Libano e memoria di guerra, “Vogliamo sapere!”

Ogni tanto qualche libanese volenteroso ci riprova. Riprova a parlare apertamente della guerra civile, conclusasi almeno formalmente ventidue anni fa, nel 1990. Riprova ad aprire una crepa nella cappa dell’amnistia/amnesia per fare pulizia negli armadi del proprio Paese.

Solitamente queste iniziative vengono presentate in conferenze stampa a cui vanno non più di trenta persone (di cui la metà stranieri) e che trovano quasi sempre poco spazio sui media locali.

Ma il centro di ricerca e documentazione Umam, una organizzazione non governativa tenace e coraggiosa, diretta da Loqman Slim e Monika Borgman e che è quasi sempre coinvolta in queste iniziative, non molla.

Ed è parte di un nuovo tentativo: Badna Naref. “Vogliamo sapere”, in arabo libanese. I partner sono l’Unione Europea, l’ambasciata svizzera, il Cemam della Saint Joseph e altri. Qui c’è il sito Internet dell’iniziativa. Che si presenta così:

Badna Naaref (We Want to Know) is a call for dialogue about the country’s wartime experiences among different generations of people who live in Lebanon. Yet it is by no means just an invitation to engage in political diatribe.

Instead, this website is a resource: it offers an explanation of this pilot project, an overview of the training sessions conducted with the students and instructors involved, a general profile of the participating schools and individuals, and summaries of interviews conducted by student participants.

It also extends an invitation to visitors to use the information gathered for a variety of purposes. For instance, the material can be used to assist educators and activists interested in exploring alternative methods of conflict transformation.

As well, it offers complete access to many of the testimonies—in their original form—for those interested in this information from a scientific, educational and even artistic perspective. In short, it is a compact website that appeals to a broad range of potential visitors; thus, it is addressed “to those who are concerned.”

Per chi preferisce il francese, il quotidiano francofono beirutino L’Orient-Le Jour ha scritto di Badna Naref.