Siria, la vendetta di Hariri?

Un deputato libanese del movimento di opposizione al Mustaqbal guidato dall’ex premier Saad Hariri, ha ammesso di aver svolto un ruolo di coordinamento per far arrivare in Siria armi ai ribelli. Lo riferisce oggi la stampa di Beirut, dando conto dell’ampia polemica in corso negli ambienti politici del Libano, diviso su quale atteggiamento seguire nei confronti della guerra siriana.

Giovedì scorso, il quotidiano al Akhbar e l’emittente OTV, due testate espressione della coalizione al governo dominata dal movimento sciita Hezbollah alleato del regime siriano, avevano pubblicato le trascrizioni delle intercettazioni telefoniche di Okab Sakr (foto), deputato di Mustaqbal, mentre parla con un trafficante di armi, con un comandante dei ribelli siriani e con un altro siriano incaricato di coordinare l’invio di armi.

Sakr  ha ieri ammesso pubblicamente che la voce in quelle tre conversazioni è la sua, ma ha affermato che il suo è un coinvolgimento personale e si è detto pronto a rinunciare all’immunità parlamentare e a rimettersi alle decisioni della giustizia libanese.

In una delle tre conversazioni telefoniche, Sakr afferma che l’ex premier Hariri, da tempo non residente in Libano, “segue la situazione (in Siria) minuto per minuto” e che “sta diventando pazzo, vuole che la vittoria arrivi”, in riferimento alla caduta del regime per mano dei ribelli.

Hariri, sunnita, è vicino all’Arabia Saudita che ha assunto apertamente una posizione ostile alla repressione condotta dal regime siriano contro la popolazione civile e sostiene il fronte dei ribelli, per la stragrande maggioranza sunniti. Saad Hariri è figlio di Rafiq Hariri, anch’egli ex premier e ucciso a Beirut nel 2005 in un attentato da più parti attribuito al regime siriano e compiuto, secondo l’inchiesta internazionale, da uomini di Hezbollah.