Siria, altri 12 uccisi secondo attivisti

Sui banchi di scuola a LatakiaAll’indomani dell’uccisione di 26 siriani da parte delle forze fedeli al presidente Bashar al Assad, è di nove civili e tre soldati disertori morti il bilancio della repressione governativa odierna in Siria.

E se dall’Unione europea assicurano che “nessuno vuole un intervento militare straniero in Siria”, stasera i 27 dell’Ue hanno raggiunto a Bruxelles un accordo preliminare per vietare alle compagnie petrolifere europee di fare nuovi investimenti in Siria, impedendo loro di creare joint venture con aziende siriane nel settore dell’energia o di acquistare quote di società siriane.

Intanto la Lega Araba oggi ha rinnovato l’invito alle autorità siriane a percorrere la via del dialogo e ad abbandonare quella della violenza. Ma secondo i Comitati di coordinamento locali, l’organizzazione politica degli oppositori siriani, dei nove civili uccisi oggi cinque sono stati colpiti da cecchini lealisti appostati sui tetti di una scuola e di una cisterna d’acqua in una località a ovest di Hama.

Gli uccisi partecipavano a un massiccio corteo funebre a Kfar Nabuze, nella piana del basso corso dell’Oronte e villaggio natale di Adnan Bakkur, ex procuratore generale di Hama, che nei giorni scorsi aveva annunciato le dimissioni ed era fuggito in un luogo non precisato, in segno di “condanna dei crimini commessi dal regime”. Secondo i media ufficiali Bakkur è stato rapito da terroristi armati.

Altre due persone uccise a Homs, epicentro della rivolta. Gli attivisti riferiscono dell’ingresso oggi di blindati e mezzi delle forze di sicurezza in due bastioni sunniti delle proteste cittadine: Bab Sbaa e Khaldiyee. Un giovane è stato ucciso, sempre secondo i Comitati, a Dayr al Zor nell’est del Paese, mentre tre soldati disertori sono stati freddati – stando ad Al Arabiya – da bande di lealisti (shabbiha) a Rastan, località a nord di Homs e da cui provengono molti militari sunniti unitisi alla rivolta.

Gli attivisti anti- regime hanno denunciato l’ingresso stamani di migliaia di agenti e lealisti armati) nei sobborghi di Damasco, in particolare a Zabadani e Madaya, alla ricerca di dissidenti e organizzatori delle manifestazioni anti-regime, e nella regione di Idlib, alla ricerca di militari disertori. Le autorita’ di Damasco,m intanto, continuano a puntare il dito contro miliziani di Al Qaida che, secondo loro, si sono infiltrati dalla frontiera con l’Iraq e sono autori di “azioni contro forze di sicurezza ed esercito”.

Il premier turco, Tayyip Erdogan, si è oggi unito al coro di leader stranieri che temono un drammatico deterioramento della situazione in Siria con un concreto pericolo di guerra civile fra sunniti e alawiti. Alla comunità alawita, branca dello sciismo, appartengono la famiglia di Assad, i clan alleati al potere da 40 anni e i membri delle milizie shabbiha.

A Damasco e in altre città siriane sono proseguite anche oggi – riporta l’agenzia Sana – le sessioni del dialogo a cui partecipano rappresentanti governativi e personalità indipendenti vicine comunque al regime. Sempre nella capitale siriana, quattro dissidenti su posizioni moderate hanno oggi annunciato la nascita del primo partito non affiliato al partito Baath, al potere da quasi mezzo secolo. (scritto per Ansa il 13 settembre 2011)