Macello Siria, altri 44 uccisi in repressione

Manifestazione a Khalidiya, Homs, 16 settembre 2011I 44 siriani uccisi oggi 16 settembre dal fuoco delle forze fedeli al presidente Bashar al Assad nel 29/mo venerdì consecutivo di proteste anti-regime fanno salire a 2.976 il numero dei morti dall’inizio delle manifestazioni, secondo il conteggio elaborato dai Comitati di coordinamento locale, una delle piattaforme che riunisce gli organizzatori della rivolta.

Al termine del sesto mese di proteste, l’organizzazione umanitaria internazionale Avaaz ha invece fornito un bilancio più pesante e in linea con quello riferito nei giorni scorsi da Ammar Qurabi, da anni a capo della Lega per i diritti umani in Siria: circa 3.400 uccisi, di cui 278 soldati. Secondo il computo al ribasso dei Comitati, da marzo ad oggi le autorità di Damasco hanno ucciso quasi 500 persone al mese, una media di 16 uccisi al giorno. In tutto, sempre secondo la dettagliata lista pubblicata in arabo dai Comitati su Internet, 80 donne sono morte assieme a 148 bambini.

Nei giorni scorsi il consigliere presidenziale Buthaina Shaaban aveva riferito il bilancio ufficiale del regime: 700 civili e 700 tra soldati e agenti. L’Onu parla finora di circa 2.600 vittime.

A differenza dei precedenti venerdì di proteste, le notizie dei morti sono giunte dagli attivisti in mattinata, prima della consueta preghiera comunitaria islamica del venerdì che in questi mesi ha segnato l’inizio delle manifestazioni. I primi “martiri” della giornata, secondo il racconto dei Comitati di coordinamento, appartengono alla famiglia Jammal di Hilfaya, nei pressi di Hama, nel centro del Paese, colpiti a morte da raffiche di mitra sparate da bande di lealisti (shabbiha) giunti alla buon’ora per terrorizzare la popolazione e convincerli a rimanere a casa.

I cortei si sono formati in quasi tutte le località del Paese, anche se alcuni epicentri della rivolta sono stati ridotti quasi al silenzio dopo ripetuti arresti di massa. Non è però il caso dell’indomita regione meridionale di Daraa, dove – come mostrano numerosi video amatoriali pubblicati stasera su Internet – le forze di sicurezza hanno preventivamente attaccato alcune moschee ricolme di fedeli-dimostranti.

Poco lontano dal capoluogo dell’Hawran al confine con la Giordania, a Busar al Hariri, le forze di sicurezza hanno effettuato raid alla ricerca di militari disertori, uccidendo secondo testimoni oculari almeno sei contadini. Secondo l’agenzia ufficiale Sana, uomini armati hanno invece sparato da minareti contro i soldati, uccidendone uno e ferendone altri quattro.

Alla ricerca di altri disertori, le forze fedeli ad al Assad hanno proseguito le loro azioni nella regione di Jabal Zawya, a ridosso del confine turco, da dove da giorni è aumentato il flusso di profughi siriani verso le sei tendopoli allestite da giugno da Ankara oltre confine. In uno di questi campi si trovava il colonnello Hussein Harmush, il militare col grado più alto degli ufficiali disertori e che nelle settimane precedenti si era mostrato in video amatoriali annunciando la creazione di una “Britaga di ufficiali liberi” da lui comandata.

Hussein Harmush sugli schermi della tv di Stato

Il volto scavato e lo sguardo assente, Harmush è apparso ieri sera sugli schermi della tv di Stato, negando che ai militari siano mai stati impartiti ordini di sparare ai civili e lamentando le “fallaci promesse di armi e soldi” fattegli da alcuni sedicenti leader dell’opposizione. Non è chiaro come Harmush sia passato dai campi profughi turchi agli studi della tv di regime, ma numerosi attivisti e dissidenti siriani accusano i servizi di sicurezza turchi di aver consegnato l’ufficiale disertore a Damasco in cambio della consegna da parte della Siria di alcuni membri del Pkk curdo ancora detenuti nelle carceri siriane.

Da parte sua, il premier turco Recep Tayyip Erdogan continua a promettere, a parole, una posizione più dura nei confronti della mattanza siriana, ma ha oggi rimandato al suo prossimo viaggio negli Stati Uniti, la settimana prossima, l’annuncio di ogni decisione in merito. (Resoconto scritto per Ansa).