Meglio morire in Siria che vivere in Belgio?

Perché un giovane belga amante della danza e della musica si è recato in Siria a combattere a fianco di un gruppo di jihadisti stranieri? E’ la domanda a cui non sa dare risposta Dimitri Bontinck, padre di Jejoen, diciottenne di Anversa, di cui si sono perse le tracce dopo che ha deciso di arruolarsi nelle file di miliziani fondamentalisti islamici nella regione di Aleppo.

Nella metropoli del nord della Siria il padre del ragazzo è arrivato alla ricerca del figlio, convertitosi all’Islam due anni fa. In un’intervista apparsa il 30 aprile 2013 sul quotidiano panarabo-saudita ash Sharq al Awsat, Bontinck padre racconta che il giovane, di madre nigeriana, aveva abbandonato la sua carriera di ballerino per entrare a far parte di un gruppo di musulmani fondamentalisti belgi noto come “La sharia per il Belgio” e guidati da Fouad Belkacem, di origini marocchine.

“Da allora è cambiato. Non lo riconoscevamo più. Poi è andato in Egitto a studiare la sharia (la legge islamica)… io rispetto le scelte di mio figlio, ma quel che è accaduto dopo è diverso”, afferma. Il padre, che lamenta l’assenza di sostegno da parte delle autorità di Bruxelles e che è invece sostenuto da alcuni giornalisti belgi, ha deciso di recarsi di persona in Siria dopo aver riconosciuto il volto del figlio in un frammento di un video amatoriale pubblicato su Internet e proveniente da Khan Tuman, località a ovest di Aleppo. Dalla Turchia, Bontinck padre è entrato in in Siria attraverso i valichi controllati dai ribelli.

Ad Aleppo, come racconta Asharq al Awsat, si è rivolto prima all’Ordine degli avvocati e ha poi cominciato il suo pellegrinaggio nelle basi dei diversi gruppi che si spartiscono il controllo della parte della città in mano agli insorti. Ha cercato suo figlio tra i miliziani della Brigata Tawhid, composta da fondamentalisti. Il suo capo locale, Hajji Marai, ha però detto che loro non arruolano stranieri ma solo siriani. Bontinck si è quindi recato dai miliziani della Jabhat an Nusra, una formazione qaedista con numerosi combattenti non siriani.

Lì – prosegue il giornale che ha seguito il padre fiammingo nella sua ricerca – è emersa una traccia: Jejoen potrebbe trovarsi fuori Aleppo in una brigata di stranieri guidata da un “jihadista egiziano”. “Ma perché mio figlio è venuto a cercare la morte qui?”, continua a domandarsi il padre, che a giorni si recherà nelle campagne di Aleppo.