Lotta agli incendi in Libano, il ruolo dell’Italia

Durante l'esercitazione anti-incendio, Kefraya 12 dicembre 2011 (Paolo Civile)(ANSAMed) Si chiama Risico ma non ha nulla a che vedere col noto gioco da tavola: è il sistema per la previsione del rischio di incendi elaborato dall’Italia e ora operativo in Libano e adottato dalla protezione civile locale al termine di un progetto finanziato dal ministero degli affari esteri di Roma.

L’obiettivo del progetto, iniziato a ottobre 2010, del costo totale di 440.000 euro e il cui evento finale si è svolto il 12 dicembre 2011 nella valle della Beqaa a ridosso dei pendii orientali del Monte libano, è di rafforzare il sistema locale di previsione degli incendi rurali e forestali. Risico, che sta per “Rischio incendio e coordinamento”, è il programma previsionale per la valutazione delle condizioni favorevoli all’innesco e alla propagazione degli incendi.

Elaborato circa dieci anni fa dalla Fondazione Cima, consente di determinare e prevedere con modelli matematici il pericolo potenziale degli incendi. Permette inoltre l’elaborazione quotidiana di un bollettino di rischi, stimandoli su un arco temporale utile per le 24/72 ore successive.

Il programma è stato presentato ieri a Beirut in presenza, tra gli altri, di Riccardo Smimmo, primo consigliere dell’ambasciata d’Italia in Libano, di Raymond Khattar, direttore generale della Protezione civile libanese, di Luigi D’Angelo, responsabile delle relazioni internazionali della Protezione civile italiana, di Franco Siccardi, presidente della fondazione Cima.

Da aprile a settembre scorsi, periodo di alto rischio di incendi, la Protezione civile libanese ha inviato a tutte le municipalità del territorio nazionale il bollettino, ottenuto dal programma Risico basato su dati statici (carte Gis del governo libanese) e quelli dinamici (condizioni atmosferiche) raccolti dalle 51 centraline, già presenti sul territorio, dell’Istituto di ricerca agricola libanese.

Per tutta la durata del progetto, la protezione civile italiana ha fornito assistenza tecnica alla controparte libanese, ha affidato alla fondazione Cima il compito di applicare il programma, ha inviato esperti della gestione dei rischi e ha coordinato l’intervento del Corpo forestale dello Stato italiano, che a sua volta ha formato il personale libanese. La forestale italiana ha anche supportato le attività di campo dell’esercitazione avvenuta ieri e oggi a Kefraya, località nella valle orientale della Beqaa a ridosso dei pendii del tratto meridionale del Monte Libano.

Parlando con ANSAMed, Paolo Civile, coordinatore del progetto, ha precisato che il luogo di partenza dell’esercitazione, dove è stato simulato l’innesco dell’incendio, è lo stesso da dove lo scorso 10 ottobre si propagarono le fiamme che in poco tempo distrussero ben venti ettari di terreno. “Con questo progetto – afferma Civile – l’Italia non offre una soluzione per ridurre il rischio degli incendi in Libano, ma offre gli strumenti alle autorità libanesi per coinvolgere le comunità locali nell’azione di prevenzione”.

Una volta che gli uffici della protezione civile libanese ricevono il bollettino giornaliero di rischi devono, in teoria, allertare la municipalità, le stazioni locali della protezione civile (responsabile dell’intervento anti-incendio nelle zone non urbane) e la polizia. “A tal proposito – riprende Civile – il ministero degli interni, da cui dipendono sia le municipalità che la protezione civile – si è detto pronto a fornire gli strumenti normativi per rendere obbligatorio l’intervento delle comunità locali in caso di rischio di incendio”. Civile sottolinea inoltre come il Libano, dotandosi del sistema Risico, entra di fatto nella rete della protezione civile europea. (Scritto per ANSAMed il 13 dicembre 2011).