La resistenza di Hezbollah nella regione siriana di Homs

Per la prima volta da un anno e mezzo gli Hezbollah libanesi hanno ammesso implicitamente di esser coinvolti nella guerra in corso in Siria. Citato dall’agenzia ufficiale libanese Nna, lo Shaykh Muhammad Yazbek, alto membro del movimento sciita libanese e rappresentante in Libano della Guida Suprema iraniana Ali Khamenei, ha affermato che Ali Hussein Nassif (Abu Abbas), comandante militare di Hezbollah, seppellito una settimana fa nella valle orientale della Beqaa, è stato ucciso in Siria “mentre difendeva dei libanesi”.

Ali Nassif era stato seppellito domenica primo ottobre a Buweid, nella Bekaa, assieme a un altro miliziano di Hezbollah, Zein al Abidin Mustafa. Per entrambi, il movimento sciita aveva detto che erano diventati “martiri mentre compivano il loro dovere di mujahidin”, senza precisare le circostanze e il luogo della loro morte.

Nassif e Mustafa sono gli ultimi due miliziani, in ordine di tempo, a esser seppelliti in Libano e a ricevere gli onori dei “martiri” di guerra. Finora e dall’inizio della rivolta in Siria nel 2011 i media libanesi e dello stesso movimento sciita hanno riferito di circa venti loro miliziani uccisi in azioni non compiute contro Israele, il nemico ufficiale di Hezbollah. Per chi conosce l’arabo trovare i nomi e le date è molto semplice: sul sito di al Intiqad, periodico di Hezbollah, basta fare una ricerca per parole chiavi. E’ tutto lì, nero su bianco.

“Il martire Abu Abbas è stato ucciso in difesa di oppressi libanesi, abbandonati dallo Stato e dal governo”, ha detto Yazbek, figura di spicco del movimento che è parte integrante dell’esecutivo libanese. Yazbek ha partecipato ieri alla cerimonia di commemorazione del “martirio” di Abu Abbas, la cui uccisione è stata rivendicata da un gruppo di ribelli siriani della regione di Homs, confinante con la Bekaa.

Yazbek ha aggiunto che Abu Abbas “ha risposto alla richiesta di soccorso” dei libanesi esposti “alle uccisioni e ai rapimenti”. Da maggio scorso, una decina di libanesi sciiti, sedicenti “pellegrini”, sono prigionieri di ribelli anti-regime nel nord di Aleppo, a centinaia di km di distanza dalla regione frontaliera col Libano. Due di loro sono stati liberati di recente grazie alla mediazione della Turchia che ha influenza su ribelli della regione di Aleppo.