Siria, il giordano Suleiman Khalidi vince il premio Samir Kassir

Per ben due volte è finito in carcere nei Paesi arabi, in Kuwait e l’anno scorso in Siria, ma non ha mai smesso di lavorare come giornalista.

Il giordano Suleiman Khalidi è uno dei due vincitori della settima edizione del premio Samir Kassir per la libertà di stampa realizzato col sostegno dell’Unione Europea.

Khalidi, 52 anni, dell’agenzia Reuters e autore di un articolo, apparso il 26 maggio 2011, in cui racconta la sua odissea nelle prigioni del regime di Damasco, si è aggiudicato il premio per il miglior articolo d’opinione.

Mentre la giovane collega egiziana Pakinam Amer ha vinto nella categoria delle inchieste giornalistiche con una meticolosa ricostruzione – apparsa su al Masri al Yawm del Cairo – del caso di Reda Hilal, noto giornalista egiziano scomparso in circostanze ancora non chiarite quando il deposto raìs Hosni Mubarak era ancora ai vertici del regime.

La cerimonia di premiazione del premio Samir Kassir si è svolta sabato scorso a Beirut, nel giorno in cui si è commemorato il settimo anniversario dell’uccisione in un attentato dinamitardo a Beirut di Samir Kassir (Qasir), intellettuale, saggista e giornalista di spicco, che con i suoi articoli chiedeva a gran voce il ritiro delle truppe siriane dal Libano dopo 29 anni di tutela politico-militare.

Umanità in frantumi nell’apparato siriano di sicurezza“, è il titolo dell’articolo di Khalidi, che  il 31 marzo 2011, quando la rivolta in Siria era cominciata da appena due settimane, è stato arrestato dalle forze di sicurezza di Damasco nella regione meridionale di Daraa mentre raccoglieva testimonianze sulle prime violenze compiute dal regime.

“Sono stato per pochi giorni in carcere perché poi è intervenuto il governo di Amman”, ha detto Khalidi, che era già finito in prigione in Kuwait all’epoca della Guerra del Golfo.

Ai due vincitori va un premio di 10.000 euro. Il premio internazionale Samir Kassir si svolge ogni anno ed è aperto a tutti i giornalisti arabi della carta stampata.

Nel suo racconto, Khalidi, sposato e padre di due figli, non si limita a descrivere la violenza perpretrata sui manifestanti siriani fermati dai servizi di sicurezza del regime, ma apre anche uno squarcio sull'”umanità in frantumi” di alcuni carcerieri.