Non vogliamo un’amnistia, ma…

martire - detenuto

(di Eva Ziedan). In questi giorni la notizia di cui si parla tanto tra i siriani è “l’amnistia generale” concessa dal presidente.

Michal Shammas, avvocato siriano che da anni si occupa della difesa dei dissidenti politici incarcerati nelle prigioni del regime ha spiegato che “L’amnistia dovrebbe essere concessa a tutti coloro – militari e civili – che sono stati arrestati o sono detenuti da prima del 6 giugno 2014, siano essi già stati condannati o meno, (…) a coloro che sono stati condannati dal tribunale anti-terrorismo [che ha sostituito il vecchio tribunale militare, dove venivano giudicati i dissidenti politici ndr], ai detenuti nelle sezioni dei servizi di sicurezza, a quelli che si trovano nelle prigioni di Palmira e Sednaya (…)”.

Alcuni detenuti sono stati rilasciati, tra questi ci sono anche alcuni (una manciata, in verità!) nomi importanti di dissidenti storici, ma la notizia che sta circolando con insistenza da qualche giorno sui media e socialmedia è la liberazione di Adnan Qassar.

“Se prima della liberazione di Adnan si provava a digitare il suo nome su Google” – scrive Dima Wannus nel suo ultimo articolo su al Mudun – “compariva solo la fotografia di Basel al Asad”,  il figlio “martire” di Hafez, in sella al suo cavallo.

Secondo la storia che si raccontava su di lui in Siria, Adnan Qassar era un fantino ed era il rivale di Basel al Asad nelle gare ippiche. Quando eravamo piccoli guardavamo tutte le sue gare in televisione e Basel vinceva sempre.

Adnan Qassar (a sx) e Basel al AsadMa una volta accadde che Adnan osò vincere contro Basel. Era il 1993 e per questo venne arrestato.

Basel morì in un incidente automobilistico nel gennaio dell’anno successivo e divenne “martire” della Siria, anche se era morto in un semplice incidente stradale.

L’articolo di Dima Wannus continua il racconto: il padre di Adnan riuscì a ottenere un incontro direttamente con l’allora presidente Hafez al Asad per chiedergli di intercedere per la liberazione del figlio.

Il presidente si limitò a rispondergli: “Basel l’ha arrestato e sarà Basel che lo libererà”.

Ma Basel era morto.

Dopo 21 anni di carcere, il fantino Adnan Qassar è stato liberato il 10 giugno 2014 grazie all’amnistia di Bashar al Asad. “Non è stato Basel a liberarlo” – si intitola l’articolo di Dima Wannus.

Yassin al Haj Saleh, intellettuale dissidente che ha sperimentato le prigioni siriane in prima persona, ha commentato anche lui la vicenda: “Storie di questo tipo valgono più di tanti volumi. Dobbiamo raccontarle alla gente in Occidente e ovunque. Bastano queste storie a far comprendere quanto questo regime sia razzista, e non solamente dispotico e dittatoriale”.

Secondo al Watan, un giornale filogovernativo, entro la fine di giugno si prevede che saranno liberati 30mila prigionieri.

In attesa della liberazione di Mazen Darwish, Abdel Aziz Kheir, Khalil Maatuq e delle migliaia di detenuti arrestati per aver espresso liberamente e senza censure la loro opinione, Michal Shammas ha spiegato anche che: “La maggior parte dei beneficiari dell’amnistia operavano nel contrabbando della droga, delle armi e delle munizioni, si sono appropriati indebitamente di denaro pubblico, sono autori di reati di corruzione e abuso d’ufficio, hanno emesso assegni scoperti…”.

Anwar al Bunni, avvocato per la difesa dei diritti umani e direttore del Centro siriano per la ricerca e gli studi giuridici, ha commentato in questo modo l’amnistia generale: “Non vogliamo un’amnistia. Vogliamo che tutti i detenuti siano liberati e tutti i criminali puniti”.