Siria, dodici morti nel 30/mo venerdì di proteste

L’imponente dispiegamento di agenti, militari e bande fedeli al presidente siriano Bashar al Assad non ha impedito a migliaia di manifestanti di scendere in strada anche oggi, 30/mo venerdi’ consecutivo di proteste, per invocare la caduta del regime, nel giorno in cui si e’ diffusa la notizia di una giovane ragazza, sorella di un attivista, uccisa, decapitata, smembrata e scorticata da sospetti membri delle forze di sicurezza di Damasco.

In serata, i Comitati di coordinamento locali delle proteste e l’Osservatorio nazionale per i diritti umani in Siria (Ondus) hanno riferito il bilancio provvisorio della repressione odierna: 12 uccisi. Il bilancio totale in oltre sei mesi di proteste e’, secondo i Comitati, di 3.053 uccisi, di cui 86 donne e 191 bambini. Il regime parla di 1.400 vittime, 700 civili e 700 tra militari e poliziotti. L’Onu riferisce di oltre 2.700 morti.

Dei dodici odierni contati dagli attivisti, sei sono caduti in tre quartieri di Homs, a nord di Damasco. Altri tre in altrettante localita’ limitrofe: Zaafaraniya, Qseir e Talbisse. Un decimo ad Albukamal, al confine con l’Iraq, un altro a Zabadani a ovest della capitale, e un altro ancora a Damasco, nella centralissima via Baghdad, sede tra l’altro, di una delle sezioni dei servizi di sicurezza. L’agenzia ufficiale Sana riferisce dal canto suo di sei agenti delle forze dell’ordine feriti in un agguato teso da terroristi nella regione orientale di Dayr az Zor.

Gran parte dei sobborghi di Damasco sono stati presidiati in forze da ieri sera, in particolar modo attorno alle moschee. Anche le due citta’ costiere di Banias e Jabla, dove e’ piu’ marcata la divisione a sfondo confessionale sunno-alawita, sono state circondate e occupate in modo massiccio dalle forze lealiste. Cortei di migliaia di persone si sono svolti pero’ nella regione di Dayr az Zor, in quella a maggioranza curda nel nord-est, nelle localita’ satelliti di Aleppo (Anadan, Tall Rifaat, Hritan), a Hama (Qusur), Homs e persino a Daraa, primo epicentro della rivolta nel marzo scorso.

Molti slogan e striscioni ricordavano il ‘martirio’ di Zaynab al Hosni, di Homs. Giovane di 18 anni, ribattezzata dagli attivisti ‘la sposa della rivoluzione’, il cui corpo senza vita, smembrato delle braccia e delle gambe, decapitato e in ampie parti scorticato, e’ stato rinvenuto dalla famiglia nell’ospedale militare della terza citta’ siriana.

Sul piano politico, l’Unione Europea ha approvato oggi un nuovo pacchetto di sanzioni contro Damasco nel settore degli investimenti petroliferi e bancario. I dettagli delle misure, che prevedono nuove restrizioni a persone e societa’ legate al regime, saranno resi noti domani nella Gazzetta ufficiale europea. Intanto il ministro dell’economia e del commercio siriano, Muhammad al Shaar, ha annunciato la sospensione dell’importazione di automobili e di altri prodotti considerati di lusso – sottoposti a tasse doganali a partire dal cinque per cento – per ”salvaguardare le riserve di valuta”. (Resoconto scritto per Ansa il 23 settembre 2011).