Muore Abu Mussa, bombardò Shatila e cacciò Arafat da Tripoli

E’ morto il 29 gennaio 2013 all’età di 87 anni il capo milizia palestinese Said al Muragha, meglio noto come Abu Mussa, per anni a capo di una fazione armata filo-siriana e ostile alla guida di Yasser Arafat.  Abu Mussa è morto all’alba in un ospedale di Damasco dopo una lunga malattia. I funerali si tengono il 30 gennaio nella capitale siriana.

Abu Mussa aveva aderito all’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp) di Arafat nel settembre del 1970 dopo gli scontri tra le milizie palestinesi e l’esercito giordano (Settembre nero). Nel 1983 fu però espulso da Fatah, il partito di Arafat, e dette vita a un’ala secessionista protetta dal regime siriano e nota come Fatah-Intifada. Da allora Abu Mussa e i suoi uomini hanno servito gli interessi di Damasco a scapito di Arafat e della sua organizzazione.

In particolare in Libano, dove nel 1983 assediarono e costrinsero poi alla fuga i miliziani palestinesi di Fath da Tripoli, principale porto nel nord del Paese. Fath si era rifugiato nel nord dopo aver lasciato Beirut invasa dagli israeliani nell’estate del 1982.

Nel 1988, Abu Mussa e altre fazioni filo-siriane lanciarono un’offensiva contro il campo profughi di Shatila, alla periferia di Beirut, bombardando quel che rimaneva del campo già devastato dai miliziani cristiani filo-israeliani nel 1982 e dalle squadre filo-siriane di Amal tra il 1985 e il 1987 (Guerra dei campi).

Dopo aver pesantemente criticato gli accordi di Oslo (1993) tra Olp e Israele, Abu Mussa sparisce di fatto dalla scena politica e rimane protetto a vita dal regime siriano a Damasco assieme ad altri leader di milizie palestinesi filo-siriane.