Lebanon: Sit-in in Down Town!

Beirut, 18 marzo 2011. In un un vortice di colori e sacchi a pelo, un folto gruppo di attivisti civili prende possesso delle aiuole di piazza Riyad el-Solh. Determinati, pacifici e ilari, i ragazzi di “Chaml” rivendicano il diritto di tutti i cittadini libanesi ad una legge che regoli lo status personale.

di Simona Loi

16.45 Piazza Riyad el-Solh, esercito e polizia antisommossa schierati.

Le forze di sicurezza non permettono loro di entrare in Sahat en-Nejme. Tony Dawud, uno degli organizzatori del gruppo “Chaml”, inizia una cordiale trattativa col capo delle forze di sicurezza.

Astutamente, i ragazzi organizzano un cordone umano che si muove in direzione del palazzo dell’ESCWA, dirottanto l’attenzione delle forze dell’ordine e dei giornalisti. Altri tirano fuori velocemente la tenda, iniziano a piantarla e ci si infilano: i soldati cercano di sollevarla (invano). Se ne strappa una parte. Smettono. Li lasciano fare.

Cioccolata, chitarra e coperte.

Siedo con i ragazzi del SSNP (Syrian Social National Party).

Condividono la causa del sit-in organizzato da “Chaml”, ossia la richiesta di una legge sullo status personale (al-ahwal al-shakhsiyya), sottolinenando la questione dell’impossibilità di sposarsi attraverso il  matrimonio civile.

“Il matrimonio è solo di tipo religioso (diny). O vai in chiesa o vai dallo sheikh. Oppure (ridono) vai a Cipro..pacchetto nozze tutto incluso (matrimonio, viaggio, hotel..). In Libano il matrimonio civile celebrato all’estero viene convalidato, ma non ci si può sposare civilmente qui”.

23.00 Tony, mi spiega le attività passate, dal 2007 quando il movimento non-violento e aconfessionale, giovanile e popolare, naque, acquistando dal 2008 forma legale.

Ricevuti dal Presidente della Camera, Nabih Berri, che pare aver assicurato loro che la causa verrà presa in considerazione (sebbene si attenda ancora la formazione del governo), affermano di non volere ombrelli politici o affiliazioni partitiche di sorta.

Il 18 marzo 2010, organizzarono una festa di finto matrimonio nel Down Town: abbigliati da sposi e spose, danzando la debka..mentre i passanti si univano ai festeggiamenti, convinti fosse un vero matrimonio.

Arrivati in Sahat en-Nejme (con l’esercito che li fece entrare, data l’atmosfera gaia e ilare) di colpo il matrimonio si fermò, creando una cupa e realistica atmosfera: in Libano non ci si sposa se si è di diversa confessione religiosa.

La tenda, salda, ben visibile dalla collina del palazzo del Governo, attende una legge, di civiltà e libertà.