Siria, Il pareggio non esiste

Il presidente siriano Bashar al Asad avrà pure qualche difetto – è vero – ma oggi si è superato.

Nel suo discorso, il primo dopo cinque mesi rivolto “al popolo siriano”, il raìs è stato un campione di chiarezza affermando senza mezzi termini due concetti fondamentali.

Primo: l’epoca delle “riforme” è (già) finita. La “politica” non serve a debellare il terrorismo. Serve il pugno duro. Secondo: un po’ di spargimento di sangue è inevitabile. E’ il male minore di fronte al rischio di scomparire.

Al di là di ogni facile sarcasmo, questi due concetti prendono chiaramente corpo ascoltando le parole di al Asad. In teoria, il presidente si rivolgeva ai deputati del parlamento, che stamani inaugurava la prima sessione della legislatura dopo le elezioni farsa del 7 maggio scorso.

In pratica, il raìs parlava prima di tutto ai membri della sua più stretta cerchia di potere. E poi, idealmente, a quelli della sua comunità, gli alawiti. Sperando di convincere gli scettici tra loro che davvero – come diceva Pelé – il pareggio non esiste. O vinciamo o perdiamo.

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Qui di seguito il video integrale in arabo del discorso di Bashar al Asad.

L’agenzia ufficiale siriana Sana pubblica il resoconto del discorso di al Asad del 3 giugno 2012 in arabo, inglese e francese.  In nessuno dei tre resoconti è però riportata una frase esemplare del discorso:

(…) Quando un chirurgo è intento a operare una ferita, cosa gli diciamo? Che ha le mani sporche di sangue. Ma alla fine lo ringraziamo per aver salvato il paziente” (…)