Libano, siriani rapiti nella Beqaa… interviene Hezbollah

Avevano chiesto cinque milioni di euro, e si sono accontentati di “appena” un milione e duecentomila dollari (poco meno di 900.000 euro). I rapitori libanesi di due cittadini siriani sono comunque riusciti a portare a casa il loro bottino, secondo quanto riferisce stamani il quotidiano panarabo al-Hayat, l’unico che in questa vicenda cerca di fare un po’ di chiarezza.

Alcuni principali giornali libanesi (as-Safir, an-Nahar, L’Orient-Le Jour, The Daily Star) si sono limitati stamani a riportare il comunicato delle autorità libanesi della liberazione dei due siriani – Muhammad Ammar e Nur Qaddura – che erano scomparsi nella regione frontaliera di Bretel (valle orientale della Beqaa) tradizionalmente dominata da clan tribali e dal movimento sciita Hezbollah, alleato della vicinissima Siria.

La versione ufficiale non menziona affatto il pagamento del riscatto, ma esalta la bravura investigativa dei servizi di sicurezza della polizia. Fonti vicine all’inchiesta hanno invece rivelato ad al-Hayat che dopo aver individuato i responsabili, le autorità si sono mosse come sempre in Libano: dove in molte regioni lo Stato non esiste, lo Stato deve affidarsi ai padroni del territorio.

In questo caso Hezbollah. Il giornale non lo esplicita ma dice testualmente: “Le trattative sono cominciate alle sette e mezza della mattina in una villa di Baalbeck (roccaforte del movimento sciita, ndr) e sono proseguite fino alle nove, con la partecipazione di un rappresentante di un partito (جهة حزبية), di due siriani, uno dei quali era un parente dei rapiti e l’altro un cambiavalute incaricato di assicurare (il pagamento de) il riscatto, in costante contatto con la famiglia dei rapiti e con una persona collegata invece ai rapitori”.

Sembra una scena di un film: riuniti in una villa, tutte queste persone, ciascuno con una funzione ben precisa, mentre lo Stato era a conoscenza delle trattative in corso. Tanto che una volta pagato il riscatto (da chi? dalla famiglia? dalla Banca centrale siriana?), i due sono stati liberati lungo la strada che collega Baalbeck con Bretel e sono stati poi fermati e interrogati dalla polizia libanese (lo Stato).

Lo Stato libanese ha poi consegnato i due allo Stato siriano, tramite l’ambasciatore a Beirut Ali Abdel Karim Ali. E qui una domanda-provocazione: e sei i due erano attivisti anti-regime ed erano fuggiti in Libano? Pagare un milione e 200mila dollari per ritrovarsi in mano dell’ambasciatore del regime…