Siria, la piazza drusa in Libano si divide

L'incontro di Suwayda', 9 dicembre 2011La piazza drusa libanese si divide. Sulla Siria, com’era prevedibile. Almeno la piazza politica.

Dopo aver dato notizia dell’appello del leader druso Walid Jumblat rivolto ai drusi siriani e in particolare a quelli del Jabal Duruz di Suwayda’ di non sostenere la repressione in corso da quasi nove mesi da parte delle autorità di Damasco, il 9 dicembre è stato il turno dell’altro leader druso libanese, Talal Arslan, appellarsi agli stessi correligionari di Suwayda’ invitandoli a rimanere fedeli al regime degli al Asad.

“La Siria è vittima del più grande complotto perché difende la Palestina e tutte le questioni arabe”, ha detto Arslan parlando di fronte alle autorità religiose e ai dignitari drusi di Suwayda’. “Noi siamo in Siria per ribadire che siamo un unico popolo, un’unica patria, siamo col presidente Bashar al Assad perché è garanzia della pura coscienza nazionale araba”, ha detto citato dal quotidiano panarabo ash Sharq al Awsat.

La visita del principe Arslan, che prima di recarsi nel sud della Siria è stato ricevuto a Damasco dal presidente al Asad è stata documentata anche dall’agenzia ufficiale siriana Sana.

“Perché la Siria paga il prezzo, o perché vogliono che la Siria paghi il prezzo come ha già pagato il prezzo il Libano?”, si è chiesto Arslan evocando implicitamente lo spettro di una guerra civile in Siria alla stregua di quella libanese (1975-90). “La ragione è unica ed è che Bashar al Asad non venderà la terra di Palestina (ard Filastin), né Gerusalemme (al Quds al sharif), né l’Iraq (bilad al Rafidayn) e né la resistenza in Libano (al Muqawama fi Lubnan, riferimento al movimento sciita Hezbollah, ndr).

Ha preso poi la parola lo shaykh Nasr ad Din Gharib, rappresentante dei drusi libanesi che si oppongono alla guida politica di Jumblat. “Oggi percepiamo un nuovo colonialismo, la sua testa appare dietro i mari… e come è stato sconfitto in Libano così è destinato a esser sconfitto in tutte le terre arabe!”.