Siria, Baath preannuncia fine del suo monopolio

Il logo del Baath sirianoIl Baath, partito al potere in Siria da quasi mezzo secolo, terrà all’inizio di febbraio il suo undicesimo congresso nazionale in cui si appresta ad annunciare la fine del suo monopolio nella politica e nella società: lo riferisce stamani in prima pagina il quotidiano governativo omonimo del partito “panarabo socialista”.

“La direzione del partito ha deciso di tenere l’11/mo congresso nazionale nella prima settimana di febbraio”, scrive il giornale al Baath, precisando che dall’11 gennaio prossimo cominceranno le conferenze per le elezioni primarie interne al partito dei delegati che parteciperanno al congresso di febbraio (il congresso è in realtà “regionale”, ma nella terminologia baatista le regioni – qutr / aqtar – di cui fa parte la umma, la nazione araba, sono i moderni Stati nati dalla spartizione coloniale).

L’ultimo congresso nazionale risale al 2005 e un anno e mezzo fa era atteso quello successivo, rimandato però sine die dai vertici del partito, che – secondo l’articolo n.8 della costituzione del 1973 – deve avere “un ruolo guida nella politica e nello Stato”.

L’articolo, che di fatto assicura al Baath il monopolio politico (in Parlamento è a capo di una piattaforma di partiti satelliti), è da decenni fortemente contestato dai dissidenti storici siriani, in patria e all’estero.

Una delle prime richieste dei manifestanti che dal 15 marzo sono scesi in strada nei primi cortei di protesta – repressi con la forza e quindi sfociati in rivolta – riguardavano proprio l’abolizione dell’articolo n.8 della Costituzione.

“L’articolo n.8 della Costituzione permanente – scrive oggi nel suo editoriale il quotidiano governativo – è una delle questioni a cui il popolo guarda nel suo procedere nel progetto di riforma…”

“Per il partito – continua l’editoriale de al Baath – la questione fondamentale è l’identità e il rispetto degli obiettivi, non il potere… di recente i vertici del partito e i suoi quadri hanno detto che di questo articolo è importante lo spirito nazionalistico e panarabo ma non il legame con il potere”.

E come a giustificare l’imposizione per quarantanove anni del monopolio del Baath, l’editoriale ricorda al lettore il contesto della scelta operata dallo “Storico Duce” (al-qaid al-tarikhiyy), l’ex presidente Hafez al Asad. Il quotidiano, in un raro momento di franchezza, evoca dunque “il clima degli anni ’70 che incoraggiava il ricorso al ruolo del partito unico nell’Europa orientale e altrove”. La Siria di Asad padre è stata per decenni nell’orbita sovietica.

Il giornale riprende però il consueto tono celebrativo, ricordando che, in ogni caso, il ruolo prioritario del Baath era mitigato dalla presenza di un “pluralismo partitico” rappresentato dal Fronte nazional-progressista, la piattaforma di sigle politiche sottomesse al Baath.

“Il Baath – conclude comunque il giornale – è in grado oggi di disegnare una Road Map per numerosi mutamenti ideologici, politici e organizzativi, ed è in grado di aprirsi…”.