Hasan Azhari. Arrestato, torturato e ucciso

Ahmad Azhari, 24 anni, attivista e studente di farmaciaIl suo compito era anche quello di verificare l’esattezza dei bilanci giornalieri delle vittime della repressione governativa in Siria: Hasan Azhari, studente al quinto anno degli studi in farmacia, è morto, sotto tortura, a 24 anni e il suo corpo è stato consegnato alla famiglia dalle autorità di Damasco nelle ultime ore.

Azhari, originario del porto di Latakia, dove era membro dei Comitati di coordinamento locali degli attivisti, che hanno diffuso oggi la notizia della sua morte e la storia del suo impegno per documentare le violazioni commesse dal regime durante 15 mesi di proteste popolari e rivolta armata.

“Aiutava anche a preparare le manifestazioni e a documentarle con foto e filmati. Aveva ripreso numerosi episodi di violazioni dell’esercito (governativo) nella regione di Latakia, usando la sua unica arma: la macchina fotografica”, si legge nel comunicato odierno dei Comitati di coordinamento, che sin dall’inizio della rivolta e anche di recente hanno ribadito il loro attaccamento ai principi della lotta non violenta.

Azhari è stato arrestato il 13 aprile scorso e per settimane di lui non si è più saputo nulla. Secondo i Comitati il suo corpo è stato vittima “delle peggiori torture”.

Ieri, la famiglia ha ricevuto una chiamata dall’ospedale militare di Damasco dove si trovava la salma del giovane studente e attivista.

Fouad Roueiha, giornalista italiano di origini siriane, ha ricordato suo cugino Ahmad in questo post apparso su Facebook.

In memoria di un cugino, o forse farei meglio a dire un fratello… per lui e per i tanti come lui:

aveva 24 anni, studiava farmacia perchè con il suo voto di maturità questo era il massimo cui poteva ambire. Era un tipo mite, timido… un po’ cicciotto, con una morbida barba incolta quasi adollescenziale.

Con quegli occhiali era il classico bravo ragazzo, un secchione, ed era anche molto religioso così come lo era tutta la sua famiglia e questa è stata la sua colpa, non si è mai occupato di politica e certo non era una “testa calda”.

Ricordo il padre, un omone alla mano, cui Hasan somiglliava molto fisicamente, un tipo allegro e scherzoso il cui vocione riempiva lo spiazzo antistante la casa di montagna di mia nonna in cui si riuniva la mia famiglia ogni venerdì. Ricordo mia nonna che ogni venerdì contava le presenze con il suo rosario… 25, 30 persone che venivano a trovare la decana, in quella casa in cui ho passato le estati della mia infanzia, giusto vicino a quella di Hasan.

Ricordo quando Ahmad, il padre di Hasan, arrivava fiero dicendoci che l’imam del paese aveva lasciato che il figlio facesse l’adhan (il canto che dai minareti invita i fedeli alla preghiera) o che conducesse la preghiera del venerdì.

Ahmad, Hasan ed il fraello maggiore Rayan spesso si svegliavano alle 4 di mattina per andare a fare la preghiera del mattino in moschea, me li immagino padre e figlio mentre fanno le abluzioni e vanno.

Mi ricordo di quando Ahmad, che nei giorni della malattia è sato più vicino a mio padre di quanto non sia stato il suo stesso fratello, mi consigliò con discrezione di provare a lenire il dolore per la perdita di mio padre cercando conforto nel corano, senza nessun genere di pressione o di perbenismo, solo perchè con lui aveva funzionato e voleva condividere con me quel sollievo.

Quando ho saputo dell’arresto di Hasan, 72 giorni fà, da parte delle “forze di sicurezza” ero incredulo, non mi sembrava possibile… oggi poi, leggendo sul profilo facebook di suo fratello che Hasan è morto sotto le torture non riuscivo a smettere di piangere.

Pensavo alla madre, che ha rinunciato all’insegnamento per stare vicina ai figli e che a loro ha dedicato tutta la sua vita, anche nei momenti di grande difficoltà economica, con grande sacrificio.

Al padre, che era tanto fiero del figlio e che si è spezzato la schiena (letteralmete, come può testimoniare il suo ortopedico) per garantire il meglio ai suoi figli…

Chissà quando l’hanno ucciso, in che condizioni hanno riportato il cadavere ai famigliari, con i segni di indicibili torture, sofferenze ed umiliazioni, forse già intaccato anche dal tempo trascorso dopo la sua morte.

Pensavo a quella madre… come non impazzire immaginando tuo figlio inerme a gridare e piangere in preda al dolore, senza averlo potuto confortare?
Ed il padre, come dargli torto se domani impugnasse il fucile?

Spero che la loro fede li aiuti, la loro è una storia purtroppo sempre più comune in Siria e se mi colpisce particolarmente è solo perchè questa mi è più vicina… c’è a chi è andata anche peggio.

La prossima puntata del mio programma radiofonico sarà dedicata a te Hasan, se hai ragione ed esiste un aldilà sono sicuro che il paradiso ti ha aperto le porte.

Addio.