Siria, 28/mo venerdì di protesta

HomsIl 28/mo venerdì consecutivo di proteste in Siria. Il resoconto.

A poche ore dall’inizio dell’annunciata missione ufficiale a Damasco del segretario della Lega Araba, sono almeno nove i manifestanti civili uccisi finora nel 28/mo venerdì consecutivo di proteste anti-regime in Siria, dagli attivisti intitolato “venerdì della protezione internazionale”, mentre sono ancora in corso cortei e sit-in in diverse località del Paese presidiate da massiccio dispiegamento di militari e di forze di sicurezza.

Il bilancio provvisorio, che come di consueto è destinato a salire nel corso della notte, è stato diffuso dai Comitati di coordinamento locale, una delle principali piattaforme degli organizzatori della rivolta quasi giunta al suo sesto mese. Sei uccisi a Homs, uno a Damasco (Midan), un altro nella regione di Idlib (nord-ovest) e un altro ancora a Dayr az Zor.

Il segretario della Lega Araba, Nabil al Arabi, doveva essere a Damasco mercoledì scorso latore di una proposta da sottoporre ad al Assad per trovare una via d’uscita al drammatico stallo. In extremis, le autorità siriane avevano annullato la visita e dal Cairo si è poi appreso che al Arabi potrà domani recarsi a Damasco, probabilmente senza poter discutere nessuna vera iniziativa.

Le manifestazioni odierne erano iniziate, come accade da 28 settimane consecutive, a partire dalle moschee subito dopo la tradizionale preghiera islamica del venerdì. Diverse migliaia di persone si erano riversate in strada nei i sobborghi di Damasco, nei villaggi della regione meridionale di Daraa, a Homs e nelle cittadine circostanti, a Dayr az Zor nell’estremo est e nei centri abitati della regione nord-occidentale di Idlib.

Intanto Human Rights Watch (Hrw), organizzazione umanitaria basata a New York, confermava quanto era trapelato da testimoni oculari circa l’assalto da parte delle forze di sicurezza di un ospedale di Homs. Mercoledì scorso ben diciotto civili feriti sono stati portati via a forza da uomini della sicurezza mentre erano ricoverati all’ospedale al Barr. Di questi, cinque sono stati prelevati mentre erano in sala operatoria.

Stando al rapporto di Hrw, basato su testimonianze di medici e paramedici dell’ospedale e da volontari della Mezzaluna rossa, questi ultimi sono stati bloccati dalle forze di sicurezza mentre tentavano di soccorrere manifestanti feriti e hanno ricevuto istruzioni di raccogliere in ambulanza gli agenti ma non i civili. Ucciso sotto tortura è la sorte toccata invece al fratello di un ufficiale dell’esercito disertore.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani in Siria (Ondus) ha riferito oggi che le forze di sicurezza hanno restituito alla famiglia il cadavere di Muhammad Harmush, poco dopo il suo arresto ieri ad Ablin, nei pressi di Idlib (nord-ovest). Muhammad, 74 anni, era il fratello di Hussein Harmush, che ha dichiarato pubblicamente la sua defezione nel giugno scorso e che attualmente è rifugiato all’estero.

A denunciare il regime e a rassegnare le dimissioni è stato oggi un avvocato di Dayr az Zor, Khairallah Ideiji, che in un video amatoriale pubblicato su Youtube si è unito all’iniziativa dell’ex procuratore generale di Hama, Adnan Bakkur. Secondo la tv panaraba al Arabiya, Bakkur è da giorni rifugiato a Cipro in un luogo non precisato e “in attesa di consegnare alla Corte penale internazionale dell’Aja un dossier sui crimini commessi dal regime degli al Assad”. (per ANSA)