su as-Safir in arabo.

Secondo quanto riferito oggi da una fonte del Psp citata dal quotidiano panarabo al-Hayat, la decisione di Jumblat è “in linea con il suo sostegno alle rivolte in corso nel mondo arabo”. Jumblat – ha detto la fonte – non può sostenere le rivolte contro le dittature e poi comportarsi come alcuni leader al potere.

L’attuale presidente siriano Bashar al Assad ha ereditato il potere dal padre Hafez nel 2000. Prima della rivolta egiziana di gennaio e febbraio scorsi, lo stesso raìs egiziano Muhammad Hosni Mubarak aveva avviato suo figlio Gamal verso la presidenza.

In apertura dei lavori del congresso del Psp, Jumblat ha chiesto un minuto di silenzio per “i martiri” caduti nelle rivolte di Tunisia, Egitto, Libia, Yemen, Bahrein e Siria. Ha denunciato le milizie (shabbiha) pro-regime siriano, operative a Beirut col sostegno “di un’ambasciata” (siriana), contro attivisti e oppositori siriani.

Il leader druso ha dunque annunciato il suo ennesimo riposizionamento: dopo aver abbandonato nel 2010 l’alleanza anti-siriana e anti-iraniana delle ‘Forze del 14 marzo’ per schierarsi con la coalizione dominata dal movimento sciita Hezbollah, tenta oggi l’ennesima acrobazia: prender le distanze dagli al-Asad di Siria – visti sempre più in bilico – ma rassicurare i suoi alleati del Partito di Dio.

Walid Jumblat in primo piano, sullo sfondo i due figli: Taymur (dx) e Aslan (sx)Nel discorso al congresso di Aley, il leader druso ha rinnovato il sostegno alla “Resistenza”, sinonimo dell’ala armata di Hezbollah. Sebbene si sia detto a favore del finanziamento del Tribunale speciale per il Libano – incaricato di giudicare i presunti colpevoli dell’omicidio dell’ex premier libanese Rafiq Hariri a Beirut nel 2005 – Jumblat ha affermato di aver compreso i timori del movimento sciita per i rischi di politicizzazione della corte con sede in Olanda.

E a proposito della futura leadership del Psp e di quella della comunità drusa dello Shuf (Chouf), regione montuosa a sud-est di Beirut da decenni dominata dagli Jumblat, Walid Bek è rimasto in fin dei conti sul vago: da una parte sembra aver escluso un’elezione futura del figlio Taymur alla guida del partito, dall’altra ha rimandato “al momento opportuno” la discussione sulla guida politica dello Shuf. “Il ruolo che incarna Mukhtara (località dove ha sede il castello Jumblat) è un affare privato, familiare e politico che discuterò al momento opportuno”, ha detto Jumblat.

Secondo l’attuale legge elettorale, il distretto a maggioranza druso è composto da otto seggi: due riservati ai drusi, due ai sunniti, tre ai maroniti, uno ai greco-cattolici. Di fatto, dalle prime elezioni del 1992 – le prime dopo la fine della guerra civile – i Jumblat hanno sempre avuto l’ultima parola sui due seggi drusi dello Shuf. E in passato, secondo le parole di Walid Bek, sarà ancora così. La guida del Psp potrà anche passare a un non Jumblat, ma non la leadership politica delle sue terre.