Nuove indicazioni sull’uccisione di Padre Murad

Padre MuradIl sacerdote siro-cattolico aleppino Padre Francois Murad, la cui uccisione nel nord-ovest della Siria è stata al centro delle cronache nelle ultime settimane, è stato ucciso nel convento di Ghassaniye, nella regione di Idlib, con un colpo di arma da fuoco sparato a bruciapelo da un membro di una milizia di ceceni operativi nel nord-ovest della Siria e che non fa parte della Jabhat an Nusra, sigla qaedista in precedenza indicata come responsabile nel crimine.

Lo hanno rivelato all’ANSA fonti ecclesiali siriane ben connesse con l’interno del Paese e, in particolare, con la regione di Idlib. Nelle settimane scorse si erano diffuse diverse voci, anche contrastanti, circa la morte del sacerdote, confermata dalla Custodia di Terrasanta. Da più parti si era però indicato nella Jabhat an Nusra l’esecutore dell’omicidio e del saccheggio del convento.

La stessa Custodia non era stata però in grado di fornire una ricostruzione dettagliata dell’uccisione di Padre Murad, ma aveva comunque escluso che la vittima fosse stata decapitata o sgozzata come, alcune fonti giornalistiche occidentali avevano affermato in precedenza riferendosi a un video amatoriale girato ad aprile scorso in una regione a nord di Aleppo e riguardante l’esecuzione di due individui indicati come “collaborazionisti del regime”.

Secondo le fonti interpellate dall’ANSA, il gruppo di ceceni è guidato da un miliziano noto come Abu al Banat. Il quotidiano Le Monde ha di recente (1, 2) riferito che il gruppo di Abu al Banat è infiltrato da parte dei servizi di sicurezza russi, sostenitori del regime di Damasco e intenzionati ad attribuire all’intera galassia di combattenti anti-regime, in particolare alla Jabhat an Nusra, la paternità dei crimini commessi in Siria.

Padre Murad – proseguono le fonti – è stato ucciso sulla porta del convento di Ghassaniye dove era rimasto con quattro suore. Un informatore del gruppo dei ceceni ha fornito agli assassini l’ora della presenza di padre Murad sul posto.

“E’ stato ucciso all’improvviso e con un colpo di pistola. Non è stato sgozzato, né è morto in seguito a proiettili vaganti durante uno scontro a fuoco o in seguito a bombardamento”, affermano le fonti, smentendo le diverse versioni diffuse in precedenza.

Le fonti aggiungono inoltre che le quattro suore “sono state messe in salvo da un miliziano nordafricano” membro di un altro gruppo islamista, forse la Jabhat an Nusra, presente a Ghassaniye e con il quale padre Murad era in relazione quotidiana.

Come risulta infatti da concordanti fonti giornalistiche europee che negli ultimi mesi hanno condotto inchieste nella regione di Idlib, padre Murad era in relazione non polemica con le varie fazioni armate, anche islamiste, che da circa un anno controllano la località un tempo abitata in prevalenza da cristiani in seguito fuggiti altrove.

Le fonti ecclesiali individuano inoltre, assieme ad altre di ambienti cristiani della regione di Idlib, in quello stesso gruppo di criminali della brigata di ceceni coloro che deterrebbero i due vescovi siriani rapiti nei mesi scorsi. I due erano stati rapiti a est di Aleppo. (Ansa, 6 luglio 2013).