Libano, Il nuovo muro visto da Metulla

(di Aldo Baquis, ANSA). Il cemento armato come garante di buon vicinato: con questo spirito Israele ha iniziato nei giorni scorsi la sostituzione, in un breve tratto di confine con il Libano, dei reticolati di sicurezza con lastre di cemento alte fra cinque e sette metri.

Il paesaggio non ne guadagna. Ma col completamento dell’opera – a quanto pare fra alcune settimane – i 1.500 abitanti di Metulla (Alta Galilea) dormiranno sogni più tranquilli. Nel suo caffè-galleria affacciato sulla strada principale di Metulla – un villaggio turistico che seduce i pensionati per l’aria fine di collina e per la calma bucolica dei campi di mele – la signora Vered era impegnata oggi a completare la decorazione di alcune piastrelle di ceramica.

Con un sottofondo musicale di Enrico Macias e le pareti tappezzate da motivi in stile “Art Nouveau” il caffè di Vered sembra in assoluto il posto più placido di Israele, pur trovandosi a 500 metri dalla “Porta di Fatma” da cui si accede al Libano: là dove sventolano i vessilli degli Hezbollah e dove sono esposti poster del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad.

La costruzione del muro ha destato qualche sorpresa anche in questo caffè. Incidenti gravi, dice la donna, non ce ne sono stati. Eppure lungo il confine c’è un senso continuo di disagio.

Gli agricoltori israeliani i cui appezzamenti sono contigui al territorio libanese entrano nei campi col cuore in gola. Da Metulla il vicino villaggio libanese di Kila è visibile a occhio nudo. La strada che corre ai suoi piedi è parallela ad una pista di confine utilizzata dall’esercito israeliano. Distano appena 15 metri. E questa estrema vicinanza viene vista come fonte potenziale di guai. Allora, ben venga il cemento a separarle.

”Negli ultimi anni questa zona è stata relativamente tranquilla” conferma un ufficiale israeliano ai giornalisti stranieri giunti sul posto per osservare l’inizio dei lavori. A parte, ricorda, l’uccisione ”gratuita” di un ufficiale israeliano da parte di un cecchino libanese, un anno fa.

Ma è la routine, aggiunge, che dà pensiero. Capita che militari e civili libanesi importunino le pattuglie israeliane, con parole oltraggiose o con lanci di pietre. Qualcuno, da una parte o dall’ altra, potrebbe un giorno perdere il controllo dei nervi, caricare le armi. Uno screzio banale diventerebbe allora un incidente serio.

E poi, aggiungono gli abitanti, di notte il contrabbando di stupefacenti dal Libano attrae a Metulla personaggi poco rassicuranti. Per quanto pattugliati, i reticolati di confine non sono ermetici.

Due settimane fa un palestinese con i suoi due figli è entrato in Israele (disarmato) senza eccessive difficoltà. Per questo insieme di ragioni fra Metulla e Kila viene eretto adesso – in territorio israeliano e in coordinamento con l’Unifil – un tratto di muro di poco più di un chilometro, per un costo di due-tre milioni di euro.

Si tratta, assicura l’esercito, di un caso isolato: perché lungo la “Linea Blu” di demarcazione fra i due Paesi, in nessun altro luogo ci sono punti simili di frizione.

E i vicini libanesi, è stato chiesto, cosa ne pensano? Attraverso l’Unifil Israele ha tastato il polso e a quanto pare ha avuto assicurazione che il muro (su cui saranno installati sensori) non sarà attaccato in alcun modo. ”Questo muro – auspica l’ufficiale israeliano – aumenterà la calma nella zona, per tutti”. (ANSA).