Oscurare le TV di Damasco? Autogol degli sceicchi arabi

I rappresentanti della Lega Araba, riunitisi sabato 2 giugno a Doha, hanno chiesto ai gestori di ArabSat e NileSat, le due principali piattaforme televisive satellitari del mondo arabo basate rispettivamente in Arabia Saudita e in Egitto, di oscurare i canali TV siriani ufficiali e non.

Il regime di Damasco ha risposto denunciando la richiesta “liberticida” e accusando la Lega Araba di voler censurare “la verità”.

Al di là di chi dica “la verità”, è evidente che i ministri arabi hanno commesso un banalissimo autogol. Un  grave errore, sia tattico che di principio.

Il variegato fronte che chiede la caduta del regime di Damasco lo fa in nome del rispetto dei diritti umani, tra cui spicca quello di libertà di espressione.

Chiedendo di mettere a tacere i megafoni degli al Asad, si contraddice uno dei principi cardine della campagna anti-regime. E di fatto ci si mette sullo stesso livello del regime, metro più metro meno.

Anche se ad alcuni dà fastidio, la voce ufficiale degli al Asad (trasmessa non solo dalla TV di Stato ma anche dall’emittente privata Addouniya, di proprietà di una cordata di imprenditori vicini al regime) ha diritto di essere ascoltata. Chi non vuole è libero di cambiare canale.

Un errore grave anche sul piano tattico: si offre la possibilità a Damasco di additare ancora una volta i leader arabi, e in particolare quelli del Golfo, come i primi censori e i primi a negare le libertà nella regione. E quindi di delegittimare di fronte all’opinione pubblica inter-araba l’azione di questi Paesi.

Si rafforza così uno dei più ripetuti argomenti di chi, in Siria e all’estero, preferisce tenersi Bashar al Asad che immaginare un cambiamento: “Cosa ci vengono a insegnare Arabia Saudita e Qatar in termini di democrazia?”.

Se i regimi di Riyad e Doha erano già indifendibili su questo e su altri aspetti… dopo la richiesta formalizzata in Qatar appaiono ancora meno credibili nel voler sostenere davvero e fino in fondo i siriani in rivolta che, prima di chiedere “democrazia”, chiedono “dignità”, “giustizia sociale” e “libertà”.

Soprattutto sfugge il motivo di tale richiesta. Se fosse una misura simbolica, tanto per inviare l’ennesimo segnale di pressione, potevano evitarlo e basta.

Anche perché in pratica cambia davvero poco: se ArabSat e NileSat si piegheranno ai politici dei loro Paesi, Addouniya e la tv di Stato potranno comunque trasmettere in Siria ripiegando sulla rete locale non satellitare. I due canali siriani si rivolgono per lo più all’opinione pubblica interna e la loro incidenza su quella estera è davvero minima.

Insomma, Damasco guadagna punti senza perder di fatto nulla. Mentre i Paesi arabi del Golfo perdono punti senza ottenere nulla di concreto in cambio.

Infine, lo confesso: come tutti gli attenti spettatori della tv di Stato siriana e di Addouniya, sarà un giorno davvero triste quello in cui i due canali saranno oscurati per volontà degli sceicchi del Golfo: non potremo più goderci le “perle” quotidiane che queste due emittenti ci regalano.

A tal proposito e nella speranza che la richiesta di Doha non venga soddisfatta, vi proponiamo un breve estratto da un TG della tv di Stato siriana datato 2 giugno 2012.

Un improvvisato e coraggioso disturbatore (Paolini dove sei?) spintona in diretta (una delle rare dirette TV, i programmi sono per lo più registrati proprio per evitare inconvenienti) il corrispondente da Aleppo, Shadi Helwa, mentre è in collegamento con lo studio di Damasco.

“I media siriani sono bugiardi!”, fa in tempo a urlare al microfono il giovane con una scarpa blu in mano e che scompare nel buio. Non prima di venir appellato “figlio di…” e di sentire maledetto il proprio padre dal corrispondente. A cui però la regia taglia subito il collegamento.

In studio, il conduttore del TG interviene così: “… questo breve frammento mostra (quale sia) la democrazia richiesta da molti nel Paese e fuori…”.

Ecco, se le tv del regime saranno oscurate via satellite alcuni scettici finiranno per dare ragione a questo conduttore e dimenticheranno “l’uomo dalla scarpa blu” che con coraggio ha gridato la verità sui media siriani. E che è già diventato un’icona per gli attivisti.